mercoledì 27 gennaio 2016

Dannato tappeto

**Note di Aly

Buona sera a tutte!!! Eccomi di nuovo! Sì, lo so, non vi pare vero che ieri ho pubblicato l'aggiornamento a Grido nel silenzio e oggi sono qui a pubblicare una OS. E invece eccomi qui!
Bene, che dire? Questa è una OS abbastanza soft e leggibile da tutti. Divertente e leggera, giusto per passare qualche momento con il sorriso stampato sul volto. Ve la presento, facciamo così.
Sul gruppo di Facebook di cui faccio parte, ogni tanto si organizzano dei contest dove le autrici si mettono in gioco. Questa volta il tema era la TERRA, intesa come qualsiasi cosa che ci potesse far ideare qualcosa che ne avesse un legame. La terra intesa come pianeta, come patria, come terra in cui piantare i fiori... insomma qualsiasi cosa.
Terra è anche uno dei quattro elementi: Acqua, Aria, Terra e Fuoco.
Detto ciò non c'è molto altro da dire. Mi sono classificata terza nella categoria "Miglior Atmosfera Leggera", vediamo voi cosa ne pensate di queste paginette.
Come sempre buona lettura,
un abbraccio,
Aly**



 
La mia copertina

 
La targa premio




“Mamma! Mamma!”
“Che vuoi Bella?”
“A che ora devi andare al centro commerciale?”
“Alle tre, cioè tra poco! Ricordati che viene il giardiniere intorno alle quattro, fagli vedere quella pianta che ti ho detto… Mi raccomando!”
Sorrido tra me e me davanti allo specchio mentre mi sistemo i capelli in una coda alta e libero il collo. Per questo pomeriggio ho scelto un paio di pantaloncini corti di jeans, una canotta aderente molto corta. Abbigliamento molto comodo per studiare per l’esame di matematica di lunedì prossimo.
“Certo mamma!” In realtà più che per lo studio mi sono preparata per il giardiniere. Edward. E’ un ragazzo così sexy! Quando Alice e Rose vengono a studiare il pomeriggio perdiamo le ore a fissarlo dalla finestra e non combiniamo mai nulla di buono. Ma quelle giornate sono le peggiori, lui mi ignora quando ci sono le mie amiche e peggio ancora quando mamma è nei dintorni. Se sono sola, invece, accetta volentieri un bicchiere di acqua fresca o un caffè e si ferma a chiacchierare con me. Sono le giornate migliori. Ho scoperto che ha solo ventotto anni, appena sei più di me, non ha terminato l’università anche se si è iscritto a ingegneria e ama i cani pelosi, come la mia Fuffi.
Sono costretta a tenerla in camera quando lui è qui, gli impedisce di finire il lavoro o peggio ancora con le zampette si mette a scavare buche sulla terra che lui ha appena sistemato. E’ dispettosa, dato che quanto lui non c’è non si muove dal tappeto d’ingresso neanche a pagarla.
Però Edward non si arrabbia mai quando per sbaglio mi scappa e fugge a rovinargli il lavoro, si mette a ridere e gioca con Fuffi per un po’ fino a riportarmela in casa per essere sicuro che non lo disturbi più.
Scendo dalle scale di fretta e consegno a mamma la ricevuta per ritirare un paio di scarpe che ho portato a far sistemare quasi un mese fa.
“Non ti sembra di essere un po’ troppo… svestita?” La sua occhiataccia mi mette in allerta.
“Ho caldo mamma, sai che ogni volta che mi metto a provare gli esercizi di matematica sudo. Ho la felpa a portata di mano se ho freddo.”
“Ne sei sicura sì? Non è che vai in spiaggia come l’altra volta e lasci Edward a lavorare da solo senza controllarlo. Vero?”
“No, che dici mamma!” Figurati se perdo l’occasione di stare qualche ora a guardarlo mentre pianta i tuoi stupidi fiori rosa o mentre taglia l’erba del giardino. Fossi matta.
“Okay, mi fido di te. Ma se vengo a sapere che hai combinato uno dei tuoi casini, giuro Bella che farò in modo di chiuderti in camera a vita!”
“Mamma, ma se sono buona come un agnellino!”
“Sì, come no! Dillo al recinto dei signori Lepin in fondo alla via.”
Due anni prima stavo tornando da una festa sulla spiaggia con la macchina di papà ed ho fatto la curva un po’ troppo larga. Mi sono ritrovata dentro la corte dei Lepin dopo avergli sfondato la recinzione. Non ho avuto la macchina per tre mesi. I miei sono ancora dell’idea che le punizioni, ogni tanto, servano anche se si è adulti. Forse dovrebbero capire che se in ventidue anni non sono servite… è un po’ troppo tardi!
“Per quanto me lo rinfaccerai?”
“Credo per l’eternità, figlia mia. Certe cose è difficile dimenticarle!”
“E’ meglio se ti sbrighi. Marie ti starà aspettando fuori da scuola impaziente. Sai che ci metterà tre ore a scegliere un abito per il ballo scolastico!” Mia sorella è una tipetta tutto pepe, peggio di me. Ha iniziato a dare del filo da torcere ai miei genitori quando aveva quattro anni e nascondeva i biscotti di nonna Lucille sotto al tappeto e poi ci saltava sopra. Quei biscotti alla cannella e zenzero facevano proprio schifo, mentre io li nascondevo dentro le tasche dei vestiti e poi li buttavo nel cassonetto, lei trovava un modo sempre casinista per rendere chiaro quanto quei biscotti fossero disgustosi. Nonna Lucille, la madre di mia madre ha lo stesso rapporto con il cibo di mia madre. Loro e la cucina sono mondi a parte che non dovrebbero mai entrare in contatto. A casa, infatti, è sempre papà che cucina o mamma che ritira la cena in qualche rosticceria. Io, per fortuna, ho preso i geni di papà, Marie invece assomiglia alla mamma.
Saluto mia madre mentre apro il librone di matematica e faccio finta di riguardare gli appunti. Come se fosse possibile mettersi a studiare in una giornata soleggiata come quella di oggi, attendendo il giardiniere più sexy sulla faccia della terra.
Quando il primo giorno si è presentato quel fustacchione alto e castano mi sono detta: “Ehi, finalmente Phil ha assunto nel suo staff persone giovani!”, ma non l’avevo considerato troppo. La seconda volta ho aperto la porta e me lo sono trovata davanti con una maglia a maniche corte e un paio di jeans stretti sulle gambe. I muscoli delle braccia mi rendevano difficile l’articolazione delle parole per cui non ricordo cosa dissi, ma sicuramente qualcosa di stupido, la sua espressione era mista divertimento e shock. Una pessima figura insomma.
Dal tavolo del soggiorno vedo il furgoncino dell’azienda di Phil arrivare, Edward scende con un cappellino calcato sulla testa, il frontino gli copre gli occhi, ma le spalle larghe sono valorizzate dalla maglia verde militare. Riesco a intravedere i muscoli che si muovono per prendere gli attrezzi dal bagagliaio e lo scorgo prendere un profondo respiro e suonare al citofono. Devo imitarlo, respirare a fondo prima di aprirgli e uscire nel porticato. Cammina lungo il vialetto con passo deciso e quando alza gli occhi da terra e mi vede strabuzza gli occhi come se si trovasse di fronte un fantasma. Devo avere qualcosa che non va. Faccio finta di guardare se sotto i piedi scalzi ho qualcosa e controllo velocemente il mio abbigliamento. No, direi che è tutto in ordine.
Odio quel cappello che gli copre gli occhi, i suoi occhi meravigliosamente verdi e così profondi.
“Ciao Edward, ben arrivato.”
“Ciao Bella, ehm… tua mamma è in casa?” Fingo disinteresse, sono certa che il maschio più grande non vuole che la ragazzina gli si appiccichi come una cozza.
“E’ appena uscita, in realtà. Mi ha detto di mostrarti la pianta che pensa sia malata.” Scendo dal porticato a piedi nudi e cammino per la ghiaia trovando addirittura piacevole il massaggio delle pietre sotto ai piedi.
“Non ti fa male camminare senza scarpe?”
“Da bambina ero sempre scalza, ho abituato al pelle dei piedi!” Giro attorno alla casa e gli mostro l’albero in questione nel giardino del retro.
“Okay, poi do un’occhiata. Per prima cosa sistemo di fronte, ho visto che tua mamma ha lasciato alcuni fiori da piantare. Vuole far diventare casa tua un orto botanico?”
“Che ne so! Pare che voglia partecipare a un concorso per il giardino più colorato di tutta la costa!” Lui ride alla mia battuta mentre torniamo verso casa. “Posso offrirti un caffè?”
“Magari più tardi, ora dovrei mettermi al lavoro.”
“Certo, lascio la porta socchiusa, se hai bisogno urla e ti sento!”
“Tu che cosa fai nel frattempo?”
“Studierò matematica, lunedì ho un esame e non sono molto preparata. Spero che vada bene ugualmente!”
“Matematica è uno dei pochi esami che ho passato senza difficoltà, se ti serve una mano chiamami!” Oh, saprei io cosa farci con la tua mano! A quel pensiero le guance mi si colorano di rosso e le sento scottare, distolgo lo sguardo dissimulando l’imbarazzo e lo saluto tornando di corsa dentro casa.
Studiare è ovviamente impossibile, sbircio più volte dalla finestra ma riesco a vedere solo quel dannato cappellino. Mi fisso su un esercizio e ci riprovo venti volte, alla fine decido di afferrare il telefono buttarmi sul divano e giocare a far scoppiare i quadratini dello stesso colore. Devo scaricare l’adrenalina o non riuscirò mai a concentrarmi, questo gioco ha la capacità di distrarmi da ogni cosa, anche se devo ammetterlo, si fa fatica a distrarsi da uno come Edward che lavora lì fuori, sudato e affaticato.
Okay, Bella, piantiamola!
“Quindi, da quando matematica si fa giocando a Compulsive?” Scatto seduta sul divano, spaventata dalla voce di Edward alle mie spalle.
“Ehi, non ti ho sentito entrare!” E soprattutto, come diavolo fa a conoscere questo gioco?
“Già, quel gioco fa lo stesso effetto anche a me. Dovresti davvero studiare e non perdere tempo a evitare gli esercizi, o lunedì sarà un grande problema!”
“Non riesco a fare gli esercizi, devo… fare altro per un po’ quando poi ho il lampo di genio mi ci rimetto sotto.” No, in realtà dovrei distrarmi da te, ma finché sei qui è impossibile.
“D’accordo, ho quasi finito, posso avere un bicchiere d’acqua?”
Vado a prenderglielo in cucina e quando torno lo trovo intento a scribacchiare sul mio quaderno con la matita.
“Ti ho fatto alcuni schemi, segui questi per risolvere gli esercizi e vedrai che non avrai problemi.” Beve tutto d’un fiato il bicchiere che gli ho portato mentre me ne sto a fissare la sua scrittura sul mio quaderno. E’ chiara, precisa, espressione di chi sa quello che fa.
“Perché hai lasciato l’università?”
“Perché avevo bisogno di soldi.”
“E perché?”
“Perché sì!”
“Perché sì non è una risposta.”
“E tu sembri una poppante quando continui a farmi domande del genere!” Indietreggio di fronte a questa frase detta con cattiveria. Se ne accorge e mi ferma prendendomi il polso tra le sue dita. “Scusami Bella, non volevo prendermela con te. Non è un argomento che mi piace affrontare.”
“Okay, bastava che rispondessi così. Fine delle trasmissioni. Ora devo tornare a studiare e tu a sistemare il giardino.” Mi siedo al tavolo e cerco di ignorarlo, odio quando si comporta in questo modo.
“Non te la prendere adesso!”
“Non me la sono presa. Davvero, se torna mia madre e ti trova ancora qui a cazzeggiare sono guai Edward. Sai che odia pagare per niente.”
“Ehi!”
“Ehi un corno. Vai a lavorare!” Sono arrabbiata e non ragiono, quindi dico cose cattive. Odio quando mi comporto così ma non riesco a cambiare.
Sento i suoi passi che mi raggiungono alla mia postazione, si mette dietro di me e si piega, il fiato caldo sul mio collo libero.
“Non sono uno abituato a chiedere scusa, ma quando lo faccio sono sincero. Odio chi non mi crede e chi non mi perdona. A volte sono un cretino, ma quando chiedo scusa lo faccio con il cuore.” Lo ammetto, non ho capito nulla di quello che ha detto perché era talmente vicino che le sue labbra toccavano la mia pelle e mi sono riempita di brividi. La pelle d’oca sulle braccia si vede ad occhio nudo, ma sono impietrita e non riesco a muovermi.
“Quindi cosa vuoi?” Riesco a dire dopo tre tentativi.
“Che mi sorridi e mi dici che non ce l’hai più con me.”
“Okay, non ce l’ho più con te!”
“Non prendermi per il culo, dov’è il sorriso?” Ridacchia mentre con il naso accarezza il mio collo. “Hai sempre avuto questo profumo delizioso, saresti da leccare tutta per ore!”
“C-cosa?” Addio salivazione.
“Hai sentito, non fare la stupida. E non credere che non sappia il motivo per cui oggi indossi questa canottiera e questi pantaloncini.” E mentre lo dice con le dita mi accarezza il fianco fino a fermarsi sulla cintura dei jeans.
“E quale… sarebbe?”
“Lo stesso che ti fa ansimare in questo momento!” Mi lascio scappare un gemito senza che possa fermarlo. Maledizione. Non mi ero accorta di ansimare così vistosamente.
“Ti… ti sbagli!”
“Provamelo. Girati e mostrami che sei indifferente a tutto ciò. Che sei indifferente a me.” Si stacca quel poco che mi serve per alzarmi in piedi e voltarmi verso di lui. Nel momento in cui i miei occhi incontrano i suoi, caldi e eccitati mi rendo conto che non posso far finta di niente e che tutto ciò che ho sperato in questi mesi si sta avverando.
“Merda.” Mi sfugge e lui sorride. Sto per aprire bocca e dirgli che dovremmo fare attenzione, invece mi tira per un braccio e gli finisco addosso, i suoi muscoli a contatto con la mia pelle morbida mi fanno rabbrividire. Le sue mani si muovono fino al mio sedere, con più forza di quella che credevo possedesse mi tira su e mi fa allacciare le gambe attorno a lui. Non ho il tempo di perdermi nei suoi occhi ancora un attimo in più perché la sua bocca è sulla mia. Finalmente. Le sue labbra sono morbide, calde; la sua lingua è instancabile e cerca la mia fino a sottometterla. Si muove per la casa, sale le scale e sono sicura stia puntando verso la mia camera da letto, ma potrebbe anche essere quella di Marie per quanto ne so. Ho gli occhi chiusi, una mano impegnata a cercare di togliergli la maglietta e l’altra tra i suoi capelli per stringerlo a me. Non appena entriamo in stanza la canotta abbandona il mio corpo e il reggiseno la segue, finalmente riesco a strappargli la maglia di dosso e posso sentire la sua pelle calda e i muscoli tesi e definiti sotto le mie dita. Fuffi abbaia e scappa fuori dalla camera quando Edward mi lancia sul letto. Mi lascia da sola giusto il tempo di chiudere la porta a chiave e poi torna da me con i jeans sbottonati. Sono stata io o l’ha fatto lui?
“Sono settimane che indossi gli abiti più stretti e succinti che hai dentro quel cazzo di armadio. Non credo di potermi trattenere oltre!” I miei jeans e il perizoma abbandonano la loro posizione strappati dalle mani di Edward. Lancia le scarpe da qualche parte nella camera e si spoglia in fretta. Mi raggiunge sul letto fissando il mio corpo come se fosse un piatto da mangiare.
“Preservativo.” Riesco a mormorare ansimando. Non mi sta toccando e sono ridotta a uno straccio.
“Non vado al lavoro portandone, solitamente!”
“Primo cassetto, comodino!” Si allunga e afferra la scatola gettandola sul letto.
Si appoggia su di me facendo vagare le sue mani sul mio corpo e mandandomi a fuoco. Non sono una novellina, ma non sono mai stata con un uomo che mi facesse provare queste sensazioni solo con un tocco, che mi facesse urlare di piacere solo pizzicandomi i capezzoli e baciandomi il collo.
Mi sento talmente eccitata che se solo mi toccasse potrei esplodere. Apro la scatola dei preservativi e ne prendo uno preparandolo.
“Edward…” Mormoro ormai al limite.
Si inginocchia tra le mie gambe aperte e mi fissa con le braccia lungo il corpo.
“Io?” Domando inebetita. Annuisce senza fiatare e io eseguo il suo ordine muto. Gli infilo il preservativo sotto il suo sguardo e lo sento mugugnare di piacere.
Non si fa attendere oltre, mi spinge sul letto e con la mano si guida dentro di me, spingendosi tutto dentro in una sola spinta lenta.
“Merda!” Mi sfugge un gemito misto di dolore e piacere. Si muove dentro e fuori un paio di volte facendomi abituare alla sua prestanza fisica, poi si lascia andare e spinge, spinge come se volesse fondersi con me.
Ha la testa appoggiata alla mia spalla mentre io non riesco a tenere gli occhi aperti e sono costretta a piantare le mie unghie sulle sue spalle per non impazzire.
“Come cazzo è possibile!” Sussurra baciandomi la clavicola.
“C-cosa?” Non riesco a formulare una frase più articolata, sono completamente fuori di testa. Questo momento è cento volte meglio di come l’avevo immaginato. Le sue mani strette sui miei fianchi, il suo corpo che si muove con il mio, le sue gambe intrecciate alle mie. Sembra il momento perfetto.
“Sono al limite, sono talmente eccitato che non resisto.”
La sua confessione mi fa gemere più forte e rispondo con il bacino alle sue spinte. Geme e mugola sulla mia pelle e sono i suoni più belli di sempre.
“Dimmi che ci sei, dimmi che ci sei Bella!” Non riesco a parlare, mi mancano le parole e il fiato. Sono impegnata a gemere e ansimare come una cavalla impazzita. Il suo corpo possente e muscoloso mi pesa addosso come un macigno ma non è spiacevole, rende il tutto ancora più eccitante. La nostra pelle sudata che striscia e fa rumore più forte dei nostri respiri affaticati mi rende ingorda.
Rispondo solo con un gemito strozzato mentre lui spinge più forte e si sfrega sul mio centro. Lo sento spingere più forte, disperato, mentre le sue mani finiscono tra i miei capelli a tenermi ferma la testa mentre lui si impossessa della mia bocca.
Il bacio è bagnato, bisognoso, disperato, eccitante. La sua lingua entra e esce dalla mia bocca in modo indecente e la presa sui miei capelli è talmente forte da farmi male ma allo stesso tempo estremamente eccitante. Così eccitante che l’orgasmo decide di cogliermi in questo istante, mentre i suoi denti mi mordono le labbra e le sue mani tirano indietro i miei capelli per spingermi la bocca sulla sua. Grido il suo nome e sento Edward appoggiare la fronte sulla mia mentre spinge impazzito dentro di me facendomi cavalcare l’onda fino a raggiungere l’orgasmo lasciandosi andare a un gemito roco sensuale.
Il mio letto da una piazza e mezza è sicuramente scomodo per lui, sarà abituato a letti matrimoniali king-size con lenzuola firmate e donne più piacevoli da avere vicino. Stiamo in silenzio per quello che sembra un tempo infinito, io me ne sto con gli occhi chiusi in una piacevole sensazione di torpore post-orgasmo; Edward respira a fatica al mio fianco. La sua mano è sulla mia pancia e una sua gamba è intrecciata con la mia. Sembra tutto un sogno bellissimo.
Solo quando lo sento prendere un respiro profondo mi rendo conto di quello che è successo e per quanto lo desiderassi da mesi ora è una situazione imbarazzante. Non è un sogno.
“Merda!” Mi lascio scappare ancora una volta. Mi alzo di scatto dal letto recuperando in giro per la stanza i miei vestiti e cercando disperatamente di ricompormi. Lo specchio riflette l’immagine di una ragazza birbantella che ha infranto le regole di sua madre ancora una volta, sfinita da sesso bollente con un uomo che si dimenticherà di lei non appena uscirà dalla porta.
Una cretina in sostanza!
“Merda!” Dico ancora a voce più alta.
“Ehi Bella, dove stai andando?” Si appoggia alla mano per guardarmi muovermi da una parte all’altra della stanza in pieno panico. Gli passo i vestiti e sussurro.
“Se torna mia madre mi fa la pelle. Devi rivestirti e tornare al lavoro! Subito!”
“Grandioso!” Evito di osservarlo e frugo tra le carte della scrivania per far finta di nulla, l’agitazione è alle stelle e il panico anche. Sbuffa mentre si riveste e si infila le scarpe.
“Quindi non ne parleremo?”
“Assolutamente no.”
“Ne sei sicura? Insomma è stato…”
“Non dire niente!” Alzo una mano per zittirlo. Non voglio sentire le solite frasi di circostanza ora, ho solo bisogno di starmene per i fatti miei e farmi assalire dai sensi di colpa.
“Perfetto, torno al lavoro.”
Esce dalla camera senza aspettarmi e scende di sotto. Posso tranquillamente lasciarmi andare alla disperazione. Richiudo la porta per non essere disturbata e mi lascio andare sul pavimento. Ho fatto sesso con Edward.
Ho fatto del sesso eccezionale con Edward.
Edward ha fatto sesso con me.
Non so se per lui è stato eccezionale.
Io ho cacciato Edward dalla mia stanza dopo aver fatto sesso con lui.
Lui voleva parlarne. Io no.
Sono proprio una deficiente.

Non mi rendo conto di quanto tempo è passato quando scendo dalle scale. Il furgoncino di Edward non c’è più, lui non si vede in giro e mi rendo conto di essere stata proprio una cretina. Sul marmo dell’isola della cucina c’è un post-it con i dettagli del lavoro per mia madre. Non mi aspettavo certo che mi lasciasse il suo numero di telefono né un post-it a fianco a quello per Reneè con qualcosa del tipo: “E’ stato il sesso più fantastico della mia vita, rifacciamolo.” Ma almeno qualcosa. E’ l’uomo santo cielo, doveva pur dire qualcosa. E’ adulto. Gli capiteranno storie di questo tipo ogni giorno, saprà cosa dire.
E invece niente.
Certo io l’ho interrotto prima ma cazzo! Io ero nel panico!
Sbatto i piedi infuriata e raccolgo i miei libri tornandomene in camera mia. Camera che ora resterà impregnata dei ricordi del pomeriggio. Maledetto Edward. Mi toccherà andare in biblioteca a studiare ogni pomeriggio che verrà a lavorare per mia madre, non so se ce la farò a sopportarlo mentre mi ignora. Oggi mi sono comportata proprio come una bambina ma non sapevo che altro fare.
Sistemo il letto e nascondo le prove del pomeriggio bollente passato nella mia camera, poi mi metto a studiare sdraiata sul materasso. Apro il libro e il quaderno e girando pagina trovo una scritta in matita che, sono certa, prima non c’era.

“Non so cosa ti sia preso, spero sia tutto ok. Ci vediamo domani alle nove davanti alla caffetteria in Victoria Street per fare colazione? Poi devo lavorare. Volevo dirti di non farti prendere dal panico, ma credo sia troppo tardi.
E’ stato fantastico.
Edward.”

 
Il suo messaggio mi rende felice e contenta per tutta la serata, certo avere il suo cellulare sarebbe stata una conquista in più, ma forse da questo momento è il caso di fare le cose con calma.
Quando mia madre torna è inviperita perché Marie le ha fatto perdere tutto il pomeriggio, comincia a fare il bucato e a sistemare il piano di sopra mandandoci tutti nel salotto, per non essere disturbata. Prevedo che questa sera si ceni a base di pizza se papà non si sbriga a tornare. Quando mamma è arrabbiata potrebbe pulire casa anche per tutta la settimana e poi ricominciare. Sto pensando di prendere un appartamento tutto per me e condividere le spese con qualche coinquilina perché talvolta l’invasione della privacy di mia madre è impossibile da tollerare. Devo solo cercare un lavoretto che mi assicuri una piccola stabilità finanziaria! Come se fosse semplice.
Sto giocando a quel diavolo tentatore di Compulsive facendo la partita migliore di sempre, superando il mio punteggio migliore, nonostante questi pensieri assurdi; quando mia madre urla contrariata dalla mia camera.

“Bella! Che diavolo ci fa della terra sul tappeto della tua camera?”
Sgrano gli occhi in panico e poi sorrido.
Ops!

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