Songs for Us
Pov Bella.
Lo sapevo che non avrei dovuto aprire quel maledetto sito.
Sapevo che non avrei mai dovuto concentrarmi a controllare notizie su di lui su
Facebook..eppure l’ho fatto, per l’ennesima volta. Appena ho aperto la home
tutte le foto sono state a portata della mia vista..e le voci di corridoio che
sentivo nel pomeriggio non erano più ipotesi, erano vere e proprie certezze.
Ma ancora non ero contenta…no..avevo anche letto i
maledettissimi articoli dei tabloid inglesi più rinomati, e non solo,
probabilmente per rendermi conto di quanto estesa fosse la notizia.
Se qualcuno si dovesse chiedere perché la mia home è piena
di quelle scemenze, la risposta è semplice. Devo comunque essere informata su
quello che accade attorno a noi, se un giornale pubblica foto di nostri
artisti, come in questo caso contro il loro volere, l’ufficio stampa deve fare
il più in fretta possibile per fare una menzione e cercare di coprire la
notizia. E io so che lui non ama questo, non ama l’attenzione mediatica attorno
a lui..almeno quella “spazzatura” che è il gossip. Ne abbiamo parlato più volte
e lui ha sempre affermato che se erano foto reali, con tanto di articolo vero e
magari anche un’intervista, non c’era alcun problema; ma quando tutto questo si
trasformava in una bugia solo per pubblicare l’ennesima castronata su di
lui..beh era giusto smentire al più presto! Era già successo di vederlo lì, sul
mio schermo mentre baciava un’altra..Cristo se era successo più di una volta!
Tutte le foto erano state pubblicate da uno dei giornali scandalistici
americani, che aveva provveduto a mettere on-line le foto sul proprio account
facebook. Ovviamente le notizie in prima pagina le scorrevo tutte e una volta
arrivata a quelle foto non ce l’ho più fatta. E’ così che funziona al mondo
d’oggi..prima che esca l’articolo cartaceo è già tutto on-line, i giornali
pubblicano le loro foto su Facebook e coloro che seguono sono già informati e
curiosi compreranno il giornale.
Ovviamente non ho avuto il tempo necessario per carpire
tutte le informazioni che volevo, no..perché avendo pochissimi amici sul social
network, quei pochi, sono amici intimi, familiari, e anche la mia amica del
cuore, Alice Brandon.
Appena mi aveva vista on-line la mia amica, questione di
qualche secondo perché ho provveduto subito a passare allo stato off-line, ha
intasato il mio cellulare di chiamate e messaggi a cui non ho risposto. Fino a
quando il suono era diventato estenuante.
-Alice, che vuoi?
-Bella, allontanati dal computer immediatamente! Non andare
a farti del male, più di quanto te ne sei già fatta..Quelle foto sono dei foto
montaggi, puoi vederlo benissimo anche tu..
Alice è la mia migliore amica da quando avevo diciannove
anni. Il nostro incontro è un po’ particolare, diciamo che la prima volta
abbiamo fatto il colloquio per lavorare alla stessa casa di musica. Pensavo già
di veder sfumare un’occasione, lei bellissima, ordinatissima,
spigliatissima..una persona seria. Io avevo da offrire poco più di niente, solo
un sesto senso innato per la buona musica, quella che ti fa rizzare i capelli
quando l’ascolti.
Ho scoperto dopo che lei era lì per un colloquio per
l’ufficio stampa. E’ da quel giorno che lavoriamo insieme..più o meno. Abbiamo
cercato di legare subito e ci siamo riuscite, poi all’interno della casa
discografica abbiamo avuto degli avanzamenti, delle promozioni..lei è diventata
il capo del suo ufficio e un’addetta stampa di grande rilievo, gira per il
mondo ed è sempre in un posto diverso che non sia New York. Io..ho avuto più o
meno lo stesso suo percorso, mi hanno promossa a “scopritrice di talenti” e me
ne sto in giro per il mondo per tre quarti dell’anno, il resto del tempo sono
qui a New York! Ovviamente ho anche io i miei quindici giorni di ferie..si,
solo quindici..perché si sono ridotti quando ho iniziato a rifiutare le ferie
solo per stare al lavoro e cercare di dimenticarmi delle brutte cose che mi
giravano attorno.
-Ne sei così sicura Alice? Li hai letti i giornali inglesi?
O quelli italiani..o quelli Tedeschi? E’ l’ennesima notizia che viene fuori su
questa...- non finisco neppure.
-E’ la solita notizia da quattro soldi che si smorzerà non
appena avranno visto nelle loro scrivanie il comunicato stampa che ho
provveduto personalmente a inviare a tutti quanti! – la sua voce era arrabbiata
e tesa.
La conoscevo bene quella parte di Alice, quel comportamento così
autoritario e deciso che in molti temevano. Era la sua divisa di lavoro, la sua
maschera. Io non ne avevo paura, ma tutti coloro che non la conoscevano bene,
come i direttori dei giornali quali Bild-Zeitung, il tabloid tedesco
più letto negli ultimi tempi, oppure Le Figarò, quello francesce..o perché no
anche il Mirror, direttamente britannico. Ma ce n’erano molti altri..e sembrava
che non finissero più.
-Alice, lascia perdere..ormai è
una causa persa.. – dico passandomi una mano tra i capelli e scuotendo il capo.
Sappiamo bene come vanno queste cose, le conosciamo fin troppo bene. Il nostro
ufficio stampa si occupa di proteggere la riservatezza dei nostri pupilli
praticamente da sempre, è una cosa che la casa discografica fa, per non dover
chiedere ai manager di provvedere da soli. Ed Alice è talmente tanto brava che
ogni qual volta si presentava un problema non dovevano neppure farglielo
presente. Si è sempre informata prima ed ha sbrigliato il problema prima che i
manager dei nostri cantanti potessero anche solo afferrare il telefono.
-Per cosa Bella? Per gli
articoli..o per lui?
Lo so perché mi fa questa domanda
ed io vorrei chiudere gli occhi e sospirare. Ma mi impedisco di farlo, mi
mostrerei debole e non mi va. Mi mostrerei ferita e non posso esserlo, non dopo
averlo allontanato da me in quel modo.
-Non dovresti essere a letto? Da
te se non sbaglio dovrebbero essere circa le due di notte.. – non credo di aver
fatto male i conti, da me sono le otto e mezzo di sera..a Londra sono l’una e
mezza..più o meno.
-Ero impegnata a rispondere a
quella fogna di gente che mette in prima pagina foto montate e ci scrive un
articolo che non sta in piedi neppure con le stampelle. Porco cazzo!
Bella..perché non lo chiami? L’ho incontrato stasera e ti assicuro che stava di
merda..
E quando la mia migliore amica
iniziava a dire parolacce a destra e a manca, voleva dire che era proprio
furiosa e delusa e quasi mi ordinava di fare quello che diceva. Ma non potevo..non
potevo davvero. Sono stata io a lasciarlo, quasi un anno fa..Il motivo? Sempre
le solite foto scandalistiche scattate dai paps (così si chiamano nei nostri
tempi moderni i paparazzi) nei momenti peggiori. Peggiori per me..migliori per
lui, evidentemente. Una foto lo ritraeva con una biondona tinta e rifatta,
mentre al ristorante mangiava e rideva, senza nessuno attorno, neppure la
guardia del corpo. Il che non era mai successo..perchè lui aveva sempre voluto
il suo Tayler vicino, senza dare la possibilità a nessuno di disfarsi di lui,
neppure all’interno degli studi di registrazione. Solo con me l’aveva
liquidato, dicendogli di andare pure a farsi un giro..che non gli importava se
qualcuno lo avesse fotografato o gli avesse chiesto un autografo..lui era nella
sua oasi felice, con me. Le parole di quella sera, una delle innumerevoli sere
in cui siamo usciti a cena fuori, nel ristorantino intimo ma sempre di classe,
mai scontato, mai eccessivo..Non le dimenticherò mai. Come tutte le altre,
d'altronde. L’articolo diceva “Edward Cullen, il nuovo pupillo della Music
Black Company, dimenticata la sua talent scout Isabella Swan si dedica a nuove
scoperte…” Continuava poi “Notizie sicure ci dicono che continuerà a lavorare
ancora per la stessa casa produttrice, ma Isabella Swan che ne pensa?” Era una
domanda lecita..in un articolo che non stava in piedi. Lo sapevo..dentro di me
ne ero convinta e ci ero passata su.
E poi ce n’erano state altre,
alcune ragazze in gruppo, sedute attorno a lui su una barca, oppure una in cui
lui imboccava una ragazza mora..e Tayler non era vicino a loro. Ho sopportato i
primi tempi, sapevo che stava girando un film, anche se piccolino, lo avevano
chiamato per una parte di un cantante tormentato, che sfoga i suoi problemi con
la sua chitarra, dove gli capitava, e una bottiglia di birra in mano..In realtà
il protagonista era un cantante di successo finito nell’oblio della depressione
per una storia d’amore finita male. Insomma, un copione visto e stravisto, di
quelli che ti fanno venire il latte alle ginocchia. Eppure..quando è uscito
nelle sale cinematografiche sono stata una delle poche ad andare a vederlo,
ovviamente insieme ad Alice, che mi faceva appoggiare la testa sulla sua
spalla. Ci eravamo già lasciati in quel periodo ed io volevo comunque vedere
quel film, credere di averlo vicino, anche se solo per pochi attimi. Alice non
era d’accordo, diceva che mi sarei fatta solo del male, che dovevo lasciare
perdere la visione di quella pellicola e piuttosto chiamarlo per sapere come
stava. Già..non l’avevo sentito più da quel giorno di un anno fa..quando doveva
fare sapere qualcosa alla casa discografica lo faceva tramite il suo manager,
per non rischiare di parlare con me, o tramite mail davvero troppo formali,
anche per me.
-Alice non ricominciare.. – le
dico, sperando che la smetta. E’ sempre stata così, ha sempre cercato di farmi
ragionare, come una madre farebbe, come un padre farebbe..ma con i miei
genitori non parlo di queste cose..troppo impegnata a raccontargli come va la
mia vita qui a New York, mentre loro sono a Phoenix, dall’altra parte
dell’America rispetto a me. Ma li leggono anche loro i giornali e molto spesso
ho trovato in segreteria messaggi di Reneè in cui mi chiedeva spiegazioni in
merito a questo ragazzo..a cui io non ho risposto.
-Bella..sei venuta così tante
volte a Londra in questo periodo che mi chiedo proprio come tu abbia fatto a
non incrociarlo per strada..Non sai neppure in che condizioni versa, Tayler non
serve neppure più, perché è talmente cambiato che nessuno lo
riconosce..Chiamalo.
Riattacca con i soliti discorsi,
che sono stanca di dover ascoltare, stanca di prendere in considerazione..si
perché alla fine della telefonata mi chiedo sempre se Alice non abbia ragione,
se non sia meglio terminare la nostra sofferenza invece che prolungarla. Ma
poi..ritorno in me e so per certo che è meglio così! Perché non c’erano di
mezzo solo le foto, c’era il fatto dell’essere sempre distanti..lui in giro per
il mondo con il tour, io in giro per il mondo per il mio lavoro. C’erano due
stili di vita completamente diversi, che apparentemente potevano assomigliarsi,
ma che non erano simili per nulla. C’erano file di ragazze che si volevano far
autografare le tette e lui che sorridendo lo faceva, dall’altra parte del mondo
rispetto a dove ero io. C’era il pensare continuamente di non essere
abbastanza, di avere poco tempo prima che lui trovasse qualcuno che potesse
sostituirmi. Quando poteva tornava dai suoi genitori a Londra ed io rimanevo a
New York per lavorare. Insomma..due vite completamente distanti. E pensare,
pensare a lungo a tutto ciò..ti porta inevitabilmente a fare una scelta.
-E’ stato bello parlare con te
Alice..spero che ci risentiremo presto..fammi sapere quando atterri a New
York..un bacio. – le chiudo il telefono in faccia, senza attendere la sua
risposta. Lo odia quando lo faccio e lo odio anch’io. Ma è l’unico modo che ho
per farla smettere di dire quelle scemenze. Non aspetto molto infatti, il
cellulare suona un’altra volta e il suo volto si illumina sul mio display.
-Stronza! – mi dice subito. La
sento sospirare, adesso cambierà discorso, lo fa sempre. Mi chiederà come mi
sono vestita al lavoro oggi, quando è fissato il mio prossimo viaggio, quando
il nostro capo, Jacob Black, che è pure un nostro grande amico, ha fissato la
riunione generale per il piano di breve termine..per sapere gli impegni
eccetera. Lo fa sempre..ma non questa volta. –Se pensi che questa volta mi
fermerai solo perché mi hai chiuso il telefono in faccia ti sbagli di grosso,
ragazza degenere!
E parte con la sua arringa.
Solitamente i suo scleri li tiene per quando sono in uno stato pietoso, per
quando sono seduta in divano con la vaschetta di gelato tra le gambe, un grosso
cucchiaio e in tv il musical di romeo e giulietta, solo per farmi rialzare..e
invece adesso mi urla al telefono, come se stessi per crollare, come se lei mi
conoscesse meglio di me stessa..ma infondo è vero.
-Non mi importa cosa farai dopo
che hai chiuso la chiamata con me..anzi ti consiglierei una bella dormita
profonda, magari bevi anche una camomilla che ti aiuta a distendere i nervi
tesi..dopo di che, domattina..il prima possibile afferrerai quel maledetto
telefono e lo chiamerai. Non perché lui sta male e a me importa qualcosa, non
perché le canzoni faranno più schifo dell’ultima volta..no..solo perché tu non
sei la solita Bella di sempre ed io sto male..rivoglio la mia amica, quella
solare, disponibile, sarcastica, divertente..non quella che sta a piangersi
addosso e cerca ogni momento disponibile qualche notizia su di lui in Internet.
E’ reale Bella e ti ama come non ti ha mai amato nessuno. Porco Cazzo! Mi vuoi
spiegare perché continui a soffrire inutilmente? E non dirmi le solite
stronzate della distanza, del vostro lavoro, dei paparazzi e chi più ne ha più
ne metta..Cristo Santo!
Era parecchio furiosa. Non l’ho
mai sentita così autoritaria con me, mai in tutti questi nove
anni..mai..neppure una volta.
-Non è facile come sembra Alice..
– sussurro appena ma lei mi sente.
-Credi che sia così solo per te?
Si soffre Bella..io non vedo Jasper da circa due mesi..ma non per questo lo
lascio, quando tornerò a New York sarò così piena di riunioni e meeting
generali che probabilmente faticheremo a stare insieme per il prossimo mese,
succede che alle volte mentre facciamo l’amore il manager di qualche artista mi
chiama sul telefono personale, chiedendomi di riparare urgentemente a
qualcosa..e non per questo lui mi lascia. Lo sai meglio di me..non vado a
trovare i miei genitori da due anni Bella..viaggio talmente tanto che per una
volta che sono a casa non ho voglia di prendere un’ulteriore volo e dirigermi
in Canada dalla mia famiglia..ma non per questo mi bandiscono da casa. Capita
che ci siano delle difficoltà Bella..e lui ti ha offerto una soluzione. Era
pronto a lasciare i suoi genitori, la sua famiglia, il suo paese d’origine per
stare con te a New York..Perchè non vedi le cose buone? Le foto..le foto non
sono nulla Bella, sono momenti di una vita che è tutta una farsa..ma quei
momenti con te sono la realtà. Te l’ha sempre dimostrato. Anche se era
dall’altra parte dell’America, in un altro continente, dopo un’estenuante
concerto…Appena poteva tornava da te..sempre.
Aveva maledettamente ragione. Lui
mi aveva sempre dimostrato quanto importante fossi ed io non ci avevo pensato
un attimo ad allontanarlo. Schifata da quelle foto che troppo a lungo avevo
ignorato, preoccupata per la nostra vita da lì in poi..lui un cantante di
successo, per giunta prodotto dalla nostra casa discografica..io una semplice
talent scout.
Ma a lui non fregava nulla di
com’era la mia vita, se fosse arida o piena di problemi..lui mi amava. Mi aveva
confessato che si era innamorato di me, come se fosse stato un colpo di
fulmine..il primo giorno che ci siamo incontrati a Londra, in un pub scassato
dentro e fuori mentre suonava la sua chitarra e cantava per qualche persona che
se ne stava lì ad ascoltarlo, mentre spensierati bevevano una birra. Io stavo
facendo il mio lavoro, avevo avuto una soffiata e dato che mi trovavo nella
capitale britannica e non avevo ancora nulla per le mani, ho deciso di andare a
sentire quel ragazzo, speravo di avere una possibilità. Aveva il viso rilassato
mentre cantava, le mani passavano leggere sopra le corde della chitarra e la
voce roca e bassa, profonda al punto giusto, aveva saputo toccare punti di me
che nessuno aveva mai raggiunto. Non so cosa fosse, ma tutto mi attraeva..il
suo modo di cantare, la sua voce, la faccia espressiva.. Alla fine della sua
prestazione mi ero avvicinata, consegnandogli un biglietto da visita, con la
faccia seria e determinata, se il ragazzo avesse voluto mettermi i piedi in
testa non ci sarebbe riuscito con il mio comportamento distaccato.
Flashback
-Mi
chiamo Isabella Swan, faccio parte della Music Black Company, una delle più
rinomate case discografiche di New York..mi piacerebbe scambiare qualche parola
con te..ci beviamo qualcosa?
Sapevo
perché Jake aveva mandato me in giro per il mondo..ero quella che aveva più
talento e meno legami a New York. Avevo sempre svolto bene il mio lavoro, negli
ultimi anni le nostre risorse sono aumentate, facendoci vendere un sacco di
dischi. Non potevo permettermi di sbagliare questo colpo. Non potevo
assolutamente.
-Si..
– sembrava addirittura turbato dalla mia irruenza. Ci sedemmo su un tavolino
poco distante.
-Mi
piacerebbe sapere come ti chiami, intanto.. – lui mi guarda scettico poi chiama
il cameriere.
-Edward
Cullen.. – ordinammo un caffè e poi tornammo a parlare di affari.
-Bene
Edward Cullen..hai impegni nei prossimi mesi? – lo vidi negare con la testa.
-Vivi di musica? – lui scosse di nuovo la testa. –Ce l’hai la lingua o te l’ha
mangiata il gatto appena hai finito di cantare? – non potevo scegliere uno che
non avesse le palle, uno che avesse paura del mondo.
-Sono
solo confuso, frastornato..mi sento intimorito. Cosa vuole da me? – mi da del
lei? Ma davvero è rintronato ‘sto gran pezzo di gnocco?
-Senti
carino..non mi piace ripetere le cose. Sono una talent scout..quelle che
cercano talenti sparsi per il mondo e fregarli alle altre case discografiche
prima che possano trovarli..ti ho trovato. Mi piace come suoni la chitarra, mi
piace come canti..è un pezzo tuo? – annuisce. –Bene e mi piace anche come
scrivi..per cui..ti va di seguirmi a New York? – l’avevo spiazzato ma con calma
chiarii meglio ogni cosa e alla fine, due giorni dopo eravamo in viaggio per
New York.
-Alice..e se lui..se lui avesse davvero cercato
qualcun’altra? Se quelle foto non fossero vere?
-Mi prendi per il culo Bella? Credi davvero che io possa
spalare merda su i più importanti tabloid europei, mettendo in pericolo gli
affari della casa discografica solo per proteggere la tua integrità? Quelle
foto sono false Bella. Sono tutta una montatura..ma questa storia non devi
sentirla da me..chiama Edward. Lui l’ha spiegato a me stasera..distrutto da
tutta questa situazione..a proposito. Hai già visto la mail?
-No..perchè? – le chiedo quasi impaurita.
-Perché mi ha detto che ti ha inviato i testi delle nuove
canzoni, e anche gli spartiti digitali..crede che così si possa risparmiare
tempo..per lavorare il meno possibile insieme. Che lo fa per te. Leggi la
mail..non credo ci sia solo quello. Sembrava turbato e per niente a suo agio a
parlare con me in quel momento..
-Alice..
Non so neppure io cosa dire. Il computer è lì, fermo sulla
pagina che mostra la copertina del Mirror. Eppure..eppure vorrei davvero
credere ad Alice, al fatto che quelle foto siano una montatura.
-Bella..non ti sto prendendo in giro..avete davvero bisogno
di parlare. E fattelo dire..sei una cretina. Buonanotte Bella..dormi bene!
Chiude il telefono, senza che possa dire altro.
Perfetto..oltre il danno anche la beffa. La mia migliore amica mi aveva dato
della cretina..una cosa normale a dire la verità..negli ultimi mesi. Ma che
potevo farci?
Flashback
-Bells..sono tornato..
– parlava con la voce debole, di chi sa già cosa lo aspetta. E quel suo
nomignolo tutto speciale, non aveva il potere di farmi ricredere sulla mia
decisione. Gli avevo detto che sarei rimasta a New York per altri tre giorni,
poi sarei partita per Santa Monica, e che avevo bisogno di parlargli di una
cosa importante.
-Sono in camera da
letto.. – parlo forte, per fargli sapere dove sono, anche se vorrei ritardare
questo momento il più a lungo possibile.
-Ehi..come..come stai?
– si siede dalla sua parte di letto, quella in cui dorme quando sta da me.
Ormai è come se convivessimo.
-Non c’è male..tu?
Fatto buon viaggio? – lo odia il mio tono pacato ma sarcastico e difatti si
passa una mano tra i capelli, disperato.
-Bells..mi dispiace.
Ma hai frainteso..quelle foto sono state scattate durante le riprese del
film..sono le prime scene che ho dovuto girare..Ho cercato di spiegartelo ma tu
cambiavi discorso..
-Non mi importa più
Edward..ho ben altre cose più importanti a cui pensare..- non dovevo ferirlo così..lo
sapevo che quelle foto non potevano essere vere.
-E’ successo qualcosa?
– la voce preoccupata.
-No..solo..sono stanca
di vivere così. Non può funzionare tra me e te. Troppo incompatibili..tu sei
sempre in giro per il tuo lavoro ed io per il mio. Sono talmente poche le volte
che ci vediamo che non riusciamo davvero a passare una settimana insieme..per
cui..
-Mi stai lasciando? E’
per le foto vero? Ho già detto ad Alice di occuparsene..di smentire..
-Non è solo per quello
Edward.. – cercavo di risalire, ma sapevo che il suo amore per me, mi mandava a
fondo..perchè i suoi occhi erano talmente impregnati di ciò che mi bruciavano.
-E allora..cos’ho
fatto? Cos’è successo in questi mesi? Si è vero..non sono stato molto presente,
stavo lavorando..ma..lo sai Bells, se vuoi posso trasferirmi a New York in
pianta stabile e..fare le cose per bene.. – in quel momento le sue parole erano
pugnalate che mi ferivano profondamente.
-Edward..abbiamo due
vite complicate già di nostro. Tu hai il tour, le canzoni, adesso anche i film,
io devo girare il mondo e..non potremmo mai stare davvero insieme..I tuoi
genitori sono a Londra, i tuoi amici sono a Londra..e’ meglio così.
-Mi stai lasciando
veramente? – io annuii, calma e tranquilla, quando avrei solo voluto scoppiare
a piangere.
-Bells..ma..non
importa quello che sento io? Non ti importa se ti amo? – volevo disperatamente
dirgli di si, che lo amavo profondamente anch’io e che non volevo davvero stare
senza di lui, ma che era meglio per tutta una serie di fattori. A quel punto
speravo che mi dicesse che tutto sarebbe andato bene, finchè eravamo insieme.
Classica scena da film strappalacrime. E invece parlai ancora con la
presunzione di sapere tutto, decidendo anche per lui..
-Per quanto tempo mi
amerai Edward? Fino a che non arriverà la prossima a rapirti il cuore, magari
in Germania o in Italia..o perfino a Londra. Cosa c’è di meglio che una ragazza
che troverai a casa insieme ai tuoi genitori?! No Edward..l’amore certe volte
non basta.
-Bells.. – non sapeva
che altro dire. Lo sguardo spento, ma allo stesso tempo triste e deluso.
L’avevo ferito..e non potevo più tornare indietro.
-Adesso va via.. –
avevo avuto l’ultima parola. I suoi occhi tormentati si erano staccati dai
miei. Aveva ripreso in mano la valigia ed era uscito da quella porta. Non l’ho
più visto, né sentito al telefono.
Riprendo in mano il computer e scrivo ciò che mi viene in
mente, sullo stato di Facebook.
“Cerchi di andare avanti, di non pensare a ieri, ma
inevitabilmente i segni di quelle ferite ci sono e continuano a
sanguinare..anche a distanza di tempo..”
So che lui può leggere, so che lo farà. Metterà quel “Mi
piace” insignificante per molti, indispensabile per me. E’ così il nostro
gioco..lui ovviamente non ha il proprio nome, ma è semplicemente mascherato con
quel nome e cognome che mi sono divertita ad affibbiargli ridendo, quando ho
scoperto che voleva farsi un account Facebook, per non restare indietro con la
tecnologia, ma che non poteva di certo utilizzare il suo nome.
Flashback
-Non posso mica
iscrivermi come Edward Cullen..non avrei un attimo di respiro!- si passa una
mano tra i capelli, pensando davvero a un nomignolo.
-E come vorresti
chiamarti, sentiamo? – incrocio le braccia al petto.
-Ma che ne
so..qualcosa devo pure trovare..
-Bruce Wayne va bene?!
– ormai ridevo già pregustandomi la faccia che avrebbe fatto alla mia
spiegazione senza senso.
-Non era il nome di
Batman? – annuisco –E allora…?
-Beh..lui si
mascherava come Batman..per non farsi riconoscere. Tu usa il suo nome vero!
Sarà la tua maschera e sarà un po’ una metafora al contrario..
-Bells..ma che hai
bevuto stasera? – in effetti il mio ragionamento era sconclusionato e
addirittura senza un filo logico neppure all’inizio. Ma mi piaceva pensare che lui
usasse il vero nome, Bruce Wayne, che in realtà lui provvedeva a nascondere con
quel “Batman”, avevamo appena terminato di vedere il film.
E così adesso mi ritrovo a sfogliare il profilo di Bruce
Wayne. Controllo le foto, le nuove amicizie, gli stati che ha pubblicato e
vengo colpita da uno stato in particolare.
“Potrebbe sembrarti banale, inutile, addirittura
inadeguato..eppure mi manchi come l’aria. Vorrei davvero ci fosse un modo per
respirare di nuovo, insieme.”
Non l’avevo mai notato, infatti non c’è il solito “mi piace”
che clicco, per fargli sapere, che in qualche modo..sono ancora lì con lui,
distante ma presente. Si riferisce a me, chiaramente. E’ inutile starci tanto a
pensare..sono parole cariche di dolore..che sono tutte per me. Mi appresto
velocemente a cliccarci su. Nel momento esatto in cui sto per chiudere la
pagina, mi viene segnalata una notifica. A Bruce Wayen piace il tuo stato.
Mi sento emozionata come una bambina. E’ ancora
sveglio..nonostante sia tardissimo per lui..ma è lì, dietro il computer a
controllare anche lui Facebook, come se fosse di vitale importanza, come se
fosse l’unico filo che ci tiene ancora legati.
Ancora una volta sono lì, lì per chiudere la pagina quando
un’altra notifica mi viene segnalata. Bruce Wayne ha commentato il tuo stato.
Strano. Non l’aveva mai fatto prima d’ora. Vado subito a vedere e quasi rimango
pietrificata.
“Sarebbe bello avere qualcuno che ti disinfetti quelle
maledette ferite, Che ti aiutasse a stenderci sopra un velo di cicatrizzante..per
farle rimarginare..da soli è difficile..”
E’ possibile continuare in questo modo dopo un anno?
Evidentemente siamo nella stessa situazione e lui non mi cerca solo perché è
stata una mia volontà allontanarlo..ed io non lo cerco perché sono stupida.
Sto ancora decidendo se rispondergli quando una chat privata
si apre. Bruce Wayne. Maledizione..mi tormenta oggi.
“Controlla la mail, per favore. Ho provveduto a mandarti le
nuove canzoni, sperando che siano migliori di quelle scorse”
Sette mesi fa aveva mandato le canzoni alla mia mail e dopo
averne letto il testo le ho cestinate, scrivendo una mail formale per chiedere
nuove canzoni, nel suo stile e non in quello di un cantante senza cuore,
sentimenti o testa..doveva esserci lui nelle canzoni, non scenette solo per far
musica. Era per quello che mi era piaciuto, per quello che mi trasmetteva.
Avevo scritto testuali parole “Le canzoni
che hai appena mandato sono state cestinate nell’esatto momento in cui ho letto
la prima strofa del primo titolo. Mi sembrano infantili e completamente
estranee al tuo modo di fare che conosciamo in studio..gradiremmo che ti
impegnassi nella stesura di ulteriori testi, che siano più adatti. Prenditi il
tempo che ti serve..Isabella Swan”
“Lo stavo per fare”
scrivo secca sulla chat privata.
“Ok” beh direi che è stata una conversazione abbastanza
normale, no?
No ovviamente. Ma faccio finta di si.
Un’altra chat si apre. Alice Brandon
“Sei di nuovo su FB Bella..devo farti venire a prendere di
peso da Jazz?”
Sapevo che ne era capace per cui risposi tranquillamente.
“Non facevo altro, se non cercare di parlare con Ed..”
sembrava risvegliarsi dal suo stato incazzato.
“CHE?”
“Guarda il mio stato. In più mi ha scritto in pm, dicendomi
di guardare la mail per le canzoni..ci deve tenere particolarmente..”
“A te? Perché non lo sapevi?”
“Alle canzoni Alice”
“E’ uguale..parlano di te!” come faceva a saperlo? E perché
la cosa non mi sembrava così strana? “Scusa..diciamo che..ho dato una
sbirciatina..”
Lo sapevo che lei non doveva avere la mia password.
Maledetta nanerottola!
“Me la paghi nana”
“Fila a letto. Notte”
Chiusi veramente il computer, senza neppure guardare le
canzoni di Edward. Non mangiai quella sera, non avevo comunque appetito.
Guardai un film d’azione e mi addormentai sul divano. Quando mi svegliai erano
appena le tre di notte, sulla tv un vecchio film in bianco e nero, spensi tutto
e mi infilai sotto le coperte. Quelle stesse coperte che una volta scaldavano
anche Edward.
******
Era bello non dover andare al lavoro ogni giorno, ma poter
fare tutto da casa, se si sentiva la necessità. Eppure oggi..avevo davvero
voglia di uscire di casa e fiondarmi in ufficio. Non sopportavo più quelle
quattro mura che avevano in sé troppi ricordi. Mi succede spesso, a dire la
verità..è per quello che nell’ultimo periodo ho viaggiato così tanto da essere
rimasta a New York solo due settimane in questi sette mesi. Non amo
particolarmente non avere radici ben piantate ed essere sempre pronta con la
valigia, dover cambiare albergo ogni settimana, prendere voli diversi da aeroporti
internazionali ma anche nascosti al mondo, così piccoli che ci atterra
solamente un volo charter. Ed ogni volta che tornavo a casa mi sentivo agitata,
come se sapessi che aprire quella dannata porta mi sarebbe costato fatica, come
essere sicura che avrei provato dolore, che mi sarei ferita, ancora una volta.
E’ per questo che amo andare in ufficio, proprio oggi e il prima possibile..Così
alle dieci ero già seduta alla scrivania del mio ufficio con una tazza di caffè
fumante, pronta a scaricare le mail. Il telefono squilla sopra la scrivania, ma
lo ignoro. Non voglio essere scocciata da nessuno finchè recupero un po’ di
sano coraggio e una valanga di forza per affrontare le sue canzoni. Peccato non
poter ignorare anche il cellulare, quello potrebbe essere importante, non si
tratta solo di lavoro. E difatti è Alice.
-Si? – rispondo svogliata.
-Buongiorno cara..scommetto che non avrai fatto un fico
secco di quello che ti ho detto ed ora sarai in ufficio intenta a leggere le
canzoni.. – mi conosceva troppo bene.
-Che vuoi Alice? – era inutile tentare di sviare la sua
accusa.
-Chiama Edward, dannazione! – e mette giù. Ma si può sapere
perché mi tormenta così? Perché continua ininterrottamente a procurarmi piccoli
tagli intorno alle mie ferite? E questa volta è davvero convinta di quello che
dice, è davvero ostinata. Non passava giorno senza vedere il suo sguardo che mi
diceva di fare una dannatissima chiamata a Edward, almeno per parlargli di
lavoro, inizialmente. Eppure non c’era volta che io l’ascoltassi, che
rispondessi con un sorriso e un segno affermativo. Scuotevo la testa..e
ovviamente lei si arrabbiava. Ha sempre cercato di darmi consigli utili, e il
più delle volte l’ascoltavo, perché sapevo che aveva ragione..ma questa..è la
mia storia, ed io non voglio che lei si intrometta più del dovuto.
Una volta salvati tutti gli allegati prendo il file degli
spartiti e lo faccio partire. Per fortuna abbiamo un programma, di cui abbiamo
dotato anche Edward, in modo che possa comporre la sua melodia al pentagramma
virtuale e noi ascoltiamo la sua composizione anche a distanza. E la prima che
ascolto è bella. Si chiama “Dagger” (pugnale) e la musica è talmente tormentata
che mi sorprende la voglia di andare a leggere il testo. Lo so, mi sto facendo
male..ma è il mio lavoro..o forse la voglia di sapere quello che pensa, quello
che prova, che mi fa andare avanti, anche contro me stessa. Lo cerco
all’interno del file zippato e quando lo apro rimango sbalordita.
Women who I see don’t have in their eyes Le donne che passano non hanno negli occhi
“I’m looking around, confused and sad, “Mi
guardo attorno, spaesato e triste
My skin
still smells of you, La
mia pelle odora ancora di te,
I’m fragrant
of our last time together Io Profumo della nostra ultima volta
insieme
And those looks disappointed and hurt Di
quegli sguardi delusi e feriti
which no one can wipe out che nessuno saprà cancellare
I’m looking around but you, you're not here.. Mi guardo attorno e tu, tu non ci
sei..
You're like
a dagger that my shoulder fear sei
come un pugnale che le mie spalle temono
You're like
a dagger that my mind remove Sei
come un pugnale che la mia mente allontana
You're like a dagger .. and my heart knows about you. Sei come un pugnale..e il mio cuore ti conosce bene
Women who I see don’t have in their eyes Le donne che passano non hanno negli occhi
your same joy and happiness, La
tua stessa allegria e spensieratezza
which I wanted to wipe out as not hurt myself Che ho voluto cancellare per non farmi male
which I wanted to wipe out as not hurt myself Che ho voluto cancellare per non farmi male
I look at myself and I see my wounds, Mi
guardo e mi vedo ferito,
the soul loses its shine in front of
all this dirty l'anima
perde la propria brillantezza di fronte a
and I feel empty of us” tutto
questo sporco e mi sento svuotato di noi”
Il ritornello si ripete, ma non voglio continuare a leggere.
Questa canzone mi lascia l’amaro..come se davvero lui fosse lì a dirmi quelle
cose, a sputarmi in faccia il dolore che prova. E’ sempre stato bravo con le
parole e forse questa volta non si è dovuto impegnare più di tanto, a trovare
dentro di se qualcosa da scrivere. Sapevo che ci sarebbe riuscito, sapevo che
avrebbe fatto una bella carriera. Avevo già visto il suo futuro dentro
quell’anonimo pub in cui lavorava qualche sera a settimana, prima che lo
scoprissi e lo portassi a New York, in modo che il mondo intero ascoltasse le
sue canzoni.
Gli occhi sono lucidi, pronti a rilasciare le lacrime.
Dovevo guardarmele a casa le canzoni..sapendo che erano per me, sapendo che
Alice le aveva già viste e parlavano di me..come si suppone che io possa
produrle? Come farò a stare nello studio di registrazione con lui? Come si
suppone che possa continuare a leggerle con tranquillità, con professionalità,
con oggettività? Già questa mi fa stare male..e le altre come saranno? Ma Alice
mi aveva avvertita.. “parlano di te”, mi ha detto ieri sera. Dovevo stare a
casa stamattina, leggerle ed ascoltare la melodia e poi inviare tutto a Jake,
senza prendermi carico nuovamente di lui. Senza farmi condizionare dal fatto
che lui voleva me, all’interno di quella casa discografica, con tutte quelle
persone che c’erano..lui voleva me, ha sempre voluto me. Diceva che sapevo
cogliere il senso delle sue canzoni meglio di altri..ed ora credo che queste
canzoni abbia fatto a posta a scriverle, per ferirmi, come io ho ferito lui.
Flashback
-Isabella.. – lo sento
mentre mi chiama, mi volto sbuffando ho appena fatto tre passi per allontanarmi
dalla sua postazione, non potevo fargli capire quanto fossi felice che mi
chiamasse con il mio nome intero. Non lo faceva nessuno, perché lo odiavo..ma
lui..lui poteva tutto.
-Dimmi Cullen.. –
facevo l’altezzosa, per mantenere un po’ le distanze, ma la realtà è che mi
attraeva come una calamita.
-E’ sempre un piacere
lavorare con te! Credo che tu sia la mia preferita qui..sai cogliere ogni più
piccola parte del mio testo, della musica..sei brava! – quel complimento mi
fece arrossire e scossi la testa, per cacciare il rossore dalle guance.
-Grazie.. – avevo
risposto semplicemente, con un tono di voce basso.
-Ho deciso..voglio
lavorare con te..e solo con te! – a quelle parole rimasi basita, ma
estremamente felice e soddisfatta, piena di orgoglio.
Sorseggio il mio caffè cercando di trovare un po’ di
tranquillità per affrontare il resto del lavoro. Credo che Dagger passerà! Ha
una buona melodia, è triste e molto forte..e parla di Edward. E noi amiamo il
modo che ha di scrivere e il modo che ha di cantare le canzoni che sono sue.
Finisce direttamente nella cartella “Edward Cullen Songs” e mi sento un po’
realizzata. Passo alla seconda. Già il titolo dovrebbe indicarmi qualcosa di
più tranquillo “In the air” (nell’aria).
La musica è dolce, meno tormentata della precedente ed è
bella, maledettamente bella. Mi trovo così ad aprire il file del testo, curiosa
di vedere le parole che ha usato. Le frasi scorrono fluide. Parla, in sostanza,
di quel giorno in cui l’ho lasciato e non posso fare a meno di sentirmi triste,
perché lui davvero pensa a me, ogni giorno della sua vita, mentre io sono
qui..e l’ho lasciato come una stupida.
"I felt your torment in the
air, “Sentivo
nell’aria il tuo tormento,
which was mine too.. che era anche il
mio..
I hoped that
watching your eyes,
and fixing them, Speravo
che guardare i tuoi occhi, fissarli,
would change
your mind.. ti facesse cambiare idea..
I felt your fear in
the air, Sentivo
nell’aria la tua paura,
Which was mine too.. che era anche la
mia..
my hands trembled at
thinking that you, le
mie mani tremavano al pensiero che tu,
you were going
away from me .. " ti stessi allontanando
da me..”
E va bene. Aveva deciso di farmi stare male. Erano davvero
le sue canzoni? Quelle che voleva produrre? Era davvero questo che avrebbe
voluto ricordassero i suoi fan? Io ero anche pronta a mandarle in
produzione..ma lui, sarebbe stato in grado di portare avanti tutto questo? Per
un tempo indefinito?
Spostai anche quella canzone nella stessa cartella e poi,
tornando sul file che riproduceva il pentagramma sono stata attratta da una
canzone, che parlava di me in tutto e per tutto, perfino nel titolo. Bells’
eyes (gli occhi di Bells).
Non ho letto la canzone. Non c’è l’ho fatta. Ho solo
ascoltato la melodia, più dolce di quella di prima e poi sono scoppiata a
piangere. Non so quanto tempo sono stata lì, con la testa fra le mani e le
lacrime sulle carte della scrivania..ma non mi importava molto.
Potevo davvero presentarmi da Jacob e dirgli “Ehi, sono
arrivate le nuove canzoni di Edward..dagli un’occhiata! Per me sono tutte
fighe! Faranno un successone!” quando sapevo benissimo da me che quelle canzoni
erano indirizzate a me? Come avrei fatto a stare in studio di registrazione con
lui, mentre incideva queste canzoni? Come..come avrei potuto sopportare i suoi
occhi? Perché sapevo che erano quelli il suo pezzo forte, non erano solo le
parole, non era solamente la sua voce..quei pozzi verdi parlavano di lui,
parlavano di quello che cantava, di quello che sentiva. L’ho sempre saputo
leggere, forse meglio di tanti altri..ed ora ho paura a vederlo, accorgermi che
quei due smeraldi profondi mi parlassero di odio, risentimento, delusione.
Non so quanto tempo sia passato, da quando ho ascoltato
l’ultima canzone ma il telefono della scrivania squilla e rompe quella piccola
bolla che ho costruito, per restarmene a piangere in santa pace.
-Pronto? – cerco di modulare la mia voce, cercando di
sembrare il più normale possibile.
-Isabella, sono Sam.. – e l’incubo tornava a pressare su di
me. L’agente di Edward.
-Ciao Sam! Come va? – domando per cortesia, anche se vorrei
chiudergli il telefono in faccia, dimenticarmi delle canzoni che devo
visionare, far finta che questo non sia il mio lavoro e andare a rifugiarmi tra
le braccia di mamma e papà.
-Bene grazie! Volevo sapere se avevi già visionato le
canzoni..? – devo tornare a essere una professionista e non lasciarmi abbattere
da queste piccolezze.
-Avevo giusto iniziato ora..ho avuto delle cose da fare in
mattinata e non ho potuto farlo prima, puoi dire a..Edward..che alcune mi sono
piaciute, quelle che ho visto fin’ora. – pronunciare il suo nome a voce alta
era stato faticoso, soprattutto con Sam, che era il suo agente, ma che sapeva
ogni cosa di noi.
-D’accordo allora! Poi mi farai sapere quando deve venire a
New York per iniziare a incidere..
-Certamente. Buona giornata! – chiudo la telefonata e
sospiro pesantemente. Non posso ignorare il mio lavoro..ed ora è questo quello
che mi spetta, leggere le sue canzoni, correggere il tiro se necessario,
decidere cosa produrre e decidere quando incidere.
Ma ero una professionista, giusto? Dovevo farlo..non potevo
tirarmi indietro. E così sospirai di nuovo e mi attaccai al pc, saltando la
pausa pranzo..avevo lo stomaco chiuso.
Per essere scrupolosa ho riaperto il file di testo della
canzone Bells’ eyes e ho iniziato a leggerla nella mia mente, pensando alla
melodia che avevo sentito prima.
I found a place where I felt
at home Ho
trovato un posto in cui mi sentivo a casa
I found a place where I felt
protected Ho
trovato un posto in cui mi sentivo protetto
I found a place that kept
the love Ho
trovato un posto che custodiva l’amore
That place is in your eyes ..
Quel posto è
dentro i tuoi occhi..
For a long time, even around the world, Ho cercato a lungo, anche
intorno al mondo,
I was looking for someone who can read Inside of me, qualcuno che fosse capace di leggermi
dentro
and understand at first sight what I was feeling di capire con uno
sguardo ciò che sentivo
And I found it in you E l’ho
trovato in te
I trembled when you lay your eyes
on me Io
tremavo quando i tuoi occhi si posavano su di me
I felt warm when it was winter outside Mi sentivo al
caldo quando fuori era inverno
And I felt refreshed when the heat
oppressed us E sentivo ristoro quando il calore ci
opprimeva
They saved me, They made me feel alive Erano la mia salvezza, la
mia fonte di vita
I found a place where I felt at home Ho trovato un posto in cui mi sentivo a casa
I found a place where I felt
protected Ho
trovato un posto in cui mi sentivo protetto
I found a place that kept
the love Ho
trovato un posto che custodiva l’amore
That place is in your eyes ..
Quel posto è
dentro i tuoi occhi..
La canzone continuava, con altre due strofe, in cui parlava dei nostri giorni insieme, riconoscevo solo io quei piccoli momenti. Quando durante uno dei primi pranzi assieme, qui nel bar di fianco alla casa discografica, la mia mela stava cadendo e lui l’ha afferrata al volo. E’ stata la prima volta che ho letto nei suoi occhi e c’era desiderio e tenerezza. O come quella volta che stavamo attraversando la strada in senso opposto e ci siamo messi a ridere quando ci siamo visti, ad attendere che il semaforo diventasse verde per noi pedoni.
Erano tre canzoni su tre, che parlavano di me. Erano tre
canzoni su tre, che avevo cominciato ad amare al primo ascolto. Meritavano di
essere prodotte, perché erano profonde, perché esprimevano i suoi sentimenti,
il suo dolore, il suo tormento..che é anche il mio. Sorrido pensando che ho
usato le stesse parole di “In the air” che ho visto prima.
Dovevo staccare un attimo, perché era troppo difficile
continuare a leggere altre otto o nove canzoni. Dovevo cercare un modo per
distrarmi, per non pensare a questi testi..perché volevo assolutamente
continuare, da masochista quale sono li leggerò tutti, uno per uno..ma
distanziati. Non posso continuare, una dopo l’altra, senza una pausa o cadrò in
depressione.
Apro la pagina di Facebook e trovo due notifiche. Entrambe
di Alice. Un “mi piace” sullo stato di ieri sera e un commento al mio stato. “Parlatevi,
cretini!”
Sorrido e scuoto la testa. Non cambierà mai, rimarrà sempre
la solita Alice piena di vita e sfacciata, che non ha il timore di dirti nulla.
La chat privata si apre di nuovo, Bruce Wayne.
“Hai finito con le canzoni?”
No, non ce la faccio. Mi ci vuole tempo per assorbire le tue
parole taglienti, i tuoi ricordi dolorosi..che condividiamo. Non riesco a fare
finta di niente. Non riesco a pensare che quelle parole siano per altri e non
per me..Non posso ignorare le lacrime che vogliono scorrere libere. Questo
avrei voluto rispondere..e invece..
“Non ancora” rispondo secca come ieri sera. Ci sono così
tante cose che vorrei dire, così tante cose per cui chiedere scusa..e non
faccio nulla.
“Fammi sapere cosa ne pensi quando hai finito” e la rabbia
mi assale. Dice sul serio? Cosa vuole che gli dica? Che sono felice perché ha
scritto belle canzoni? Non sono stupida..ho capito cosa vuole dirmi, ho capito
per chi sono quei testi..ho capito. Non sono scema.
“Mi prendi in giro?” chiedo con la faccia sconvolta.
“No” secco. La rabbia sale ancora di più. “Per me,
nonostante tutto, è importante il tuo parere”
“D’accordo..ti farò sapere. Ciao”
Cosa potevo dirgli? Che significato potevo dare a quel
“nonostante tutto”? E soprattutto..Ero proprio sicura di non saperlo?
Riprendo a leggere le canzoni..Non ascolto neppure le
melodie, quello lo farò dopo..prima leggo i testi, quelli che hanno il potere
di destabilizzarmi.
Ce ne sono dolci, ce ne sono forti e dolorose, ma tutte
quante fanno il loro dovere. Mi feriscono, come si sente ferito lui. Mi fanno
sanguinare quei tagli che ho cercato di far cicatrizzare. Tutte
ugualmente..tutte parlano di noi. Di qualche nostro momento speciale. Di
qualche nostro episodio..del dolore di non vedermi, di non sentirmi.
Racconta di quella sera che mi ha fatto una sorpresa e mi ha
portata sopra un grattacielo di New York, vicino a casa mia, sul tetto. Non è
possibile salirci in realtà, ma con il dovuto prezzo ha creato un’atmosfera
magnifica..solo per guardare le stelle con me. E appena ho letto il titolo me
ne sono innamorata: Stars with you.
Cosa nascondeva quel testo? Nulla..perchè in realtà per me
era chiarissimo. C’era tutto l’amore che provava per me, c’era la descrizione
della mia pelle d’oca quando mi sono affacciata ed ho visto la città ai miei
piedi. Quando la luna sembrava fosse a un passo da noi. Ho viaggiato nel tempo,
fino ad arrivare a quella sera, quella notte magnifica passata
abbracciati..proprio prima che partisse per le riprese del film. Ed ho sentito
per l’ennesima volta quelle sensazioni, quelle emozioni..ed ho sorriso tra me e
me, perché in realtà..stavo bene in quel momento, al solo ricordare quella
notte.
Flashback
-Edward..questo posto
è magnifico.. – era tornato da me per due settimane, prima di partire per le
riprese del film. Era stato a Londra dai suo genitori una settimana e poi è
salito sul primo aereo per New York, per stare con me..Ero al settimo cielo.
-Lo so..ma è
bellissimo solo perché ci sei tu qui con me..senza non avrebbe senso.. – era
dolcissimo, sempre con me. Ma non era sempre smielato..solitamente tirava fuori
una dolcezza particolare..derivata da piccole attenzioni, gesti che erano più
importanti di mille parole.
E poi c’era “Invisible blood”, che ripercorreva i momenti e
i giorni dopo che l’ho lasciato. Li riconoscevo come miei, anche se era il suo
personale inferno..era come se fossimo legati e ciò che provava lui, nel
monolocale che gli aveva assegnato la casa discografica, la stessi provando
anche io..
Ma la più bella in assoluto, tra tutte quelle che ho
ascoltato è The passion between us (la passione tra di noi). E’ facile sapere
di cosa parla, per me..non servirebbe neppure leggere il testo..è così
evidente, che piango appena leggo il titolo e mi soffermo a pensare.
Everything seemed more beautiful Ogni
cosa sembrava più bella
Each tree was greener Ogni
albero era più verde
Each flower had a better scent Ogni
fiore aveva un profumo migliore
A spark had made us explode Una
scintilla ci ha fatti esplodere
Your skin shivered to each touch of mine La tua pelle rabbrividiva ad
ogni mio tocco
Your lips asked for kisses Le
tue labbra chiamavano baci
Any day, any bed Un giorno qualsiasi, Un letto qualsiasi
We didn’t mind other Non
ci importava altro
at that time we had everything
yet in
quel momento avevamo già tutto
The passion of your complaints La passione dei tuoi lamenti
The passion of your caresses La
passione delle tue carezze
I can still feel
it, La
sento ancora,
Like it was a moment ago come
fosse un attimo fa
The time is past E’
passato il tempo
The days went by fast I
giorni viaggiavano veloci
But your body was there for
me Ma il tuo corpo era lì, per
me
Your hands were gentle Le tue mani erano gentili
Your eyes were true I tuoi
occhi erano sinceri
And each perfume was stronger Ed ogni profumo era più forte
And every song was more
beautiful Ed
ogni canzone era più bella
And every second more and more valuable. Ed ogni secondo
sempre più prezioso.
Making love seemed to be the result Fare l’amore sembrava la conseguenza
Of any quarrel Di
ogni litigio
But it was really only necessity Ma
in realtà era soltanto necessità
Because we were two magnets
Perché
eravamo due calamite
Which aren’t too distant
for a long time Che
non stanno troppo tempo lontane
Our breaths mingled I
nostri sospiri si confondevano
Our bodies joined I
nostri corpi si univano
And our faces were smiling Ed
i nostri volti si sorridevano
And every picture looked more beautiful Ed ogni fotografia sembrava più bella
And every day was better
Ed
ogni giorno era migliore
And every time was like the
first one Ed
ogni volta sembrava la prima
E’ vero, ogni volta che facevamo l’amore era come se fosse
la prima. C’era sempre la stessa passione, la stessa dolcezza, lo stesso
sguardo innamorato. Ed io non l’avevo dimenticato, non potevo assolutamente,
perché era bellissimo, mi sentivo viva, mi sentivo perfetta, desiderata, la
donna più bella la mondo.
Flashback
-Ti amo piccola.. – mi
sussurra all’orecchio, mentre mi accarezza i capelli, sudati e disordinati,
dopo aver fatto l’amore.
-Ti amo anch’io.. –
risposi ed ogni volta che pronunciavo quelle parole mi sentivo felice, serena.
-Sai a cosa pensavo? –
scossi la testa per farlo continuare –Pensavo che ogni volta che facciamo
l’amore..mi sento completo. Come se ogni tassello della mia vita combaciasse
completamente..come se fossi nel posto giusto.. – era bello quando mi parlava
di quello che sentiva, lo amavo.
-E sai invece cosa
provo io? – imitò il mio gesto di prima –Mi sento volteggiare leggera sopra una
nuvola, niente può farmi scendere, niente può distruggermi..sono felice,
appagata e completa..
-Lo sai che ti amo
ancora di più? – avevo sorriso e avevamo ripreso a fare l’amore.
Ho mandato le canzoni a Jake, comunque so che vuole darci
un’occhiata prima di dare l’okay, ma per me sono tutte bellissime, e giuro non
sono di parte. Una volta che ho finito le piccole cose che dovevo fare, mi
sento stremata dal lavoro di oggi. Non che sia stato faticoso, ammetto che ci
sono lavori che richiedono più impegno e sforzo fisico..ma oggi è stata una
giornata infinita. Ascoltare ogni canzone, leggere quelle parole..pensavo di
scoppiare dal dolore.
Ho composto il numero di Sam e l’ho chiamato per dirgli di
far sapere a Edward che le canzoni erano da Jacob per la sua approvazione..e
che gli avrei fatto sapere quando registrare.
-Perché non lo dici direttamente a lui? Insomma..ti ha
inviato le canzoni, le hai ascoltate no?
-Si Sam..dalla prima all’ultima..ho letto ogni testo..e ti
pregherei di non insistere. Voleva sapere il mio parere? Bene..digli che le ho
mandate in produzione perché sono belle..
-Non vuoi dirgli altro?
-Cosa dovrei dirgli?
-Che lo ami più di prima e che dovete finirla di stare male
in due parti diverse del mondo, per esempio.. – ma perché tutti insistevano?
-Senti..hai parlato con Alice? No perché ultimamente sembra
che ci date veramente dentro con i consigli.
-Lo facciamo per voi..perchè non capite..
-Va bene Sam..ora ho da fare, ci sentiamo. Buona serata.
Flashback
-Posso farti una
domanda Isabella? – eravamo a pranzo insieme, nel bar vicino alla casa
discografica. Capitava spesso che mangiassimo noi due, dato che lavorando
insieme facevamo le pause quando volevamo. Avevamo imparato a conoscerci
proprio stando così tanto a contatto, in più..essendo in terra straniera, io ed
Alice avevamo provveduto a portarlo un po’ in giro e a fargli conoscere delle
persone.
-Certo..ma mi avvalgo
della facoltà di non rispondere! – sorrisi. Lui mi faceva stare bene..non
importava l’orario in cui ero andata a dormire, non importava la difficoltà nel
registrare, non importava la fatica, la stanchezza..sorridevo perché mi faceva
felice.
-Cosa..ecco..cosa..succederebbe
se ti invitassi a cena fuori..per esempio..domani sera? – era talmente
impacciato che mi trovai quasi a scoppiare a ridere, se la domanda fosse stata
diversa. Eppure mi stava davvero chiedendo se uscivamo a cena?! Wow..
-Beh..dovrei prima
vedere se sono libera..poi accertarmi che il mio ragazzo non sia geloso..e
magari potrei accettare.. – l’avevo buttata sullo scherzo, speravo solo che
capisse.
-Oh..scusa..non avevo
capito che fossi..impegnata. Ecco..mi dispiace..non voglio rovinare nulla.. –
in quel momento non riuscii a stare zitta e scoppiai a ridere.
-Non ho nessun ragazzo
Cullen! – non riuscivo a trattenermi e lui mi guardava davvero stupito. Forse
non aveva apprezzato lo scherzo.. –Se me lo chiedessi..verrei a cena con te,
molto volentieri! – avevo risposto dopo essere tornata seria.
-Passo a prenderti
alle otto e mezzo? – un sorriso radioso aveva illuminato i nostri volti.
I ricordi mi affollavano la mente..
Flashback
-Bells..sai..sto
davvero bene con te.. – erano due mesi che uscivamo assieme. Stavamo finendo
proprio in quei giorni la registrazione della canzone che sarebbe stata il
secondo singolo e per fortuna sembrava che fossimo più affiatati anche sul
lavoro.
-Lo so..anch’io..non
mi è mai capitato con nessuno.. – Aveva dormito da me qualche volta, ma non
avevamo mai fatto nulla. Non eravamo ancora andati a letto insieme..per vedere
come procedeva il tutto, per non dover interrompere il rapporto lavorativo per
questioni private.
-Io..credo di essermi
innamorato.. – stavamo provando diverse velocità della canzone, e diversi
effetti speciali sulla musica e sulla voce, per aggiustarla per il disco..e
lui..mi aveva completamente sbalordita.
-Edward.. – non sapevo
che dire, lui fissava la console ed io lo guardavo, eravamo entrambi
imbarazzati.
-Lo so, forse crederai
che è troppo presto, forse pensi che sia così con tutte quelle con cui sono
stato..ma la realtà è che non mi sono mai sentito così. Ora mi sento completo,
felice..non mi da fastidio condividere i miei spazi con te e non mi pesa stare
insieme tutto il giorno..io..non vedo l’ora di raccontarti tutto..di ascoltare
la tua giornata..di accarezzarti, tenerti stretta a me..è..amore questo? – mi
chiede e sembra spaesato.
-Non lo so..non ho mai
provato niente di simile..prima d’ora.. – ammetto anch’io.
-Allora credo proprio
di si..credo che sia proprio amore.. – poi aveva intrecciato le mani nelle mie,
imbarazzato e le sentivo sudate, o forse erano le mie?
-Sei sicuro? –
domandai con un filo di voce.
-Ti amo Bells! – aveva
risposto semplicemente, guardandomi negli occhi e il mio cuore saltò fuori dal
petto e prese a battere intorno alla stanza, provocando un suono talmente forte
da non riuscire a sentire nient’altro.
-Ti amo Edward! –
avevo risposto e vidi i suoi occhi sgranarsi e illuminarsi di alcune lacrime di
gioia.
Stressata me ne torno a casa, non vorrei neppure accendere
il computer, ma lo faccio ugualmente, forse per farmi del male. Come se non
fosse bastato quello di oggi. Come se non fosse abbastanza aver dovuto
ascoltare le sue canzoni, le sue emozioni, che condividevo in pieno. Preparo
qualcosa da mangiare, un’insalata ricca con del formaggio e del tonno e quello
che capita in frigo, perché ho fame, ho saltato la cena ieri sera e il pranzo
oggi..e non è salutare.
Mi siedo davanti alla tv a mangiare e di tanto in tanto
guardo il computer, ma cosa spero di trovarci? Davvero..cosa spero di vedere?
Alice sarà a letto, domattina ha un volo per tornare a New York..e gli altri non
mi contattano mai. La pagina di Facebook è aperta ma la home rimane sempre
uguale, non cambia mai e le notifiche sono inesistenti.
Passa il tempo ma il mio sguardo continua a posarsi su
quello schermo così lontano, ma che mi attira come la luce con la falena.
E allora, stanca di questo girarmi, che fra poco mi farà
venire il torcicollo, mi alzo e vado a gironzolare un po’ su internet, magari
facendomi i fatti degli altri. Ma la realtà è che voglio vedere di nuovo il suo
profilo, se ci sono foto nuove, se ha nuove amicizie..se ha scritto qualcosa
oggi.
Il suo stato mi colpisce e mi lascia sbigottita di fronte a
quello schermo così inanimato.
“Mi sono svuotato dei ricordi, del dolore, di ogni cosa che
parla di te..ed ora spero che non faccia più male..”
Non sapevo cosa fare, cosa dire..se ci fosse stato quel
maledetto bottone “non mi piace” di sicuro l’avrei cliccato e avrei invitato a
farlo anche ad Alice. Aveva superato il dolore di noi? Aveva superato e
cancellato i ricordi dei nostri momenti insieme? Davvero ci era riuscito? Forse
era il caso che gli chiedessi come aveva fatto, perché io non trovavo il modo..
Il telefono squilla e lo ignoro, so bene che sarà Alice. So
bene che è connessa e vuole dirmi di lasciare stare il computer, che mi faccio
solo male inutilmente..e che dovrei chiamarlo, dirgli che ho
sbagliato..chiedergli come sta. E invece la cosa più semplice è ignorarla..fare
finta di niente, non ascoltare quello che ha da dirmi.
La conosco troppo bene e so che non si fermerà. La chat del
social network si apre e lei scrive velocemente e più volte la stessa cosa.
“Bella..parlaci” starà facendo copia e incolla perché è
troppo veloce e le frasi diventano dieci, venti..finché sono stanca.
“Dormi che domani hai il volo, notte”
Mi metto off-line e mantengo la pagina aperta, mentre guardo
la tv, distrattamente. Posso davvero stare così male dopo tutto questo tempo?
E’ possibile che non riesca a dimenticarmi di lui? Sono stata io a
lasciarlo..un anno fa, e lui si riprende adesso, dopo tutto questo tempo..non
ha cercato subito qualcun’altra, ha aspettato che ritornassi. Ma sono troppo
stupida per farlo, troppo. Davvero una cretina di prima categoria. E così, per
farmi capire che è davvero finito, che lui mi ha archiviata e che adesso si
farà una nuova vita, lo scrive su un cazzo di social network, come se noi
valessimo meno di zero o come se avesse troppa paura a dirmelo in faccia.
L’orologio segna le nove e mezza, da lui sono le due e mezza
passate. Starà di sicuro dormendo e non leggerà la mail prima di domani..per
cui..posso tranquillamente scrivergli qualcosa ed affrontare le conseguenze
quando mi sveglierò, a mente lucida e non con l’angoscia ancora dentro per
quelle canzoni. Voglio dirgli quello che penso delle sua canzoni, voglio
esprimere il mio parere, le mie emozioni..è giusto che sia così.
Prendo il computer portatile sulle gambe e apro il provider
di posta e mi viene segnalata una mail da Edward.
Object: canzone mancante!
Ciao, ho
dimenticato di inserire questa canzone tra le altre, mi dispiace del disguido..
Non posso tenerla per il prossimo
giro perché è davvero importante. Fammi sapere cosa ne pensi..buon ascolto
Edward.
Scarico i file e sbuffo. Un’altra canzone! Un altro
tormento! Apro il programma e faccio partire il pentagramma e solo troppo tardi
mi rendo conto del titolo della canzone.
Back to me (torna da me)
You'll find
that not worth it Ti accorgerai
che non ne vale la pena
You'll find
that it's just pain Ti accorgerai
che è solo dolore
You will
notice that your smile is not true Ti accorgerai
che il tuo sorriso non è vero
Your body is stiff, your hair is not
softer Il tuo corpo è rigido, i tuoi capelli
non sono più morbidi
Your skin so transparent isn’t shiny
anymore La tua pelle così trasparente non è più
lucente
You'll find that I feel bad too Ti accorgerai che soffro anch’io
You will
notice that my eyes are red Ti accorgerai che i miei occhi sono
rossi
You will
notice that I cried Ti accorgerai
che ho pianto
The beard
grows, my eyes are off La barba cresce, i miei occhi sono
spenti
And My
clothes are dirty E
I
miei vestiti sono sporchi
It's the absence of us, the lack of love E’ l’assenza di noi, la mancanza di amore
There are plenty of looks Ci mancano gli sguardi
We are missing the caresses Ci mancano le carezze
The deep kisses and the long breaths I baci profondi e i sospiri lunghi
Sunset at the sea and the stars in the sky Il tramonto al mare e le stelle nel cielo
Because the sky is different without you Perché il cielo è diverso senza di te
Because looking into the deep blue doesn’t make sense anymore Perché guardare nel blu profondo non ha più senso
Unless you're with me Se non sei con me
You will notice that the words have no meaning Ti accorgerai che le parole non hanno più
senso
That those photos are simply fiction Che quelle foto sono solo una farsa,
That the speeches are all big lies che i discorsi sono tutti grosse bugie
You will notice that your heart beats if there is mine Ti accorgerai che il tuo cuore batte se c’è il mio
You will notice that my heart is there because it will beat. Ti
accorgerai che il mio cuore è lì perché batterà.
It’s the
absence of us, the lack of love E’ l’assenza di noi, la mancanza di
amore
There are
plenty of looks Ci mancano gli
sguardi
We are
missing the caresses Ci mancano le
carezze
The deep
kisses and the long breaths I baci profondi e i sospiri lunghi
The fragrant
swim and the night walks I bagni
profumati e le passeggiate di notte
Because even
walk doesn’t make sense anymore Perché anche
camminare non ha più senso
If your
hands are not tied to mine Se le tue mani
non sono legate alle mie
Come back to
me, please, Torna da me, ti prego,
your eyes
will be shining again i tuoi occhi saranno di nuovo splendenti
and our
faces will smile again e I nostri volti sorrideranno ancora
Come back to
me, please, torna da me, ti prego,
your hands
will tremble again le tue mani torneranno a tremare
Our heart
will beat again il nostro cuore batterà ancora
Come back to
me, please torna da me, ti prego
my heart
will beat stronger il mio cuore
batterà più forte
along with
your .. forever. insieme al tuo..per sempre.
Fermare le lacrime è una difficoltà enorme, cercare di asciugarle anche. Ormai la mia maglia è zuppa, non posso neppure asciugarmi con le maniche perché sono inondate.
Dio perché deve essere così bravo? Perché è così difficile
andare avanti?
Maledizione..perchè mi sono innamorata proprio di lui?
Ah si..per il suo sorriso magnetico, per quegli occhi dolci,
per il suo corpo fantastico..
Magari si riducesse solo a questo!
Invece c’è molto di più..
C’è la sua dolcezza disarmante, la gentilezza di un signore
d’altri tempi, il coraggio di un cavaliere..e poi c’è l’amore..quello è tutto
suo. Perché mi ama totalmente, nonostante i miei difetti, nonostante il mio
caratteraccio, nonostante potesse avere chiunque..lui ha scelto me.
Ed io sono una cretina, perché sto qui senza di lui, al
posto che andare a riprendermelo!
Certo..forse se avessi capito ieri queste cose avrei fatto
ancora in tempo, ma quello stato su FB mi ha fatto capire che adesso è troppo
tardi..e che la sfortuna mi perseguita!
Lo amo. Lo amo da impazzire.
E al posto che dirglielo piango ascoltando di nuovo la
melodia di “back to me”. Mi voglio far gran male stasera, si perché è quello
che mi merito..
Un anno..un anno e più senza di lui..come ho fatto a
resistere non lo so neppure io..ma è passato un intero anno.
Trecento-settanta-cinque giorni per l’esattezza.
Ed ora i ricordi sono tutti lì, che vogliono affiorare per
scacciare via il vuoto che sento.
From: bellaswanxx@mbcprov.com
To: edwardcullen82@mbcprov.com
Object: Your Songs
Ciao Edward, ho già fatto
presente a Sam che le canzoni sono belle e le produrremo. Complimenti, questa
volta ci hai messo tutto te stesso per comporle, devo darti atto che mi hai
stupita..Hai tirato fuori il meglio di te.
Sono felice di non aver dato
molto peso alle canzoncine che hai inviato la scorsa volta, non ti rendevano
giustizia.
Era questo che volevi, giusto? Un
parere..perchè come hai detto ieri “nonostante tutto” ti importa quello..
Perfetto allora..potrei
concludere qui la mail e salutarti, dirti che ci vedremo quando inciderai.. ma
la realtà è che ho altro da dire. Qualcosa che non riesco a fare guardandoti
negli occhi o sentendo la tua voce, per cui mi affido a questa mail, cercando
di esprimere al meglio me stessa..anche se tra i due è indiscutibile chi sia
più bravo con le parole.
Le tue canzoni non sono solamente
belle, scritte bene e con una melodia perfetta..no..sanno portarti nel dolore e
nella tristezza di chi le ha scritte, e di chi come me prova la tua stessa pena.
Perché è vero, soffro anch’io..ma forse non ne ho il diritto perché è tutta
colpa mia. La tua sofferenza, la mia..il fatto di dover affidarci a frasi
gentili solo per un rapporto di lavoro..e Dio se è difficile!
Vorrei tornare indietro, se si
potesse..cambiare certe decisioni, cambiare certe idee..parlarti apertamente di
ciò che sentivo, piuttosto che macinare dentro la mia testa bacata ipotesi che
non avevano fondamento. E’ passato molto tempo, me ne rendo conto..troppo. Le
persone passano..i sentimenti anche..e il dolore si affievolisce, pian piano.
Non ho il diritto di sputare su di te ciò che sento, anche se l’hai fatto anche
tu con le tue canzoni..ma è colpa mia..ne sono consapevole.
Le tue parole oggi mi hanno
aperto gli occhi, ho cercato di non pensare troppo al passato, di non sentire
troppo la mancanza dei giorni insieme e per un attimo pensavo di esserci
riuscita..ma le tue frasi hanno aperto una stanza nella mia mente, nel mio
cuore..e volevo che lo sapessi. Non so se eri così impaziente che le leggessi
per sapere se ho capito il senso di ciò che hai scritto, non so se era solo
voglia di incidere il prima possibile..ma nella prima ipotesi..beh..ho capito
ogni cosa volessi dirmi.
Per cui..dopo aver pianto tutta
la giornata ho pensato di rintanarmi a casa, quelle stanze che ho condiviso con
te per molto tempo, che sanno ancora di noi..che portano i segni di una caduta
rovinosa della mia vita. Non ho trovato la serenità che trovavo, ma almeno
potevo starmene senza far niente e guardare la tv. Ma non ho fatto i conti con
la tua ultima canzone “back to me”. Bella. Fantastica. Speciale. Meravigliosa.
Estremamente sensibile. Affascinante. Lacrimevole. Sublime. Cos’altro posso
dire di questo testo?! Non credo di poter continuare in eterno con aggettivi positivi
e addirittura banali per la tua opera..
Credo invece che terminerò la
mail con le semplici cose a cui sto pensando adesso, che forse è troppo tardi
per dire, ma che mi libereranno di un peso enorme..
Ti amo Edward, come non ho mai
amato nessuno ed ancora adesso è come se fosse quella notte in cui te l’ho
detto per l’ennesima volta, di fronte a quella torta di ricotta e cioccolato,
che hai comprato di ritorno da Londra per farmi una sorpresa. Ti ricordi?
Avevamo litigato mentre eri in tour e non sei tornato a New York per due mesi
consecutivi, poi ti sei fermato a casa dai tuoi..ed io ho viaggiato per un
altro mese. Litigavamo al telefono, perché avevamo bisogno di vederci..e stufo
com’eri di starmi lontano hai preso un volo e sei arrivato al mio appartamento
facendoti perdonare con quella meravigliosa torta. Ti ho detto che eri la
persona più importante della mia vita..mangiando insieme dalla stessa
forchetta, guardando nei tuoi occhi verdi e profondi..
Mi sento sola senza di te..e il
mio cuore batte, solo per sopravvivere, se potesse farne a meno sono certa che
smetterebbe con il suo ritmo e andrebbe a riposare, stanco, affaticato e
incazzato con la mia mente per averti allontanato.
Mi manchi..e sto vivendo come se
fossi in apnea da quando ti ho mandato via. Ma ero convinta che fosse la
soluzione migliore..per non soffrire. E invece guardaci qui, che stronzata!
Ed anche se è troppo tardi,
perché il dolore passa, insieme ai giorni e alle settimane; perché il ricordo
di me sei riuscito ad allontanarlo; perché la tua vita sta tornando ad avere un
senso..beh..Ti amo..e non smetterò mai.
Buonanotte Edward.
Premo invio, e non la rileggo. Ho il timore di cancellare
ogni cosa..ma devo farlo, mi sentirò più libera. Forse scaricherò su di lui
ogni pensiero, ed ancora più dolore del necessario..ma io avrò detto quello che
provo.
Mi infilo a letto e piango ancora, finché il sonno non mi
porta con sé.
*****
Da quella sera è passata quasi una settimana, Edward ha
risposto alla mail con un semplicissimo “D’accordo, ci si vede in sala di
registrazione”
Ma è meglio così.
Credevo avrebbe detto qualcosa in più, qualcosa di più
bello, di più intimo..per rispondere al mio piccolo sfogo. Non mi aspettavo
certo che mi dicesse “ti amo anch’io Bells, come non ho mai amato nessuna e
appena torno a New York voglio recuperare il nostro tempo insieme..” No, questo
no. Ma mi aspettavo che mi scrivesse qualcosa tipo “Hai ragione, è tardi..ho
superato tutto il dolore che mi hai provocato ed ora vivo sereno con la mia
nuova vita..”. E invece l’aveva ignorato.
Ma è meglio così.
Credo che prima o poi passerò a mettere quel “mi piace”
sullo stato che aveva inserito quel pomeriggio, il dolore l’ha superato..beato
lui. Almeno poteva ricominciare ad andare avanti normalmente.
Alice quando è arrivata a New York ha voluto subito vedermi,
sapeva che Jasper era al lavoro, per cui si è fiondata nel mio studio. Mi ha
chiesto come andavano le cose, si è fatta raccontare cosa ne penso delle
canzoni che ho letto e poi mi ha parlato di Edward..
Flashback
-Quando l’ho visto ho
faticato a riconoscerlo. Aveva la barba lunga, un paio di occhiali da sole a
coprirgli gli occhi stanchissimi e gonfi, un cappello con il frontino davvero
di cattivo gusto..e indossava abiti stropicciati. Come se ci dormisse
addirittura con quelli..Non sembrava neppure lui. L’ho invitato in un bar per
un caffè e ho potuto notare quanto era spento..solitamente Edward chiacchiera
normalmente, e invece sono state pochissime le cose che mi ha detto..per lo più
stava ad ascoltare me..
-Alice..smettila ti
prego..- provo a fermare il fiume in piena.
-Alla fine, per
sbaglio giuro, mi è uscito fuori il tuo nome, non so neppure come..eppure ho
visto qualcosa nei suoi occhi cambiare. Si sono riempiti di lacrime e le sue
mani tremavano. Non so cosa diavolo gli sia successo in questo anno Bella..ma
quel ragazzo non è più l’Edward che conoscevamo..
Aveva continuato ma ho deciso di fermarmi dall’ascoltare,
perché faceva male. Un maledettissimo dolore allo stomaco, al petto, alla
testa. Tutto.
Se ci ripensavo lo sentivo ancora..il cuore che si fermava,
lo stomaco che si stringeva..
Per fortuna però, cercavo di non pensarci molto, perché se
l’avessi fatto potevo benissimo dichiararmi una perdente, con ferite nascoste
su tutto il corpo e gli occhi perennemente colmi di lacrime.
Adesso avevo davvero bisogno di un bicchiere di latte per
farmi tranquillizzare un po’, per scacciare via i brutti pensieri..si perché
erano diventati brutti dal momento in cui avevo confessato a Edward che l’amavo
ancora e che non l’avevo dimenticato, con quella mail che ogni volta che
rileggevo mi faceva sentire inadeguata. Cosa mi aspettavo? Che tornasse da me
correndo? Illusa..l’avevo lasciato..ed ero tornata a dirgli che l’amavo dopo un
anno..dopo che lui era riuscito a scrollarsi di dosso noi..
Anzi..a dire la verità ho più bisogno di una bottiglia di
rum per stordirmi completamente. Peccato che in casa mia non ci siano
liquori..ho solo qualche bottiglia di birra..ma niente di più. E’ difficile
riuscire a ubriacarsi con la birra, ne dovrei avere casse intere..ed il mio
frigo ne offre appena due, tre al massimo.
Potrei anche andare di sotto a comprare qualcosa di forte,
ma ho già addosso il mio paio preferito di pantaloni della tuta, con la felpa
con un nano gigante, credo che sia anche pisolo, giustappunto!
Sto per decidere di andare a cambiarmi, per andare a
comprare davvero quella bottiglia di rum, quando il cellulare mi avvisa dell’arrivo
di un messaggio. Il numero non lo vedevo da tempo, troppo tempo..così tanto che
ho anche dimenticato di tirare via il nome che usavo per lui e la foto mentre
mi dedica un cuore con le dita.
MyLove: Ciao Bells..Come stai?
Un messaggio semplice. Usa un approccio normale, classico,
da amico..Come se fosse sempre stato qui, come se non ci vedessimo da qualche
giorno. Ma se ha deciso di scrivermi, un motivo ci sarà, no? E soprattutto..era
un buon segno che mi chiamasse con il suo nomignolo classico..quello di sempre
che amavo da impazzire.
Me: Ciao Edward..sto..tu, come stai?
Semplice anche la mia risposta. Come se fossimo due amici
che non si sentono da tempo.. Che volevo dirgli, che mi sto torturando per la
cretinata che ho fatto un anno fa? Sarei una stupida..queste cose non si dicono
per messaggi. E in realtà queste cose non si dicono punto. Ho già sputato
troppo male su di lui per farlo ancora..non se lo merita.
MyLove: Male..sei a casa?
Sta male? Come sta male? E dov’è? E’ tardi..a quest’ora a
Londra sono le quattro della mattina..io che faccio adesso alle undici di sera?
Non posso chiamare nessuno, non so che fare. Mi trovo a rispondere velocemente,
presa da un senso d’ansia che non sentivo da tempo.
Me: Si..perchè? Cosa posso fare per aiutarti? Chiamo
qualcuno?
Non so perché ha deciso di scrivermi e non so neppure perché
invece che chiamare i suoi genitori che gli abitano vicino, abbia cercato me.
Dio…sono preoccupata. Che faccio adesso? Potrei chiamare Alice, magari lei
conosce qualcuno..oppure..ma si certo! Il numero di Tayler! Adesso lo chiamo e
gli dico di andare a controllare Edward. Ma non ne ho il tempo perché il
campanello della porta suona e mi affretto ad andare ad aprire.
Una semplice rosa rossa tra le sue mani, il viso scarno, la
barbetta incolta, le spalle ricurve e lo sguardo brillante che nasconde fiumi
di lacrime.
-Edward..- sussurro senza voce. Proprio non ce la faccio a
parlare più forte. Vorrei chiedergli cosa ci fa qui, perché ha quella rosa in
mano, perché i suoi occhi sono spenti.
-Ho bisogno di te Bells, non mi mandare via.. – mi guarda
negli occhi mentre mi parla ed io non posso fare altro che sciogliermi. Vorrei
dire qualcosa di sensato, qualcosa che lo faccia sentire bene come io sto bene
ora, vedendolo qui di fronte a me. Invece le parole non escono, anzi..si
bloccano ancora di più e temo che adesso voglia andarsene, i suoi occhi si
abbassano e gli cade una lacrima sul suo viso delicato.
-Ed-Edward..- sono completamente sconvolta. Non mi aspettavo
nulla del genere. Ha una mano lunga il fianco e l’altra tiene la rosa
lievemente sollevata, a portata dei miei occhi, ed io non posso fare altro che
attirarlo nel mio abbraccio e stringerlo, più forte che posso. Un anno che non
lo tocco, che non sento le sue braccia attorno al mio corpo, che non sento il
suo profumo così vicino. Gli occhi mi si riempiono di lacrime, non so se per la
felicità o per come mi ha supplicato qualche secondo fa. Ma non mi importa, sto
così, ferma sul pianerottolo tra le sue braccia. Non so quanto tempo restiamo fermi
in quella posizione e non mi importa, davvero. Le sue braccia mi stringono, il
suo volto è affondato nell’incavo tra il collo e la spalla e il suo profumo mi
inonda le narici e mi fa girare la testa. Dio, è qui con me, tra le mie
braccia! –Vieni..entriamo.. – sussurro appena. Noto che afferra un piccolo
borsone e poi mi segue chiudendo la porta. Continua a tenere lo sguardo basso e
mi chiedo se Alice avesse ragione, se questo Edward fosse troppo diverso da
quello che ricordavo.
Sta fermo, all’ingresso con il borsone appoggiato a terra,
lo sguardo rivolto verso il basso, i capelli spettinati ma morbidi, il giubbino
di pelle che adoro su di lui, una maglia grigia al di sotto e un paio di jeans.
E’ semplice..ma bellissimo.
-Bells.. – fa per parlare, ma non voglio che dica altro. Mi
avvicino di più e affondo tra le sue braccia.
-Shh..stringimi e basta. – fa esattamente quello che gli
chiedo, nello stesso punto in cui era prima, senza spostarci. E’ così bello
stare accoccolata a lui che adesso capisco davvero cosa mi sia mancato di lui
in questo tempo. Il suo calore, il suo corpo, il suo profumo..il senso di
protezione che sento ogni volta che mi tiene tra le braccia. Ecco perché mi
mancava tanto.
Ci distacchiamo dopo un po’, potrebbero essere pochi minuti,
come un interminabile ora..ma la verità è che mi piaceva così tanto che non ho
guardato l’orologio.
-Ho..bisogno di sedermi.. – dice passandosi la mano libera
tra i capelli. E vedo che trema, mi accorgo che sembra proprio non stare bene.
Mi preoccupo, davvero molto.
Lo accompagno sul divano e vado a preparare una cioccolata
calda, magari lo aiuta e magari aiuta anche me. So che gli piaceva.. ma..se
adesso non gli piacesse più? Se preferiva qualcos’altro? Beh..speravo di no.
Speravo che le vecchie tradizioni, trovarsi sul divano a bere la cioccolata
calda ad esempio, non fossero completamente svanite.
-Ho preparato la cioccolata.. – sussurro tornando in salotto
e portando con me le due tazze con dei biscotti. Edward era seduto sul divano,
con la testa fra le mani, piegato leggermente in avanti, aveva ancora il
giubbino addosso. –Edward stai male? – mi feci più vicina, appoggiando una mano
sulla spalla, per attirare l’attenzione. Quando alzò la testa e mi fissò negli
occhi potei vedere la quantità di lacrime che stava versando e iniziarono a
riempirsi anche i miei. –Edward.. – stavo per dire qualcos’altro, ma le sue
mani si impossessarono del mio viso e mi attirarono più vicina.
Quando le sue labbra toccarono le mie ebbi un fremito che
accompagnò tutta la durata di quel bacio. C’era disperazione, amore, delusione,
tristezza, paura, felicità..un cumolo di sensazioni che faceva venire la pelle
d’oca. Le sue labbra erano rimaste sempre le stesse, perfette per le mie, e la
sua lingua giocosa era la compagna ideale della mia. Non ho mai amato un bacio
come questo, non ho mai desiderato tanto qualcosa come questo bacio. Sembrava
che non volesse staccarsi da me, forse per paura che fuggissi, forse per paura
di stare da solo.
Cercai di togliergli il giubbotto di pelle dalle spalle, e
lui mi aiutò scrollandoselo di dosso poi, con un po’ di forza, mi issò sul suo
corpo, in modo che fossi a cavalcioni su di lui.
-Bells..devo dirti una cosa.. – diceva tra i baci. Conoscevo
bene Edward, sapevo che non saremmo mai andati avanti prima di aver parlato, ma
avevo così tanto bisogno di baciarlo che continuai a fare quello che stavo
facendo, senza fermarmi, fino a che non si allontanò lui, rimettendomi al mio
posto. Ecco..ora si che era strano. –Dobbiamo parlare..non voglio.. – scosse la
testa e pensavo di voler sprofondare –Non voglio affrettare le cose..io..
-Si lo so..ti conosco. Volevo solo..insomma..mi è mancato
baciarti.. – ammisi guardando verso il basso, con ancora il corpo rivolto verso
di lui. E si avvicinò prendendomi una mano tra le sue.
-A me è mancata ogni singola cosa di te..anche la più
insignificante. Non ce la facevo più..stare senza di te voleva dire ogni giorno
affrontare una giornata di merda e non ne ho la forza. Sei tu che mi aiuti ad
andare avanti, sei tu…da quando ti ho conosciuta mi fai sorridere, ridere,
essere felice..non ce la faccio senza di te..
-Anche per me è la stessa cosa..con la sola differenza che
tutto questo l’ho causato io.. – non osavo alzare gli occhi su di lui, troppo
impaurita da ciò che avrei trovato. Ma mi stupì.
-Vieni qui..girati..- mi prese tra le braccia, cacciando per
terra i cuscinoni laterali del divano e facendo più spazio, per poterci
stendere. Avevo appoggiato la testa sul suo petto, respiravo a contatto con il
battito del suo cuore che mi dava una specie di ritmo. –Adesso siamo qui..è
questo l’importante..
-Abbiamo sofferto inutilmente, per colpa mia..io..
-Shh..non volevo parlare di questo Bells..so perché l’hai
fatto, l’ho capito. Non ti sto dando la colpa, hai agito secondo quello che
pensavi, secondo le tue paure, i tuoi timori. Siamo stati male entrambi.. ma non
sono arrabbiato con te..
-Davvero? – mi alzò la testa con le dita e mi perforò con il
suo sguardo carico di sincerità.
-Non posso essere arrabbiato con te, perché ti amo alla
follia..e perché non posso vivere senza di te Bells.. – erano le parole più
belle che mi sentivo dire da un anno a questa parte. E la cosa che le rendeva
speciali e bellissime era che provenivano da Edward.
-Ti amo anch’io Edward..più di me stessa..
-Dimmi che mi vuoi ancora.. – gli occhi gli si riempiono di
lacrime. Dio come faccio a non volerlo? Certo che lo voglio. Sarei dovuta
andare a riprendermelo molto prima! Dannazione.
-Ti voglio ancora Edward..ma tu, tu mi vuoi nonostante
tutto? – mi stringe più forte. Non si parla di desiderio fisico, di attrazione
sessuale..quello è il minimo. Anche se in un rapporto diventa una delle cose
fondamentali..non c’è solo quello. E lui ora parla di tutto il pacchetto Edward
ed io..di tutto il pacchetto Bells.
-Se ti voglio? Dio..ho aspettato un anno di sentirti dire
che mi amavi. Avevo già i bagagli pronti. Ho dovuto solo prenotare il primo
aereo disponibile..ma poi…poi ho pensato che non mi volessi più e..ho avuto
paura. – scossi la testa. Di cosa doveva avere paura? –Sei bellissima..e i tuoi
occhi..non li ricordavo così belli..
-Non sono stati così durante questi mesi..e’ perché ci sei tu..a
rendere tutto più bello.. – ero incapace di dire qualcos’altro. Mi guardava
come se non mi vedesse da secoli..ma forse era così, troppo tempo abbiamo
passato lontani.
-E la tua voce..è così melodiosa.. – lo vedevo con gli occhi
continuamente lucidi, tremava addirittura. Non riuscivo a capire cosa ci fosse.
Gli avevo detto che lo amavo, che lo volevo..siamo qui insieme. So di aver
sbagliato, l’ho ammesso..ha detto che non è arrabbiato con me..ma questo
comportamento, la sua reazione mi sta spaventando.
-Edward..cosa c’è?
-Ho..paura..paura di perderti ancora. Paura che tutto questo
sia un bellissimo sogno..dei tanti che ho fatto. Ho il timore di dover
attraversare di nuovo quella porta e lasciarti indietro..fa troppo male.- vedo
che gli occhi sono ancora colmi di lacrime.
-Non ti allontanerò più..sono stata così male in tutto
questo tempo senza di te..Lo so che ho fatto tutto da sola ma non ero pronta a
vivere quello che mi si prospettava, credevo di non riuscirci..e invece
allontanandoti ho fatto peggio, perché tu mi sorreggi, tu mi ami..non posso
vivere di nuovo la stessa cosa, non posso stare senza di te..se dovessi anche
solo passare una giornata lontano da te credo che impazzirei ora..Non ne ho la
forza..e tu..mi sei mancato da matti..- sussurro.
-Anche tu..e..Dio vorrei fare una cosa..ma credo che sia
presto.. – lo guardo confusa, il suo sguardo è timoroso. Passa una mano tra i
capelli e una sotto gli occhi per cancellare le lacrime e poi prende qualcosa
dalla tasca dei jeans. E’ una scatoletta piccolissima, in velluto nero che
contiene dentro un anello semplice in oro bianco, con un brillante al centro
non troppo grande, e altri due brillanti più piccoli incastonati nell’oro. E’
fantastico, perfetto..bellissimo.
-Sposami.. – non riusciva a dire nient’altro, ed io lo
capivo benissimo. Aveva fatto fatica a dire anche quelle pochissime sillabe,
non tentava neppure di fare un discorso lungo e romantico. Anche perché..più
romantico di questo momento per me, non poteva esistere.
-S-si.. – dissi allo stremo delle forze. L’avevo detto di
capirlo bene no? Ero nella sua stessa situazione. Sgranò gli occhi, sorpreso e
allibito ma velocemente fece scivolare l’anello sul mio dito. Non sapevo se
fosse quello giusto, se doveva andare su un altro dito o se era troppo grande.
So solo che lo abbracciai più stretto che potevo, incollando le mie labbra alle
sue.
Le sue mani morbide e grandi vagavano sulla mia schiena,
tirando su la felpa e passando le mani sulla pelle nuda. Le nostre gambe
continuavano a intrecciarsi ancora di più, se si poteva ed eravamo così vicini
che tra noi non c’era neppure un alito di ossigeno. Ma non ne avevamo bisogno
comunque.
La felpa finì a terra, come la sua maglietta. I pantaloni
della tuta dimenticati in fondo al divano, stessa fine dei suoi jeans.
-Sei bellissima..- mi disse dolcemente, mentre sfilava via
il reggiseno. La sua bocca non ci mise molto a raggiungere i miei capezzoli ed
io graffiai le sue spalle, per incitarlo a continuare. Nel silenzio
dell’appartamento si sentivano solo i nostri gemiti, neppure tanto trattenuti.
E chi ci avesse sentito si sarebbe fatto una cultura! (come si dice dalle mie
parti!)
Mentre tiravo via i suoi boxer mi nacque una domanda
spontanea, che non riuscii a trattenere.
-Sei stato con altre donne? – sgranò gli occhi sorpreso
dalla mia audacia ed anche un po’ infastidito. Non mi lasciai prendere troppo
dalla sua reazione e presi a massaggiarlo, accarezzarlo, dargli piacere come so
che gli piaceva. Prima di avventarmi su di lui con la mia bocca ripetei la
domanda. –Sei stato con altre donne? – e poi lo feci affondare nella mia bocca.
Un gemito più forte degli altri esplose dalla sua bocca ed io gongolai tra me e
me.
-No..no..no..Non potevo Bells..volevo solo te. Ti sognavo
ogni notte..ogni notte mi svegliavo sudato e con la voglia di fare l’amore con
te..Solo le tue mani, la tua bocca..nessun’altra..avrebbe..potuto..aaaaaaahhhh
prendere..il tuo…posto.. – faticava a parlare, perché dalla voglia che avevo
repressa credo di averlo fatto quasi venire. Probabilmente si starà trattenendo
come non ha mai fatto, perché il suo viso è talmente concentrato e le sue mani
strette a pugno che tra poco esplode dalla pressione del suo corpo.
Mi spostai risalendo sul suo corpo e baciandolo con
passione. In un attimo mi ritrovai sotto di lui, non mi resi conto come, con un
dito mi penetrava, lo muoveva e con la lingua lambiva il clitoride.
-E tu…tu hai avuto altri uomini? – non aspettai che facesse
di nuovo la domanda e risposi subito.
-No..non potevo Edward. Volevo solo te..ti ho sognato,
mentre mi prendevi in ogni modo possibile..ed ogni volta mi svegliavo con la
voglia di fare l’amore con te.. – avevo ripreso la sua frase. Ma era la
verità..era esattamente quello che mi succedeva. Come me prima risalì sul mio
corpo, per arrivare a parlarmi all’orecchio.
-Ti sei data piacere da sola? Ti sei toccata pensando a me?
– Dio..non era mai stato così. Si..era passionale, dolce, violento a
volte..sempre nei limiti. Ma..non mi aveva mai parlato così..e mi eccitava, mi
eccitava da morire. Soprattutto perché stava giocando con me, muovendo il suo
membro sulla mia entrata.
-Si.. – sussurrai imbarazzata.
-Anch’io..ogni dannatissimo giorno.. – e in quel momento mi
resi conto che forse non stava andando tutto come volevo. Che magari lui era
venuto qui solo per darmi il colpo di grazia. Per farmela pagare per quello che
gli avevo fatto..la sua voce era così arrabbiata che credevo di voler piangere.
Ma poi il mio occhio cadde sull’anello che portavo al dito, proprio un attimo
prima di sentirlo entrare dentro di me, con una spinta lenta e attenta.
-Sei bella..bellissima.. – mi ripeteva all’orecchio, mentre
lo mordeva e spingeva in me.
Poi stanco probabilmente di quella posizione si portò
seduto, attirandomi sopra di lui. Lo feci rientrare in me, bisognosa di averlo
ancora ed allacciai le braccia attorno al suo collo, sussurrando sulla sua
bocca “Ti amo” prima di baciarlo profondamente e succhiare la sua lingua nella
mi bocca, imitando i movimenti che avevo fatto prima con il suo sesso.
Le sue mani volarono ai miei fianchi, mi spinsero più giù,
lo sentivo così bene, e mi davano il ritmo che lui preferiva, lo seguì scoprendo
sempre più piacere, sempre di più, finchè il mio bacino non si mosse
incontrollato su di lui, portandoci all’orgasmo insieme.
Rimanemmo così, Edward afferrò la coperta vicina e ci coprì
in qualche modo.
Passato un’infinità di tempo lui mi prese la mano e la portò
sul suo cuore.
-Lo senti? – annuii guardandolo negli occhi. –Batte più
forte..perchè è insieme al tuo..e adesso non si separeranno più.. –mi disse
accarezzando il dito con l’anello che mi ha regalato poco fa.
-Edward.. – sorrisi completamente stordita da tutte quelle
emozioni..ma lui non ne voleva sapere. Intrecciò le nostre mani.
-Mi sembra di esplodere dalla felicità..mi viene da
piangere, vorrei alzarmi e saltare per casa..urlare fuori dalla finestra quanto
ti amo..ma sono tutte cose che non posso fare..
Gli sorrisi dolcemente, mi avvicinai a lui e facendolo mi
mossi sopra la sua asta, ancora dura..già pronta per me.
-E’ vero..ma puoi fare l’amore con me..tutta la notte.. – lo
baciai e in un attimo mi trovai distesa sul divano, con lui sopra che
riprendeva a spingere dolcemente.
-Ti amo futura signora Cullen!
La cioccolata era dimenticata sul tavolino, i brutti
pensieri accantonati in un angolo. Avevamo ritrovato noi stessi..ed era
vero..esattamente come nel testo della sua canzone..i nostri cuori battevano
più forti perché erano insieme ed ogni volta che facevamo l’amore, sembrava la
prima.
Avevamo tutto il tempo del mondo, da lì all’infinito, per
parlare di quello che era successo, urlarci contro, litigare e poi far pace..ma
di sicuro non ci saremmo mai più allontanati. Soffrivamo troppo senza l’altro e
niente era più come prima. Tutto quanto aveva un sapore migliore..e chissà
quante altre cioccolate calde avremmo bevuto, stretti in un abbraccio sul
divano..e chissà quante altre canzoni avrebbe scritto su di noi.
Perché noi siamo la sua canzone più bella. Muoviamo le corde
e pigiamo i tasti, scriviamo il testo giorno dopo giorno..creando una melodia
perfetta..migliore di volta in volta..speciale..sublime.
The End
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