L’universo
tranne noi
(La canzone è di Max Pezzali)
Ti ho incontrata ma tu non mi hai visto
Eri in macchina è stato un attimo
Ma il mio cuore si è come bloccato
O era fermo prima e ha ripreso a battere
Eri in macchina è stato un attimo
Ma il mio cuore si è come bloccato
O era fermo prima e ha ripreso a battere
Pov Edward.
Sono qui,
nella sala d’aspetto dell’ospedale di New York e attendo, impaziente, che
qualcuno venga a darmi notizie sul mio nipotino David, figlio di Emmett e mia
sorella Rosalie. Sono corso qui appena ho saputo, per fortuna ero già
all’aeroporto, appena sceso dal volo partito da Chicago. Vengo a trovare la mia
famiglia di tanto in tanto..ultimamente sempre molto spesso, per la
collaborazione che ho con l’ospedale, ma non solo. Alla fine ce l’ho fatta,
sono riuscito a esaudire il mio desiderio di diventare medico, chirurgo
ortopedico per precisione. Mi è costato molti sforzi, ma ho ottenuto un
prestigioso posto di primario del reparto all’ospedale di Chicago, e di tanto
in tanto collaboro con quello di New York. Ho frequentato Harvard, con sommo
orgoglio di mio padre Carlisle, che ormai non svolge più il suo lavoro di
chirurgo da qualche anno. Accanto a me c’è mia madre, con la testa appoggiata
alla mia spalla, sconvolta quanto Alice e Jasper. David stava attraversando la
strada, nel loro piccolo quartiere in periferia, quando una macchina l’ha
travolto. Rosalie ed Emmett sono stati portati nella sala d’urgenza, grazie
alle conoscenze di mio padre, che è lì a consolarli. Vivo a Chicago ormai da
molti anni, subito dopo essermi separato da mia moglie..Isabella Swan. L’unico
vero amore della mia vita. L’unica donna della mia vita…l’unica per tutto.
Ricordo ancora il giorno che l’ho incontrata. Stavo vagando appena fuori dal
campus universitario e la vidi, bellissima, nei suoi jeans stretti e nella
maglia attillata, con delle semplicissime scarpe da tennis ai piedi. Non era
sofisticata, non era come tante ragazze con cui ero stato, tanta apparenza
senza cervello. Stava scendendo da un taxi, portando la borsa con dei libri e
un piccolo trolley, ma appena tolsi lo sguardo un secondo, lei già non c’era
più. Ricordo di essermi impegnato per cercarla, in ogni angolo del campus..ma
non la trovai. Forse il caso, il destino o che so io..ci fece incontrare per
caso, di fronte all’ufficio di un professore. Avevo paura a parlarle, lei era
così impegnata nella lettura di alcuni fogli che non volevo neppure
disturbarla..ma poi mi feci coraggio.
Flashback
-Ciao…anche tu qui per l’esame del professor Carter? –
lei alzò lo sguardo su di me, confusa e probabilmente curiosa del motivo per
cui uno sconosciuto le stava rivolgendo la parola.
-Si.. – un semplice monosillabo, che mi permise però
di sentire la sua voce. Speciale. Da quel giorno..era una dolce melodia che
volevo sentire ogni secondo.
-Qualche argomento da approfondire? – tentai, si
vedeva che non aveva molta voglia di parlare. Sbuffò sonoramente e poi girò i
fogli verso di me.
-In realtà..sto solo cercando di capire come mai mi ha
bocciato allo scorso appello! – vidi le sue gote farsi più rosse, per
l’imbarazzo, e mi innamorai di lei in quell’istante. La sua timidezza, la
bellezza di quel viso dolce, la voce soave e gli occhi castani, di una tonalità
cioccolato. Bellissima e infinitamente dolce. Passammo altri minuti a discutere
sull’argomento errato del suo compito e poi il professore si liberò, permettendo
a Isabella di entrare. Non passò molto tempo prima che uscisse con il sorriso
sulle labbra.
-Bene..è proprio come avevi detto tu, grazie Edward!
Senti..cosa ne dici se un giorno di questi andiamo a berci un caffè insieme?
Intendo..se ti va, se non sei impegnato.. – di nuovo il rossore sulle sue
guance. Sorrisi, contento che fosse stata proprio lei a farsi avanti.
-Sarebbe un onore, per me, Isabella..
-Oh chiamami Bella, per favore!
Due giorni
dopo ci incontrammo per un caffè, ad un bar poco fuori il campus. Ci
raccontammo delle nostre vite, dei nostri studi e stranamente..delle nostre
insicurezze. Non mi sono mai sentito libero di parlare con qualcuno come facevo
con lei, solo con mia madre Esme ero così aperto..ma lei era mia madre! Uscimmo
altre volte, sempre per un caffè o un pranzo veloce, tra una lezione e
un’altra..finchè incapaci di resistere abbiamo dato adito alla nostra passione.
Da quei giorni abbiamo passato gli ultimi tre anni del College assieme. Ci
siamo sposati subito dopo esserci laureati e siamo tornati a New York, da dove
entrambi provenivamo. Io avevo trovato lavoro in una clinica privata mentre
lei..qui, all’ospedale. E’ lei il chirurgo pediatra che sta operando David, in
sala operatoria.
Mi sono
chiesto molte volte come sarebbe stato rivederla, dopo tutto questo tempo..infondo
sono passati quasi otto anni da quando ci siamo separati. Siamo entrambi grandi
e più maturi di quando abbiamo preso questa decisione, entrambi con esperienze
diverse..con bagagli di vita completamente differenti. Lei ha deciso di stare
qui, vicino alla mia famiglia, vicino alla sua famiglia..ma io non potevo
proprio stare così vicino a lei, non poterle parlare, non guardarla, non
toccarla..Era una tortura. Così feci richiesta di un posto a Chicago e mi
trasferii, con enorme dispiacere dei miei genitori, e delle mie sorelle. Anche
Bella, quando l’avvisai della mia partenza si era dimostrata dispiaciuta, ma
fredda e lontana, come lo era sempre in quell’ultimo periodo con me.
Flashback
-Ciao.. – Ero andato in ospedale, durante il suo
turno..in modo che non potesse fare una scenata in reparto. Ammetto di aver
giocato sporco..ma lei non voleva parlarmi ormai da mesi ed io..avevo bisogno
di dirle almeno qualche cosa.
-Cosa ci fai qui? – era arrabbiata, ancora furiosa con
me.
-Sono venuto per..per dirti una cosa
importante..ehm..possiamo andare nel tuo studio? – la vidi mordersi il labbro
ed essere incerta, tentennava con lo sguardo in corsia, per vedere una via di
fuga. Ma poi acconsentì.
-Allora..cosa volevi dirmi di così importante? – si
era seduta sulla sua poltroncina ed aveva incrociato le braccia al petto. Era
sempre bellissima e mi chiedevo, come avrei fatto d’ora in poi a non vederla
più.
-Parto..a Chicago hanno accettato la mia richiesta di
trasferimento.. – la vidi sgranare gli occhi sorpresa, forse non se lo
aspettava –E ti voglio chiedere scusa se in questi mesi sono stato assillante
ed oppressivo..d’ora in poi..non esisterò più per te. Farò spedire le carte per
la separazione dal mio avvocato. Non voglio essere d’intralcio alla tua vita..
– lei annuii, poco convinta della mia frase o forse solo delusa. Infondo..erano
sette anni che stavamo insieme..quattro di matrimonio..e tre di fidanzamento.
Ci conoscevamo bene..o per lo meno, pensavamo di conoscerci.
-Bene..sono felice che hai trovato il tuo posto nel
mondo Edward..ti auguro felicità a Chicago. – mi aveva stretto la mano, come se
fossimo semplici conoscenti e un brivido aveva percorso tutto il mio corpo.
Dopo tutti quegli anni..ancora rabbrividivo al contatto con la sua pelle.
Così ero
partito, mi ero lasciato alle spalle un matrimonio apparentemente felice, una
famiglia unita e speciale come poche ed un nipotino, meraviglioso. Ma cosa più
importante…mi ero lasciato indietro mio figlio. Si, perché Bella era incinta.
Avevamo litigato proprio per questo..lei non lo voleva, lei voleva abortire
perché non aveva ancora sfondato nel percorso della sua carriera e proprio non
poteva diventare mamma, in quel momento. Mi sentivo spiazzato e completamente
atterrito dalla sua decisione.
Flashback
-Edward..io questo bambino non lo voglio. Non sarò una
brava madre..devo pensare prima ad essere qualcuno nella vita, prima di
crescere un figlio..
-Bella..tu non sai di cosa parli. Sei un chirurgo
pediatra molto brava e tutti ti adorano all’ospedale, questa gravidanza è
solamente qualcosa di speciale! – avevo tentato di abbracciarla ma lei si era
spostata.
-No Edward..tu non capisci..Non voglio questo figlio,
non ora. La mia decisione l’ho presa..ci ho riflettuto, a mente lucida e voglio
abortire.
-Allora io non conto niente? Il mio parere non conta
niente? Siamo una famiglia..io questo bambino lo voglio..voglio il nostro
bambino.
-Una famiglia? Ci vediamo a mala pena. Io sono in
ospedale per più di otto ore al giorno e sempre reperibile in caso di emergenza
e tu passi le tue giornate alla clinica, qui a casa non ci siamo mai..se ci
siamo dormiamo, mangiamo..basta. non parliamo neppure.
E così ci
eravamo sputati addosso parole cariche di odio per qualche giorno, la
discussione non era mai finita, addirittura le poche telefonate che ci facevamo
erano cariche di rabbia e di risentimento. Quando eravamo a casa dormivamo
separati, non mangiavamo neppure insieme e lei continuava ad evitarmi, per non
dover litigare ancora con me..ed io..io soffrivo perché volevo disperatamente
abbracciarla, amarla di nuovo e lei non me lo permetteva. L’amavo più di ogni
altra cosa e credevo che quella creatura che ci era stata donata, meritasse il
mio amore..il nostro affetto profondo, perché io lo sapevo che lei sarebbe
stata la madre migliore al mondo. Non credevo che il mio matrimonio finisse
così. Ricordo bene le sue parole, l’ultimo giorno che avevo provato a insistere
per la gravidanza, sono ancora vive nella mia mente, nel mio cuore..come se
fossero lame che ancora incidono i miei organi, facendomi male a distanza di
anni.
“Non voglio questo figlio, Edward..mettitelo in testa.
Non voglio avere una gravidanza..rovinerebbe tutto ciò che ancora non è
rovinato. Non credere che un figlio possa aggiustare il nostro matrimonio, non
lo farà mai. Io..io non ti amo più. Non sopporto più la tua aria stanca,
stressata, angosciata di quando giri per casa, non sopporto il fatto di doverti
vedere poco e non parlare. Non sopporto più ciò che siamo diventati, perché non
ti amo più. Siamo diventati due estranei..Non usciamo più, non ci guardiamo,
non ci parliamo..è stressante vivere così. E mi sono accorta di non amarti..mi
sono resa conto che tutto ciò che faccio è stare appesa ad una finzione che è
meno incerta della realtà. E questo
bambino..crescerebbe in una famiglia che non si ama.”
Ero rimasto
sconvolto, come lo sono ora quando ci penso. Mi veniva da piangere..come
piangerei ora se non fossi di fronte a tutte queste persone..però di tanto in
tanto, nella mia camera del monolocale che ho a Chicago, mi trovo a piangere.
Non ho più avuto nessuna dopo di lei, non potevo..il mio cuore non me lo
permetteva. Ho dato anima e corpo al mio impiego, alla mia carriera come avevo
deciso di fare, quando ero solo un ragazzino, quando fare il medico era ancora
un sogno, quando non avevo una donna per la testa..quando l’amore totalizzante
non mi aveva ancora toccato. Alle sue parole avevo ribadito con una domanda
confusa, per chiederle cosa stava dicendo..Lei non mi amava ed io ci avevo
creduto, guardando nei suoi occhi spenti.
“Non voglio più vederti Edward. Non voglio che tu
abbia più niente a che fare con me..voglio il divorzio e lo voglio a partire da
adesso. Voglio che tu te ne vada, o me ne andrò io..Questa situazione mi sta
distruggendo.. Non devi più interferire nella mia vita..neppure in futuro.”
La sua voce
glaciale e carica di risentimento, mi aveva fatto pietrificare sul posto.
Possibile che fosse proprio lei la donna che mi diceva quelle cose?! Avevo
raccolto le mie cose e me n’ero andato di casa, perché non fosse lei a dover
lasciare la nostra casa. Avevo creduto, sperato con tutto me stesso che mi
chiamasse, dopo qualche ora, per dirmi che aveva avuto un attimo di pazzia,
paura, rabbia e che aveva detto quelle cose ma non le pensava realmente. E
invece..erano passate le ore, i giorni..persino i mesi..Lei non parlava con me,
lei non voleva vedermi ed io intasavo la sua segreteria per poterle dire cosa
pensavo..lei è sempre stata anche la mia migliore amica. L’unica con cui
parlare di tutto, di me stesso. Avevo creduto che abortisse sul serio e mi ero
logorato dentro..per poi scoprire che Bella aveva portato avanti la gravidanza,
ma che non mi voleva vicino. Mi ero fatto da parte, ed ero partito..decidendo
per entrambi, come aveva fatto lei. Mettendo distanza tra i nostri corpi, tra
le nostre menti..tra i nostri cuori. E questa situazione ancora adesso, a
distanza di tutti questi anni..mi divora. Credevo di essere più forte, credevo
di farcela..ma mi sono reso conto, o forse lo sapevo già prima, che io senza di
lei non posso vivere. Mentre lei, insieme a mio figlio Mattew, se la cavano
alla grande. E’ nato ed io ero a Chicago, non sapevo per quando era fissata la
data, non sapevo nulla..perchè lei mi aveva tagliato fuori dalla loro vita, da
quel bambino che desideravo con tutto me stesso, perché frutto di un amore
profondo, quello che provavo io per lei. Non ho potuto stringerlo tra le
braccia appena nato, non ho potuto scegliere con lei il nome, non ho potuto
preparare la sua cameretta e vederlo sorridere, sentire dire le prime parole e
vederlo camminare. Io per mio figlio non ci sono stato..sono solo un ombra che
di tanto in tanto viene a trovarlo e che non sarà mai presente nella sua vita.
Sono arrabbiato con lei, perché a nessuno deve essere tolta la possibilità di
stare con il proprio figlio..e lei con me l’ha fatto, facendomi male,
colpendomi e ferendomi come nessuno mai aveva fatto, come nessuno mai potrebbe
fare. Ma nonostante tutto..spero di vederla, di parlarci, di poter sentire di
nuovo il mio cuore battere forte, sentirlo spiccare il volo e non tornare più
da me, guardarla sorridere, poterle stringere le mani..tutto ciò che è successo
passerebbe in secondo piano e tornerei ad amarla, se solo lei me lo
permettesse.
Ed ora sono
qui, che prego perché il miglior chirurgo pediatra di tutta New York, salvi la
vita di mio nipote.
Tante volte io l'ho immaginato
Rivedere te che effetto mi farà
Pov Bella.
Sto
camminando per i corridoi azzurri e bianchi riempiti dai disegni dei bambini
del reparto, con il camice pulito e sostituito, i capelli ancora chiusi nella
cuffietta, per andare a parlare con Rosalie ed Emmett. Quando questa mattina mi
hanno chiamato dal pronto soccorso avevo addirittura sbuffato perché avevo
dovuto lasciare mio figlio a mio padre, per correre a operare. Amavo il mio
lavoro, mi aveva permesso di sentirmi realizzata e amata da tutti quei bambini..ma
certe volte avevo voglia di godermi mio figlio, come si deve. Ma quando ero
arrivata e mi ero trovata di fronte il visino assente di David mi feci
coraggio. Solitamente noi medici cerchiamo di non intervenire se
sentimentalmente coinvolti, ma questo caso è disperato e mi hanno decretata
migliore chirurgo di tutta New York..è il mio ruolo. Ho operato cercando di
estraniarmi dalla situazione complessiva, pensando razionalmente a quello che
facevo..conscia che ci sarebbero state troppe conseguenze negative a un mio
passo falso. Alla fine camminare per questi corridoi è sempre una
liberazione..l’aria che si respira in sala operatoria è tesa e alquanto delicata,
dato che i nostri pazienti sono i più indifesi esserini sulla terra. Se ci
fosse stato mio figlio in queste condizioni..ora sarei già in lacrime a dovermi
aggrappare a qualcuno per sorreggermi. E purtroppo…vorrei solo una persona,
qualcuno che è lontano da qui, qualcuno che ho allontanato per paura, timore,
idiozia…L’unica persona nella mia vita che mi sorretto, che mi ha dato
appoggio, amore, fedeltà..incondizionatamente. Ma lui non tornerà..non per me.
Sono in ansia di dare la notizia alla mia famiglia.
Si, la mia
famiglia. Da quando mi sono sposata con Edward, o forse già prima, la famiglia
Cullen è diventata la mia seconda casa. Sono tutti un fulcro importante..chi
per alcune cose, chi per altre. Mio padre Charlie, ormai in pensione..si gode
il piccolo Mattew, togliendomi i problemi di cercare una babysitter, ed è anche
lui..il punto di riferimento principale della mia vita.
Prima il
punto di riferimento della mia intera esistenza era Edward, ci siamo conosciuti
al college, innamorati, laureati, sposati..e iniziato la carriera da dottori
insieme a New York. Siamo sempre stati vicini nella stessa città, senza mai
vederci, senza mai attirarci, senza mai incontrarci..e poi lontani da casa, ad
Harvard..ecco che il destino entra in gioco e ci fa conoscere, ci fa
innamorare. E’ stato il primo per me..il primo amore, il primo ragazzo, il primo
bacio..la prima volta..il mio tutto.
Eravamo
felici insieme e ricordo ancora con gioia il giorno in cui mi ha chiesto di
sposarlo, eravamo andati ad un concerto di un gruppo di alcuni nostri amici e
lo vedevo teso, agitato..come se ci fosse qualcosa che richiedeva la sua
concentrazione, totalmente, da un’altra parte. Quella volta, una delle poche sere
sbarazzine che ci siamo presi al college, mi aveva portata su una terrazza del
dormitorio femminile, con una coperta calda e mi aveva fatta sdraiare addosso a
lui, cominciando a parlare di noi e del nostro meraviglioso amore.
Flashback
-Sai Bella..quando mi sono iscritto ad Harvard non
credevo di potermi innamorare..in realtà nella mia vita ho sempre creduto che
non ci fosse qualcuno adatto a me, per come sono fatto. Eppure..eppure quel
giorno, quando sei scesa dal taxi..ho visto per la prima volta il mio cuore
fare un balzo fuori e rincorrerti – era sempre stato bravo con le parole, mi
aveva conquistato anche con queste..oltre che con i suoi due magneti verdi al
posto degli occhi. –Ed ora..che siamo laureati e addirittura a breve terminiamo
il tirocinio..mi sento come su di una nuvola..nonostante la realtà ci
sormonterà.
-Che vuoi dire?
-Che io, Edward Cullen..sono agitato, complessato,
paranoico, imbarazzato, impaurito per il futuro, anche solamente per domani..ma
sono sicuro e completamente innamorato di te Isabella Swan. E sto vivendo in un
mondo fatto completamente di ovatta..che mi mostra ogni giorno quanto tu sia
splendida e quanto sia fortunato ad averti. Vicino a te dimentico le mie paure,
dimentico di essere ancora un ragazzo che non sa nulla del mondo, dimentico
persino che sto affrontando un percorso difficile, pieno di insidie..Dimentico
il mio nome appena mi guardi e le mie gambe tremano se mi baci e tremo al solo
contatto con la tua pelle. Sono insicuro di tutto ed ho una paura fottuta..ma
tu..sei l’unica cosa al mondo di cui non ho paura, l’unica di cui sono sicuro
perché ti amo immensamente..per cui..non ho intenzione di passare un solo
giorno, lontano da te..vuoi sposarmi?
Era rosso,
per l’imbarazzo, ma nei suoi occhi leggevo una determinazione che poche volte
avevo visto. Avevo risposto di si, senza pensarci due volte, senza pormi dubbi
inutili che solitamente affliggono i momenti successivi alla proposta.
Niente..completamente sulle nuvole, come si era definito lui. Poi però..la
nostra vita ci ha regalato momenti difficili, momenti in cui non sempre abbiamo
mantenuto la calma, la compostezza e non sempre siamo stati maturi e responsabili
da affrontare i problemi come capitavano. Spesso ci trovavamo ad aggirarli,
trovandoli dietro l’angolo come macigni poco dopo. Così si erano accumulati
anni di cose non dette, di bugie, di rabbia repressa, di rimorsi,
rimpianti..cose che in un matrimonio d’amore non si dovrebbero trovare. Eppure..ora
siamo qui, divisi da quasi otto anni..principalmente per colpa mia. Ma mai..una
sola volta..mi sono pentita di avergli detto si, di essermi innamorata di lui.
Quando
scoprii di essere incinta ero da sola, nel bagno dell’ospedale. Avevo avuto
qualche avvertimento dal mio corpo, ma avevo cercato di ignorarlo..solo in
seguito mi ero decisa a fare il test e l’ecografia. Quando ne fui sicura
aspettai prima di dirlo a Edward..pensai da sola a cosa fare di me, della mia
vita e della vita di quell’esserino che portavo dentro. Quando dissi a mio
marito che volevo abortire..successe l’inevitabile. Sapevo quanto lui
desiderasse dei figli e ci eravamo promessi di aspettare ancora qualche tempo,
in modo da avere entrambi una posizione stabile e una carriera ben avviata, che
al mondo d’oggi copre le spalle ad una famiglia. Così avevo decretato, senza
che lui potesse decidere, che volevo abortire. Ma non avevo fatto i conti con
la mia coscienza che ogni parola, ogni momento pensava a distruggermi
moralmente. Abbiamo passato giorni interi a dirci cattiverie a tirare fuori
scheletri dall’armadio che appartenevano ormai a un passato lontano, a
riscoprire caratteri di noi completamente diversi. Era come se avessimo di
fronte persone completamente differenti, che non si riconoscevano, che non si
appartenevano. Poi..le mie parole cattive, la mia voglia di mandarlo via da me,
lontano..affidandogli la colpa del mio dolore, della mia gravidanza della
possibile fine della mia carriera. Con quelle parole l’avevo ferito come
nessuno mai..gli avevo detto di non amarlo, di non volerlo, di essere stanca di
lui..cosa che in realtà il mio cuore non pensava affatto. Ma ero attenta alle
mie necessità, preoccupata di quella gravidanza, agitata per il futuro
imminente che mi attendeva..e desideravo solo che Edward, l’uomo che diceva di
amarmi, comprendesse la mia difficoltà, capisse i miei dubbi e le mie
insicurezze. Avevo paura di dover buttare all’aria anni e anni di studi, di
fatica per accudire la mia famiglia, come era stato per Reneè, mia madre, che
ancora oggi non so dove sia, dopo avermi abbandonata da mio padre..perchè
stanca della vita solitaria e monotona della casalinga e della mamma. Avevo il
timore di essere proprio come lei, egoista e incentrata sulla mia carriera.
Eppure..dopo che Edward aveva varcato la soglia di casa, sbattendola dietro le
sue spalle..mi ero sentita affranta, delusa, disperata..distrutta dentro. Sarei
voluta morire in quell’istante. Ho lasciato correre del tempo, prima di provare
a contattarlo nuovamente..ma in quell’occasione venni a conoscenza di qualche
appuntamento che aveva con una certa Victoria, un’infermiera della
clinica..cosa che poi è stata smentita più e più volte sia dallo stesso Edward,
sia da Alice, sua sorella. Ma in quell’istante non feci molto caso alla
veridicità o alla vera possibilità di quel fatto, ero accecata dalla gelosia e
dalla rabbia. Così non mi feci rintracciare, mai, in nessun posto, in nessun
caso..e portai avanti la mia gravidanza da sola. Lui aveva cercato più volte di
dirmi che ci sarebbe stato, qualsiasi cosa mi servisse, in qualsiasi momento,
che voleva esserci per nostro figlio..ma l’avevo cacciato, arrabbiata e delusa
dal suo comportamento. O forse..solo timorosa di non essere all’altezza di quel
ruolo, di fallire, di fronte ai suoi occhi. Non potevo permettermelo..e allora
lo allontanavo, la cosa che mi riusciva meglio. Quando mi comunicò la notizia
del suo trasferimento a Chicago, non volevo crederci. Aveva deciso che se ne sarebbe
andato, pur di lasciarmi in pace, pur di farmi vivere la mia vita come più
desideravo..ma la cosa che mi fece più male furono i suoi occhi, ancora carichi
di amore e risentimento. Avevamo combinato un casino più grande di noi e non
sapevamo come venirne fuori..e la mia gravidanza non aiutava affatto. Gli avevo
palesemente detto che si doveva scordare del fatto che aveva un figlio e che io
non lo volevo nella sua vita, né tantomeno nella mia. Ero stata cattiva,
sprezzante e non capivo il motivo.
Quando
Mattew è nato avevo al mio fianco Charlie e tutta la famiglia Cullen, senza
Edward. Avevo espressamente chiesto che non ci fosse..ma venni a sapere da
Emmett che Alice lo aveva chiamato e lui si era precipitato per poter vedere il
pargoletto almeno dal vetro della nursery. All’inizio l’idea della sua presenza
e di ciò che mi aveva combinato Alice mi aveva fatta arrabbiare, ma poi, a
lungo andare capii che era suo figlio e che non dovevo escluderlo così dalla
sua vita. Così di tanto in tanto, casualmente lasciavo delle foto e dei dvd con
le riprese a casa di Esme e Carlisle, i genitori di Edward, per farglieli
trovare, facendo finta di dimenticarli. Non volevo che pensassero, né lui né i
suoi, che mi stavo convincendo che dovesse esserci nella sua vita. Poi il tempo
passava e sentivo Esme ed Alice che mi chiedevano più volte di far incontrare
Mattew ad Edward..almeno solo per qualche ora. Così facemmo un accordo..tra me
e loro, soltanto. Io lasciavo Mattew da loro qualche giorno, con la scusa di
dover passare molto tempo in ospedale per dei casi urgenti..e loro,
causalmente, mi facevano sapere in quali giorni Edward sarebbe stato a New
York..per poter lasciare Mattew a casa loro. Avevamo iniziato così..e non mi
andava di rompere l’abitudine. Io e lui non ci siamo mai incontrati..forse
consci che nel caso in cui sarebbe successo..ci saremmo amati, come il primo
giorno, ma timorosi entrambi di trovarci cambiati, impegnati.
Mattew ormai
ha quasi sette anni e conosce suo padre e lo ama, com’è giusto che sia. Ma sente
la sua mancanza ed ogni giorno non manca di ricordarmelo. E’ un bambino
determinato e testardo, ma anche molto dolce e fantasioso..un equilibrio
perfetto tra me ed Edward..e poi, cosa più importante..ha preso il colore degli
occhi di suo padre..un verde intenso spettacolare, che mi perdo a guardare
quando sento la mancanza del mio amore.
Appena è
diventato più grande ho cercato di raccontargli la storia del nostro
matrimonio, raccontandogli il motivo per cui ci siamo lasciati ed ora suo padre
è così distante. Gli raccontai anche che all’inizio non lo volevo, che avevo
paura di non essere una brava mamma e che a giudicare da come avevo allontanato
suo padre da lui, non lo ero stata affatto. Ma lui mi aveva rassicurata,
dicendomi che ero la madre migliore che potesse volere e che Edward, nonostante
tutto, era un buon padre. In effetti non gli faceva mancare nulla..gli aveva
regalato un cellulare, cosa di cui sono stata contraria fin da subito, appena
aveva compiuto cinque anni, che lui pensava a ricaricare..ma principalmente gli
serviva come mezzo di comunicazione con suo figlio. Quando lo vidi la prima
volta, scappare in camera e sorridere al telefono, capii immediatamente che
Edward voleva suo figlio più di qualunque cosa al mondo..e mi ero anche decisa a
fare un passo verso di lui, invitandolo a casa un giorno che sarebbe stato a
New York..per stare insieme a Mattew, come un vero padre, nel suo mondo e non
in casa dei nonni. Ma ancora..non ne avevo avuto il coraggio.
Attraverso
la porta che mi separa dalla sala d’aspetto e li trovo, seduti e disperati, sui
divanetti di fronte alla porta. Hanno tutti il volto segnato dalle lacrime e
nello sguardo la paura. Il mio sguardo si concentra sugli occhi di Rose,
completamente distanti da ciò che la circonda, abbracciata ad Emmett che la
sorregge e che a sua volta chiede una spalla su cui appoggiarsi. Immaginavo che
Carlisle gli permettesse di sostare nella zona di fronte l’area rossa, ma non
ha le sedie e dovevano stare in piedi. L’intervento è durato molto, è stato
complesso e credo che dopo un tempo imprecisato, li avesse riportati lì, per
farli sedere. Edward è seduto vicino a Esme, l’abbraccia e lo sguardo è basso,
il profilo segnato dalla stanchezza e dalla preoccupazione. Nonostante
tutto..sono felice che sia qui, felice di vederlo. Sentono i miei passi e
volgono lo sguardo su di me. I miei occhi però..non cercano quelli di Rose o
quelli di Emmett..cercano gli unici che non vedono da molti anni. Edward è qui,
di fianco alla sua famiglia..pronto a sorreggerli nel caso di un problema,
pronto a consolare, pronto a gioire..pronto ad essere parte integrante dei suoi
affetti. So quanto gli costa stare a Chicago ed ammetto..che vorrei tornasse
qui. Per tutti.
-Bella.. –
la voce affranta, sussurrata di Rose mi giunge alle orecchie..so che lei è
apparentemente la più forte di questa famiglia, insieme a Carlisle..ma vederla
ora, con lo sguardo spento e vitreo, mi fa comprendere quanto in realtà sia
debole. Sul mio volto si spalma un bel sorriso e non faccio in tempo a dire
nulla che quattro braccia mi avvolgono, stritolandomi. –Oh grazie
Bella..grazie..Grazie di cuore!
Sono
abituata agli slanci di affetto, da parte dei parenti delle mie creaturine, ma
mai, come in questo caso mi sento davvero felice di aver svolto il mio lavoro
egregiamente.
-L’intervento
è andato bene. Abbiamo suturato le lacerazioni interne ed abbiamo fermato
l’emorragia che si dilagava nel bacino. Sembra che non ci siano danni celebrali
e neppure motori. Ovviamente dovrà stare a riposo assoluto per un bel po’ di
tempo ed abbiamo dovuto ingessare un braccio e una gamba, che però nel giro di
un mese guariranno completamente.. – Emmett aveva preso ad accarezzarmi la
testa, sussurrando sempre grazie.
-Possiamo
vederlo? – sorrisi. Immaginavo il loro desiderio.
-Dovete
attendere qualche altro minuto..Le infermiere stanno risvegliando David
dall’anestesia. Poi lo trovate nella camera 115, l’abbiamo messo insieme a una
bambina davvero caruccia.. – a nessuno importava ovviamente..avevano percepito
solo il numero della camera e si stavano avviando. Rimanevamo solo io,
Carlisle, Esme ed Edward, quest’ultimo ancora seduto sul divanetto.
-Bella..non
sappiamo proprio come ringraziarti!
-Carlisle..è
il mio lavoro. La mia gratificazione sarà il suo sorriso quando andrò a
trovarlo..e il fatto che possa abbracciare di nuovo Rosalie ed Emmett..non c’è
regalo più grande! – non dicevo ciò per farmi voler bene..ma perché avevo fatto
di questo insegnamento uno stile di vita.
Li vidi allontanarsi
da noi e farmi chiaro segno di parlare con Edward. Sospirai e mi sedetti di
fianco a lui. Ero più agitata di quando mi sono accorta di dover operare mio
nipote.
però adesso che è capitato
non importa più se sia stata colpa tua o mia
Pov Edward.
E’ qui, di
fianco a me, dopo aver salvato la vita di David e la guardo, mentre si passa
una mano tra i capelli liberati dalla cuffia. E’ ancora più bella di come la
ricordavo. Sono agitato al solo pensiero di averla qui, a fianco a me..ma ora
che ci hanno concesso questa possibilità..vorrei sfruttarla al meglio. E’ che
proprio..le parole non vogliono uscire dalla mia bocca.. per fortuna che c’è
lei, ad iniziare il discorso.
-Come mai
sei a New York? – non avevo detto a Mattew che sarei arrivato un po’ prima del
solito fine mese..perchè volevo fargli una sorpresa per il suo compleanno.
Dopodomani compie sette anni e volevo esserci, desideravo fargli gli auguri di
persona quest’anno. Volevo consegnarli il regalo senza che dovesse aspettare ad
aprirlo o che lo aprisse in ritardo..In questi anni non ho mai preso
l’iniziativa di partecipare, ma quest’anno, qualcosa mi ha detto che dovevo
esserci.
-Volevo
esserci quest’anno.. – dico semplicemente, so che lei sa a cosa mi riferisco e
infatti il suo sguardo dolce me lo conferma. Chissà se ha sotterrato l’ascia di
guerra? Chissà se quello sguardo è sincero, se vuole davvero comunicarmi che le
fa piacere che io sia qui, che sarà bello per Mattew se ci sarò? I dubbi mi
assalgono, come ogni giorno di questi otto lunghi anni, che ho vissuto distante
da lei, da loro. Abbassai lo sguardo, triste e afflitto..No le cose non
sarebbero cambiate. La colpa non era solo sua..era anche mia. Non ero stato
capace di amare mia moglie come meritava, non sono stato un buon marito, non
sono stato capace di parlarle, essere sincero, appoggiarla nelle sue
scelte..ero un fallimento continuo. Alzai lo sguardo su di lei, e la vidi
afflitta, come me. Probabilmente dispiaciuta di essere rimasta qui a parlare
con me.
-Ora..è
meglio se vado.. – tentennai. Non volevo che continuasse questo clima
imbarazzato, noi non siamo mai stati così..e non vorrei dover guardare nei suoi
occhi e rendermi conto che l’amore che provava un tempo è completamente
sparito..preferisco continuare a sognare i suoi occhi innamorati, come quella
sera in cui le ho proposto di sposarmi. Voglio ricordare le sue lacrime quando
ci siamo promessi amore eterno, davanti a un parroco..e sigillato le promesse
con un bacio.
-Non vai da
David? – mi chiede sorpresa. Io scossi la testa.
-Credo non
sia il caso..questo.. – fisso gli occhi nei suoi – non è il mio posto.. – mi è
costato molto dire questo, perché non vorrei crederci, vorrei che non fosse
vero. Ma tutto, di questi anni, mi fa capire quanto siano sensate e veritiere
le mie parole.
-Edward.. –
sussurra e il mio cuore si ferma per un istante. Il mio nome pronunciato da lei
è sempre stata un’emozione per me, la cosa più bella che la sua voce potesse
pronunciare..insieme alle parole “ti amo” che non sento da troppo tempo. Poi un
lampo gli attraversa gli occhi.
-Vuoi..vuoi
vederlo? – So che non si riferisce a David, sa che l’unico mio desiderio è
incontrare Mattew, stare con lui e abbracciarlo stretto a me. I miei occhi
dicono questo e più volte mia madre e mia sorella hanno insistito con lei, per
farmi essere presente nella sua vita. Non mi aspettavo una richiesta così, non
mi aspettavo che lei mi parlasse, che si sedesse di fianco a me e mi
permettesse di vederlo, di stare ancora a contatto con lei e la sua vita. Ma
era successo..e quel giorno mi sentivo l’uomo più fortunato sulla terra, dopo
Emmett!
-Si.. – una
semplice conferma che doveva solo essere detta a parole, perché tutto del mio
corpo dice di si.
-Vado a
cambiarmi..e arrivo.. – era come se non fosse successo niente, come se fossimo
sempre stati lì, a parlare. Questi anni mi sono serviti per metabolizzare, per
capire cosa voglio dalla vita ed una sola cosa è importante..stare vicino a mio
figlio. Non voglio altro..non mi interessano le gratifiche lavorative, i soldi,
le donne che fanno la fila per avermi..voglio solamente poter vedere mio figlio
crescere e spero che Bella me lo permetterà.
Prendo il
trolley e mi avvio, insieme a lei nel parcheggio dipendenti. Non serve che dica
ai miei genitori dove io sia finito..sanno che il primo desiderio che ho quando
vengo qui è stare con Mattew, ed ora che è proprio Isabella a permettermelo,
direttamente..ha un sapore diverso. In macchina regna il silenzio e io non oso
parlare, trattengo il respiro per l’emozione, per la paura, il timore di fare
qualcosa di sbagliato e rovinare tutto, perdere l’opportunità che mi è stata
concessa. Noto con piacere che non ha cambiato appartamento da quando non
stiamo più assieme ed è con gioia che noto il disordine che lo riempie. E’ una
casa vissuta ed è calda, come piace a me. Non sono mai stato maniaco
dell’ordine, forse un po’ della pulizia..ma avere un bambino per casa deve
essere così sfiancante che tutto passa in secondo piano..peccato non aver
vissuto tutto questo.
-Mattew..abbiamo
ospiti, vieni a salutare.. – la voce calda e felice di Bella mi riscalda il
cuore, più di quanto non lo sia già. Non mi aspettavo che fosse così contenta,
probabilmente..era solo per l’intervento riuscito. Si, doveva essere così..non
c’erano altre spiegazioni. Lei non mi amava..lei mi aveva cacciato, non ero io
quello giusto. Ho lasciato la valigia da una parte e sono pronto, inginocchiato
all’ingresso ad accogliere mio figlio tra le braccia. Quando si affaccia alla
porta della camera con lo sguardo scocciato, accompagnato da Charlie il suo
volto si illumina. Prima era stanco e triste, ma appena mi individua un sorriso
enorme gli spunta sul volto..e come ogni volta, quando siamo a casa dei miei
apro le braccia lui corre fino da me e si tuffa in un abbraccio da orso. Mi è
mancato. Mi è mancato immensamente.
-Papà..sei
qui! Mi sei mancato tanto.. – era la prima volta che Charlie e Bella ci
vedevano insieme e ammetto di essere colto da un po’ di imbarazzo..ma tutto
passa in secondo piano ora che ho il mio tartarino tra le braccia. –Sei venuto
prima..che bello!
-Solo per te
tesoro mio..solo per te! – la felicità di mio figlio mi contagia e non posso
fare a meno di sentire gli occhi lucidi. Anche per lui è un passo
avanti..solitamente ci vediamo dai miei e non è la stessa cosa..ma questa casa,
l’ho sempre sentita mia..fin dal primo momento in cui l’ho scelta per la nostra
famiglia ed è bello vedere che dopo tutti questi anni è ancora così.
Charlie ci
saluta, commosso dalla scena, raggiungendo casa sua e lasciandoci un po’ di intimità.
-Ti fermi a
pranzo Edward? – la voce di Bella arriva a ridestarmi da quel momento. Il cuore
oggi avrebbe fatto gli straordinari..non potevo credere alle sue parole. Stavo
per dire che era meglio di no, non volevo disturbare e non volevo tirare troppo
la corda..magari lei lo faceva solo per Mattew ed io..desideravo solo che lo
facesse per noi, per una possibilità. Non riuscivo a guardarla negli occhi,
avevo mio figlio spiaccicato addosso, che non voleva spostarsi di un millimetro
ed io non ne avevo neppure l’intenzione. Mattew si sposta un po’ per guardarmi
in faccia.
-Ti prego
papà, ti prego papà..resta! Ti prego! –La sua preghiera era disperata..aveva
paura che partissi di nuovo..ogni volta era un duro colpo lasciarlo. Ogni volta
che ci salutavamo sulla porta a casa dei miei genitori dovevo essere forte e
non piangere davanti a lui..avevo tutto il tempo in aereo per lasciarmi andare
alla disperazione…ogni, dannata volta.
-D’accordo..resto!
Se non è un problema.. – affermo guardando Bella. Di nuovo i nostri occhi si
incontrano, si scontrano..si incatenano e non si lasciano per un tempo
infinito. Dio che bella che è..ed io sono ancora innamorato di lei.
-Allora
Mattew..fai vedere a Edward la tua camera e poi portalo a lavarsi le mani..le
lasagne sono già pronte!
eravamo quel che tutti sognano quell'amore che i
cantanti cantano
tanto forte, potente, immenso che sembra esagerato e impossibile
con il petto che sembra esplodere
che non serve altro in più per vivere
che potrebbe scomparire l'Universo tranne noi
tranne noi
tanto forte, potente, immenso che sembra esagerato e impossibile
con il petto che sembra esplodere
che non serve altro in più per vivere
che potrebbe scomparire l'Universo tranne noi
tranne noi
Pov Bella.
La mia
richiesta l’ha sorpreso, ma l’ha reso felice, glielo leggo negli occhi. L’avevo
visto fermarsi di colpo, immagino si fosse agitato e preoccupato per la mia
richiesta. Mi sorprendo di come sia ancora leggibile, per me, dopo tutti questi
anni lontani..eppure..eppure sento ancora un amore infinto per lui..come se
fosse quel primo giorno. Scaldo le lasagne e non posso impedire alla mia mente
di volare, fantasticare..su come sarebbe bello averlo qui, con noi a riprendere
in mano le redini della nostra vita e guidare il nostro cammino verso la
felicità e una famiglia unita. Apparecchio la tavola, contenta di poter
finalmente usare tre piatti, tre bicchieri e tre posate..tutto questo..mi era
mancato, forse perché non l’ho mai avuto. Sono ancora presa dai miei pensieri
quando si schiarisce la voce, appoggiato al mobile della cucina. Mattew non è
con lui..e mi sorprendo. Prima, il mio cuore si è tuffato dal cinquantesimo
piano, quando mio figlio è corso incontro a Edward con tanta foga, esultando e
piangendo per la sorpresa che gli aveva fatto. Sono felice di averlo portato a
casa, contenta di avergli dato questa opportunità..per mio figlio farei
qualsiasi cosa..e forse..forse non è solo per lui.
-Vedo che la
casa è rimasta pressoché uguale.. – afferma con le braccia sul petto. Io
annuisco, silenziosa. Non so cosa dire, sono imbarazzata e incapace di dire
qualcosa di sensato ora. – Forse..insomma credo non sia stata una buona idea
restare per pranzo.. – si passa una mano tra i capelli, ora più corti di quando
eravamo insieme..ma ancora belli e attraenti.
-No,
affatto..è una buonissima idea invece. Mattew è davvero felice che tu sia
qui..e questo è l’importante.. – forse non era esattamente quello che volevo
dirgli. Avrei voluto dire che era una buona idea..perchè lo amavo e perché era
giusto così, questo era il suo posto. Ma l’orgoglio, la paura..l’imbarazzo
hanno vinto. I suoi occhi, cambiano di nuovo espressione ed è facile leggergli
dentro curiosità, tristezza e paura.
-E tu..tu
sei felice? – ecco..la domanda che temevo è arrivata. Abbasso lo sguardo sulle
mie mani per poi alzarlo su di lui. Ora o mai più, ora o mai più! La felicità
potrebbe essere raggiunta a breve, la vera essenza dell’amore non ci è mai
stata negata..siamo stati noi ad allontanarla, come due stupidi..entrambi.
Dovevo essere sincera, ero più matura, più sicura dei miei sentimenti, della
mia vita, del mio futuro..e volevo disperatamente che lui ne facesse parte.
-Sono
passati quasi otto anni Edward..e ancora..ancora ti amo come il primo giorno.
Mi chiedo perché io abbia aspettato tutto questo tempo per fare e dire ciò che
sto facendo ora..forse l’orgoglio o la paura..non lo so. So solo che è da sette
anni che vivo in funzione di Mattew..solo per sentirti più vicino e i suoi
occhi, verdi come i tuoi, profondi come i tuoi, mi ricordano ogni giorno, ogni
momento l’errore più grande della mia vita..allontanarti..E ti chiedo scusa..io
– non faccio in tempo a terminare la frase, che due braccia calde, forti,
delicate ma determinate mi stringono forte. Riconoscerei quell’abbraccio tra
mille. Le sue labbra chiudono le mie, in un bacio casto e dolce.
-Edward – mi
esce solamente un sussurro, felice che abbia annullato la distanza tra di noi,
felice che abbia preso l’iniziativa..felice che mi abbia preso di nuovo tra le
sue braccia. Ero felice, il mio cuore aveva iniziato a battere forte..come se
stesse per esplodere, da un momento all’altro.
-Non farmi
andare via Bella..ti prego. Io ho bisogno di voi e non ce la faccio..non senza
di voi ancora..Senza di te, il tuo sorriso, le tue labbra, la tua voce..Senza
poterti abbracciare, stringere, toccare, baciare..E Mattew..è mio figlio e
voglio stargli vicino, voglio andarlo a prendere a scuola, voglio aiutarlo nei
compiti..voglio giocare alla play e rimproverarlo..ho bisogno di voi..vi amo
immensamente..Sono stati gli anni più brutti della mia vita, non so neppure io
come ho fatto a vivere..forse il desiderio, la speranza che un giorno tutto
questo tornasse a fare parte di me..Non ho mai smesso di amarti Bella..e non
posso smettere mai, sei la mia vita.. – non mi accorgo neppure di piangere, fin
quando non sento due dita asciugarmi gli occhi. I suoi occhi, verde intenso,
sono lucidi e anche sulle sue guance c’è il segno di qualche lacrima. Siamo
stati entrambi stupidi, accecati dalla rabbia e dall’orgoglio per tornare
indietro..ed ora..ora abbiamo perso sette anni della nostra vita, di nostro figlio..ma
c’è ancora tempo, siamo ancora in tempo per recuperare.
-Resta
qui..per sempre.. – sento il suo cuore agitarsi ancora di più..ed è forse in
quel momento che i rispettivi cuori si incontrano..ritornando al loro posto..il
mio nel suo petto e il suo nel mio.
I ricordi che sembrano lame
fanno male ma
forse li cerco io
forse li cerco io
per rivivere per ricordare
ogni istante accanto a te
una vita accanto a te
ogni istante accanto a te
una vita accanto a te
Pov Edward.
Avevamo
pranzato insieme, cercando di contenerci di fronte a Mattew che continuava a
raccontarmi ogni cosa gli venisse in mente, dei giorni che non ci eravamo
sentiti. Ero di fronte a lui, Bella seduta a capo tavola, la mia mano
intrecciata alla sua, sotto il tavolo, come se fossimo tornati ragazzini,
felici di quello che avevamo vissuto poco tempo prima..insicuri di dirlo a
Mattew prima di averne parlato. Ma era bello sapere che in quel momento il mio
cervello stava razionalizzando che sarei rimasto..si..quella era la mia casa.
Bella aveva
insistito perché Mattew andasse a fare il sonnellino pomeridiano, e ora eravamo
presi dall’imbarazzo. Entrambi seduti sul divano, incapaci di proferire parola.
Respirai a fondo e mi feci coraggio.
-Devo
chiederti scusa..per tutti questi anni, per non essere stato presente..per non
aver insistito abbastanza, nel modo giusto ad essere al tuo fianco..Per non
aver capito le tue paure..
-Io ti
chiedo scusa..per le parole che ho detto, per come ti ho offeso, ferito,
umiliato..non le pensavo e non era affatto ciò che volevo..Fa..ancora male quando
ci pensi? – era sempre stata così..consapevole dei suoi errori. Annuii
solamente –Non sai quanto mi dispiace.. – la raggiunsi in velocità. Basta
pensarci. Erano passati tanti anni ed ora..avevamo tutto il tempo che volevamo
per parlare e chiederci scusa..ora volevo solo baciarla. Mi avvicinai alla sua
bocca..
-Posso
baciarti? – lei sorrise.
-Mi chiedevo
cosa stessi aspettando.. – non fece in tempo a terminare la frase che le mie
labbra raggiunsero le sue, coinvolgendola in un bacio passionale, urgente,
disperato, bisognoso. Era come tornare indietro nel tempo, quel primo bacio,
quella prima notte insieme..così timorosi ma sicuri di noi stessi..sentivo il
cuore battere nel petto così forte che credevo volesse scappare e saltare, in
giro per la casa. L’accarezzavo, la tenevo stretta al mio corpo, timoroso che
potesse sfuggirmi ancora una volta..I nostri occhi continuavano a far scendere
lacrime di gioia, finalmente.
Non so come,
non so chi ci ha guidati, ma trovammo la via per la camera da letto, identica a
come la ricordavo. Ci siamo amati..ancora una volta, ed è stato come
riscoprirsi..è stato come amarsi la prima volta ma allo stesso era come se ci
conoscessimo da una vita. E’ stato emozionante ed estremamente travolgente.
Ora siamo
qui, sdraiati uno accanto all’altra, bisognosi del silenzio carico di amore che
aleggia nell’aria.
-Ricordami
perché abbiamo aspettato tutti questi anni.. – si lascia sfuggire
sommessamente. Lei appoggiata con la testa sulla mia spalla, le nostre mani
intrecciate, il profumo della sua pelle sudata, comunque buonissimo, mi
stordiva.
-Per essere
veramente pronti ad affrontare tutta la vita assieme.. – le parole mi escono
senza che debba realmente pensarci. Ci eravamo feriti, ma eravamo pronti a
perdonarci..e forse era molto tempo che già l’avevamo fatto.
-Ti amo
Edward..ancora come il primo giorno..ancora come quel giorno su nella terrazza
del dormitorio, come quel giorno in cui ci siamo detti si..
-Ti amo
anch’io..come quel giorno che ti ho vista scendere dal taxi, come quella volta
in cui mi baciasti, come quando hai ceduto alle mie carezze, donandomi tutta te
stessa..
-Staremo
insieme per sempre ora? – la sua voce indecisa e carica di paura mi fece
tendere come una corda di violino. Non volevo sbagliare..non volevo andarmene più
da lei. Mi girai verso di lei sorridendo, ancora un po’ teso.
-Non posso
più fare a meno di te Bella..non posso davvero. Questi anni sono stati
difficili, impossibili..e pensare che dovrei passare un altro giorno senza di
te..mi uccide.. – ero stato sincero e le avevo detto ciò che pensavo..speravo
solo che fosse ciò che voleva sentirsi dire.
In quel
momento la porta venne spalancata da un Mattew preoccupato, che si arrampicò
sul letto, curioso di vederci insieme, nudi coperti dal lenzuolo.
-Mamma, papà..cosa
ci fate qui? – io sorrisi imbarazzato mentre Bella gli fece una carezza.
-E’ la
nostra stanza piccolino..- i suoi occhi piccolini, verdi come i miei,
saettarono veloci nei miei. Era sorpreso, agitato e elettrizzato.
-Rimani qui
con noi papà? – la sua voce stridula, alta, carica di speranza e aspettativa mi
aveva spiazzato..cosa potevo dirgli? Non avevo la forza di dire nulla..solo
annuii. –Oh grazie. Grazie Dio che hai esaudito il mio desiderio..grazie! – si
era tuffato su di me e mi aveva abbracciato, seguito da Bella. Erano entrambi
stesi su di me, due braccia più piccole mi abbracciavano sul collo, mentre
Bella afferrava i miei fianchi. Ormai le lacrime coprivano i nostri volti. Il
nostro piccolino aveva chiesto come regalo che io tornassi a casa…
e il cervello sa che è complicato
ciò che è rotto ormai non si riparerà
però il cuore, sai, me l'ha giurato
sa che un giorno tornerai
sììì
dice presto tornerai
ciò che è rotto ormai non si riparerà
però il cuore, sai, me l'ha giurato
sa che un giorno tornerai
sììì
dice presto tornerai
Pov Bella.
Sapere che
rimarrà, che ora riprenderemo la nostra vita..mi fa felice e mi emoziona. Non
ho mai vissuto veramente in questi anni, senza di lui..nonostante il mio
cervello mi dicesse di essere felice..il mio cuore non lo era. No..perchè gli
mancava il compagno perfetto. Lui è sempre stato perfetto per me..ed ho perso
tanti anni solo per il mio egoismo, orgoglio e per la paura di qualcosa che
avremmo vissuto e superato assieme. Ora..ora sarà diverso. Mattew è stretto tra
me e Edward felice e spensierato, ora che ha ottenuto quello che voleva.
-Come
faremo? – la domanda mi sorge spontanea e nel suo sguardo un po’ di confusione
–Si intendo..con mio padre, con i tuoi..con il lavoro..come faremo? Tu sei a
Chicago.. – mi sembrava d’obbligo la domanda. Avevamo chiarito che volevamo
tornare insieme, di nuovo..ma non sapevo cosa volesse farne del suo
lavoro..dopo tutti questi anni temevo che volesse continuare a lavorare a
Chicago e tornare di tanto in tanto. Non sarei stata in grado di
affrontarlo..non ora che l’ho ritrovato, non ora che desidero ritrovare tutto
il tempo che abbiamo perso.
-Mi farò
trasferire qui..e le nostre famiglie non sono un problema! Io voglio stare con
te Bella..voglio poter fare da padre a Mattew senza dover prendere un volo da
un momento all’altro..farò tutto ciò che posso per tornare qui da voi il prima
possibile.
-E’ una
promessa?
-Consideralo
già fatto..non vi lascerò più..
-Ti amo lo
sai?
-Non c’è
stato giorno, in questi anni..in cui non desiderassi sentire queste parole..Mi
siete mancati infinitamente..ti amo..
-Affronteremo
tutto insieme questa volta, qualsiasi cosa..e ci faremo guidare solo dall’amore
e non dalla paura o dagli istinti..e qualsiasi cosa, ce la diremo..
-E non ci
allontaneremo mai più così tanto..
-E ci
ameremo..come la prima volta.. – parlavamo come se fossimo soli, io e lui.
-E mi
amerete ancora di più? – Mattew si era intromesso del discorso. Io e Edward ci
guardammo..di cose da dire ce n’erano molte..ma in quel momento non c’era nulla
che ci mettesse fretta, che ci facesse affrontare discorsi spinosi o
avvelenati. Volevamo goderci il momento..e poi con calma, da soli..avremmo
parlato, avremmo superato tutto, perché noi eravamo in grado di farlo…Insieme.
Ora..ora avevamo bisogno di tanto amore..uno dall’altra.
-Ti ameremo
sempre molto di più..ogni giorno che passa! – avevo promesso a mio figlio. Edward
mi sorrise.
e saremo quel che tutti sognano quell'amore che i
cantanti cantano
tanto forte, potente, immenso che sembra esagerato e impossibile
con il petto che sembra esplodere
che non serve altro più per vivere che non c'è parola per descrivere
che non ti sceglie e che non si fa scegliere
tanto forte, potente, immenso che sembra esagerato e impossibile
con il petto che sembra esplodere
che non serve altro più per vivere che non c'è parola per descrivere
che non ti sceglie e che non si fa scegliere
Pov Edward.
Eravamo di
nuovo insieme e in quel letto sembrava ci fosse solo amore in quel momento,
tanto di quell’amore da sconvolgere i sensi. Mattew continuava a stringersi tra
noi due, come se avesse bisogno di toccare la realtà di quella situazione, come
se avesse paura che da un momento all’altro si svegliasse dal suo sogno..E
potevo capirlo..erano anche i miei pensieri, le mie paure. Ma Bella mi stringeva
la mano, giocava con i miei capelli e continuava a guardarmi con lo sguardo
sognante. Era bella, infinitamente..e dolce e sensuale e maledettamente
innamorata di me! Il mix perfetto per farmi perdere la testa ancora una volta.
Avrei fatto di tutto..tutto per lei, per mio figlio. Mi sarei organizzato e
sarei tornato a New York il prima possibile..avremmo rinnovato i nostri voti
nuziali..e avremmo vissuto la nostra vita lì..nella nostra casetta..insieme
finalmente!
e saremo quel che tutti cercano
quell'amore che i cantanti cantano
tanto forte, potente, immenso che sembra esagerato e irrealizzabile
e che il petto fa quasi esplodere
senza il quale non si può più vivere
che potrebbe scomparire l'Universo tranne noi
ooooh oooh
tranne noi
quell'amore che i cantanti cantano
tanto forte, potente, immenso che sembra esagerato e irrealizzabile
e che il petto fa quasi esplodere
senza il quale non si può più vivere
che potrebbe scomparire l'Universo tranne noi
ooooh oooh
tranne noi
Pov Bella.
Finalmente..dopo tutto questo tempo mi sento completa. Forse fuori c’è
il temporale o c’è il sole oppure un tornado..non lo so. So solo che ora, in
questo magnifico letto, nella nostra stanza..è tornato ad aleggiare l’amore,
con la A maiuscola. Ora..ora il mio cuore batte ancora per lui e lui lo sa..ora
il suo cuore è qui con me e non lo lascerò andare mai più. Lo amo immensamente
e cerco di dirglielo, di farglielo capire con lo sguardo..e lui ricambia e
sorride. E’ bello..tornare ad essere con la propria metà..era bello sentirsi
amati..completi.
-Ti amo Edward.. – dico piano, non serve urlarlo..quando il suo cuore è
qui vicino a me ad ascoltare. Ho urlato per troppo tempo..più di sette anni,
nella speranza che il mio urlo disperato e interiore, silenzioso, giungesse al
suo cuore e lo portasse qui, da me..per sempre.
-Ti amo Bella..ed ora..è per sempre –
Potrebbe anche scoppiare il finimondo fuori di qui, noi non ce ne
accorgeremmo..l’intero universo potrebbe scomparire..ma noi saremo ancora qui,
ad amarci a prometterci amore, per sempre.
The End
Nessun commento:
Posta un commento