Almeno Stavolta
(La canzone è di Nek)
Anno 2000 – Boston
~Bella
L’ho visto ancora, questa mattina.
L’ho visto ancora forse sto facendo tutte le mattine la stessa strada,
sperando di incrociarlo.
E anche se lo incrocio? Già…cosa cambia?
Questa situazione va avanti così da tre settimane…eppure nulla è stato
modificato.
Lui è di una bellezza mozzafiato.
Lui è qualcosa di sublime.
Ho sentito la sua voce solo perché un giorno parlava al telefono con
qualcuno e passandoci di fianco ho potuto ascoltare.
La voce più bella del pianeta.
La più dolce.
La più sensuale.
La più emozionante.
Quanto vorrei sentire quella voce che pronuncia il mio nome… Un nome che
neppure conosce.
Dalla prima volta che l’ho incrociato sul mio cammino l’ho trovato
perfetto. Perfetto per me.
Avevo perso l’autobus quella mattina, così ho dovuto fare la strada a
piedi e dovevo per forza prendere la scorciatoia che mi ha insegnato mio
fratello Emmett, o sarei arrivata in ritardo. E’ lì che l’ho visto.
Da quella mattina ho dimenticato l’autobus, diventando favorevole al poco
inquinamento e al movimento delle mie povere gambe.
Non ci siamo mai rivolti la parola.
Lui non ha mai incrociato il mio sguardo.
Lui non sa neppure che esisto.
Ed io…non so neppure come si chiama.
~Edward
Mi trovo a dover partire da casa in ritardo per colpa di Alice, la mia
piccola sorellina che frequenta ancora le elementari e che è già donna…donna in
che senso?! E’ perennemente in ritardo!
Tocca a me lasciarla a scuola, perché mamma esce presto per andare a
lavorare e papà solitamente dorme dopo il turno di notte. Solitamente
l’accompagno e poi prendo l’autobus per andare a scuola…ma stamattina credo che
lo perderò.
Chissà come mai…ma da qualche settimana lo faccio accadere pure da solo,
senza rendermene conto.
L’ho vista poco tempo fa.
Credo che lei si sia accorta di me, ma che abbia paura a salutarmi.
Da quella mattina cerco di perdere l’autobus e di camminare a piedi per la
scorciatoia che arriva a scuola.
Le altre mattina non l’avevo mai vista…ma poi…tre settimane fa…tutto è
cambiato.
Ha i capelli castani, lunghi sulle spalle.
Porta solitamente un cappellino di lana, che le sta d’incanto.
Le guance si arrossano sempre, non so se per il freddo o per altro.
Le mani sono protette dai guanti ed al collo una sciarpa pesante le evita
di prendere freddo.
Non è la classica ragazza fighetta che noti al primo colpo d’occhio.
Ma è la ragazza più bella che ho mai visto..nella più disarmante
semplicità.
Prima o poi…le parlerò.
Quando troverò il tempo.
Quando troverò il coraggio.
Anno 2002 – Boston
~Bella
Oggi è l’ultimo giorno in cui vedrò il mio liceo.
Oggi il mio cammino a Boston si interrompe, per spostarsi in un’altra
città.
Oggi è il giorno effettivo in cui dispiego le ali e mi inoltro nel mondo
degli adulti.
Oggi è l’ultimo giorno in cui vedrò il bellissimo ragazzo con gli occhi
verdi, come due gemme preziose.
Mi mancherà.
~Edward
La consegna dei diplomi.
Non l’avrei mai detto, ma mi sento emozionato.
E triste.
E angosciato.
Partirò per il college, lascerò Boston.
Lascerò
quella ragazza meravigliosa, di cui non conosco il nome, che mi ha fatto
desiderare di andare a scuola ogni giorno di questi lunghi due anni.
Mi mancherà.
Anno 2005 – New York
~Bella
Ci devo credere? Devo davvero credere che lui sia al mio stesso college?
Devo credere che dopo tutto questo tempo…io mi sia accorta di lui solo
ora, che è qui nella mia stessa mensa e mangia ad un tavolo poco distante dal
mio?
E perché mi guarda con quegli occhi che dicono “ehi..io ti conosco!” ?
Non ci capisco più nulla…sono frastornata.
~Edward
E così mi sono trasferito al college di New York per stare più vicino alla
mia famiglia.
Si sono trasferiti da Boston due anni fa, papà ha ricevuto un’offerta da
una clinica e non ha potuto rifiutare. Mamma era contenta. Alice estasiata. Io
ho deciso che avrei chiesto il trasferimento, da San Francisco, per stare con
loro, mi mancavano troppo.
E quando arrivo, scopro che lei è nella mia stessa facoltà addirittura.
Giurisprudenza. E’ fantastico.
Non la vedevo da tre anni.
E’ ancora più bella.
E mi guarda, consapevole che sia io…e si domanderà “E’ mai possibile?!”
Anno 2009 – New York.
~Edward
Se non ti vuoi fidare,
almeno ascoltami,
di rimanermi ostile
non serve a te
ne a me
almeno ascoltami,
di rimanermi ostile
non serve a te
ne a me
-Bella…per
favore…smetti di fare l’albero di Natale e ascoltami… - non ce la facevo più. Erano
mesi ormai che andavamo avanti a litigare e basta. Litigare, discutere, urlare.
Avevo perennemente mal di testa, ero sempre più frustrato e desideravo stare
fuori casa, invece che con lei.
-Edward..tra
poco arriveranno i tuoi per cena, vorrei concludere gli addobbi, se per te non
è troppo impegnativo.. – la sua voce ostile mi faceva incazzare. Cercavo sempre
di parlare con lei con toni pacati e calmi, per non farla agitare…soprattutto
nella sua situazione, ma lei mi ignorava o mi rispondeva acidamente.
-Mi vuoi
spiegare il motivo per cui adesso è tanto importante addobbare la casa, quando
fino a ieri non ti interessava assolutamente nulla? – mi avvicinai, mentre
stava sulla scala per arrivare più in alto. Lo sapeva che non doveva essere da
sola, eppure…eppure cercava di farmi impazzire arrangiandosi.
-Perché mi
hai fatto notare che sarebbe stata più bella, un Natale più gioioso, come se
davvero potesse esserci con me in queste condizioni…. – sbuffò e poi continuò
–Ed io non voglio fare brutta figura con i tuoi genitori. Quindi ora levati di
torno e vai a controllare l’arrosto.
-Sei pazza
se pensi che ti lascio qui, su questa scala da sola… - mi avvicinai, in modo da
trovarmi sotto di lei, se fosse caduta l’avrei presa al volo.
-Mamma mia
quanto rompi! – borbottò tra sé, ma io la sentii bene.
-Bene fai
quel che vuoi…tanto per te conta sempre e solo quello che vuoi tu no?! – e alla
fine alzavamo sempre la voce. –Non ti interessa sapere quello che penso, non ti
interessa sapere come sto o come mi sento…a te non te ne frega nulla del fatto
che sono preoccupato da morire in ogni istante della mia giornata. Non ti può
importare di meno che io abbia l’ansia quando sali le scale, quando ti chiudi
in bagno da sola, quando prendi la macchina. Impazzisco..ma sei egoista e non
te ne frega nulla! Mai…di nessuno! Neppure della creatura che porti in grembo!
– mi ero allontanato e avevo cominciato a gesticolare e urlare, e ripetere
sempre le stesse parole.
-La pensi
così?! Bene..allora forse non dovremmo continuare a star qui insieme..forse la
convivenza è stato un errore…e di sicuro questo figlio è l’errore più grande
della mia vita! – scese dalla scala fregandosene che stesse per inciampare e
cadere e la rimise a posto, lasciando l’albero incompleto e tutti gli scatoloni
in mezzo alla sala. Si chiuse in camera e non ci fu verso di farla uscire da
lì.
Ogni
volta…come sempre.
Cercai di
mettere a posto, come potevo, e spostai l’albero nell’angolo, in modo che non
desse fastidio. Dopo poco arrivarono i miei genitori, con Alice a seguito, la
quale mi saltò in braccio felicissima.
-Dov’è
Bella?! – chiese subito mia madre. Scossi la testa sospirando e andando a
tirare fuori l’arrosto dal forno.
-Non credo
che ci raggiungerà per cena. Si è chiusa in camera.
-Le cose
come vanno tra di voi? – mi domandò mio padre e quando alzai gli occhi su Alice
notai il suo dispiacere. Lei diceva che eravamo come i personaggi delle favole,
o dei cartoni Disney. Ci eravamo trovati dopo tanto tempo che ci giravamo
attorno e non potevamo che avere una storia assolutamente fantastica. Peccato
che le cose non erano andate proprio così.
Dopo pochi
mesi che stavamo insieme, Bella scoprì di essere epilettica e il medico le
consigliò di non stare a casa da sola almeno all’inizio. Pensavamo di essere
forti e invincibili e abbiamo iniziato la convivenza un anno fa quasi. Ha avuto
solo una volta una crisi quando abbiamo traslocato e per fortuna era seduta
sulla sedia della cucina. Ci eravamo informati, prendeva le medicine con
regolarità..ma non ascoltava i consigli di nessuno.
Lavorava
allo studio quasi nove ore al giorno, perché era ancora un’apprendista e non
voleva saperne di diminuire lo stress. In più era maniaca della pulizia e in
casa doveva per forza risplendere tutto, quindi non contenta delle sue ore lavorative,
quando tornava prendeva in mano lo straccio e iniziava a pulire. Era una cosa
senza eguali. Era come se facesse di tutto per stancarsi sempre di più.
Ma avevamo
trovato un certo equilibrio. Lei non chiudeva mai le porte a chiave, io cercavo
di non tenere il volume della tv troppo alto, per sentire ogni più singolo
rumore. Lei aveva promesso che non saliva mai le scale da sola, io cercavo di
essere in ogni dove con lei, per controllarla. Ero diventato paranoico
ossessivo. Avevo paura che le succedesse di tutto.
Ma forse…la
paura più grande era che non mi amasse abbastanza.
In questo
tempo non ci siamo mai detti “ti amo” e non so per quale motivo. Ci era solo
sembrato naturale vivere assieme, per favorire lei.. e perché stavamo insieme,
ci piaceva essere a contatto ventiquattrore su ventiquattro. Ma l’amore?
Ah…l’amore dove stava? Nei suoi occhi vedevo solo rabbia ultimamente.
Precisamente
dal giorno che ha scoperto di essere incinta.
Usavamo
sempre delle precauzioni, ma forse con i farmaci dell’epilessia la pillola
contrastava e l’effetto non è stato garantito. Per cui…ora era di cinque mesi.
Io amavo
quella creatura più della mia stessa vita, forse più di quanto amo lei.
Lei
invece….l’ha sempre considerato un errore.
Non so
perché. Ma quel giorno, quando scoprì di aspettare un bambino divenne paonazza
e non voleva crederci. Le chiesi se aveva paura e lei rispose di no, le chiesi
se c’era qualche problema e disse solo che non era il momento giusto, che con
lei non lo sarebbe mai stato. Pensai anche che non volesse figli, ma che per
senso morale non volesse neppure abortire. Così non ne avevamo più parlato, in
una muta richiesta di entrambi. Fino a quando però le parole ci scappano e
finiamo a urlare come stasera e a rinfacciarci addosso le cose più brutte.
Io amo quel
figlio.
Lo voglio
con tutto me stesso.
E lei..non è
più la persona che ho conosciuto e di cui mi sono innamorato.
-Male
papà…le cose vanno di male in peggio. Ora se volete scusarmi, vado a vedere se
Bella vuole mangiare con noi…o le devo mettere da parte la cena.. – parlai a
voce bassa, e li lasciai in cucina, sapendo che avrebbero fatto come a casa
loro.
Bussai
piano.
-Bella…? –
provai ma da dentro nessuna risposta. Bussai ancora. Nessuna risposta. Sapeva
che mi preoccupavo, perché cazzo doveva far finta di nulla?! Si era pure chiusa
a chiave, dannazione! –Senti… - dovevo mantenere la calma e non scoppiare. –Non
voglio entrare…non voglio parlare se a te non va…solo..mi fai sapere se stai
bene? – non so cosa la fece reagire, ma a quel punto sentii la chiave girare
nella toppa e aprii piano la porta, solo uno spiraglio. –Grazie… - dissi appena
sottovoce. –I miei sono arrivati e..volevo sapere se ti andasse di raggiungerci
a cena o…preferisci che te la metto da parte? – sbagliavamo entrambi, ma a me
passava subito.
-Entra per
favore.. – feci come mi aveva chiesto e aspettai.
non ti voglio interrogare
rinfacciarti quel che fai
io piuttosto sto cercando
chi eravamo noi
rinfacciarti quel che fai
io piuttosto sto cercando
chi eravamo noi
-Mi dispiace
per prima..sono stata burbera e cattiva. – mi sedetti sul letto e aspettai che
continuasse, mentre lei stava seduta sulla moquette. Litigavamo ma poi
chiarivamo sempre, quasi subito. –E insensibile…quello lo sono sempre, hai
ragione.. ma…tu non puoi capire come mi sento. – vidi una lacrima attraversarle
il volto e fui in ginocchio da lei nell’immediato.
-Ehi..piccola..va
tutto bene. E’ normale che tu sia stressata.. – lei scosse la testa.
-Mi sento…mi
sento male Edward..Mi sento come se non fossi in grado di badare a me stessa.
Mi sento come se mi mancasse qualcosa, come se fossi incapace di fare qualcosa
di buono nella vita. Come posso dare alla luce un figlio e prendermi cura di
lui…se non sono capace neppure di farlo con me stessa? Dimmi…dimmi come faccio?
Chi ti assicura che resisterò al parto? Chi ti assicura che vivrò per poterlo
stringere tra le braccia? Chi ti assicura che non mi capiterà nulla quando lo
terrò tra le braccia? Chi…dimmi chi mi assicura che non gli farò mai del male?
– ero rimasto shockato da quelle parole. Da quanto se le portava dentro?
-Bella.. –
le accarezzai la guancia dolcemente, raccogliendo un po’ delle sue lacrime.
-No
Edward…no. Bella nulla. Hai ragione, faccio di tutto per sentirmi normale..ma
non lo sono. E sto portando avanti una gravidanza che non si sa come andrà a
finire. Come posso pensare di essere una buona madre..se prima non sono una
buona persona?
-Smettila..
basta… - provai a farla smettere, ma era impossibile, si stava sfogando e
forse…avrei fatto meglio a lasciarla fare.
-Ti rendi
conto? Ti rendi conto che in due anni siamo andati fuori a cena una volta sola,
prima di scoprire la mia malattia…non mi hai più portata al cinema, non siamo
andati a fare le nostre solite passeggiate..non posso neppure andare in
montagna, ma non mi hai portato al mare perché faceva troppo caldo. Abbiamo
passato l’ultimo anno chiusi qui dentro, senza andare davvero avanti con le
nostre vite. Come possiamo credere di crescere un figlio Edward? Come…se il
nostro rapporto sta andando a rotoli? Lo so che tu ti senti responsabile in
qualche modo, che vuoi proteggermi e che vuoi restarmi accanto per tuo
figlio..ma non lo fare. Non voglio un rapporto basato solo su questo. Ho
bisogno di affetto..di attenzioni, di continuare ad avere una vita
normale..fino al mio limite. Non ho intenzione di superarlo..ma tu non mi fai
fare nulla. Non ti chiudere a chiave, non andare in macchina, non passeggiare
da sola..addirittura non dovrei lavorare. Mi hai impedito di vivere. Ed io non
ce la faccio.
Aveva
ragione. Aveva dannatamente ragione.
-E lo so che
non devo salire sulle scale da sola, ma so anche che tu ci sei sempre dietro di
me..e so che sei pronto a prendermi. E so che non devo lavorare troppo perché
mi stresso, è per questo che mi prendo una pausa ogni ora, per respirare aria
pulita e bermi qualcosa che mi faccia stare calma..Lo so che non devo chiudermi
la porta del bagno a chiave e non devo ascoltare la musica, è per questo che
quando faccio la doccia e tu sei in salotto e sento abbassare la tv abbasso lo
stereo e faccio il prima possibile. Le so queste cose. Come so che ti devo
avvisare quando parto e quando arrivo con l’auto. Come so che non devo fare le
scale da sola, non devo salire in ascensore da sola..lo so. E lo faccio
dannazione. Ma tu stai sempre lì a ricordarmi che sono sbagliata. Non voglio che
sia così. Non ho bisogno di un arbitro, di un dottore in più che mi dica quello
che non posso fare ogni secondo della mia vita. – i suoi occhi erano
completamente inondati di lacrime.
Sapevo che
aveva ragione, ma non l’avevo mai vista dalla sua parte.
-E’ quasi
Natale Edward..Vorrei tanto giocare con la neve, correre per un pochino e
rischiare di scivolare, sapendo che mi prenderai. Vorrei divertirmi, senza
rischiare di sentirmi inadeguata e facendo attenzione a quello che faccio.
Vorrei bere la cioccolata calda con la panna e cantare le canzoncine stando
sveglia fino a tardi, sul divano, anche se il giorno dopo abbiamo una giornata
faticosa. Voglio andare per negozi e stancarmi per acquistare i regali. Voglio
essere normale Edward. E tu…tu non mi fai sentire normale..e soprattutto…ho
voglia di sentirmi amata.
-Bella.. –
mormorai a voce bassissima avvicinandomi e baciandola dolcemente. Lei voleva
sentirsi amata? L’amavo tantissimo…solo che non gliel’avevo mai detto.
almeno stavolta
almeno ascolta
-Bella…mi
dispiace. Mi dispiace così tanto avere urlato con te. Ma non perché ti stressi
o perché ti agiti e non va bene..no. Solo ora capisco che hai perfettamente
ragione. Cercherò di non comportarmi più in modo così ossessivo. E’ solo che…mi
preoccupo per te. Mi preoccupo tantissimo per te. – guardarla negli occhi
mentre parlavo era un’impresa impossibile, perché erano lucidi anche i miei.
–Ma lo so che sei responsabile e che fai tutto con intelligenza e sicurezza,
devo solo smetterla di fare l’asfissiante e lasciarti vivere tranquilla…ho solo
paura che ti succeda qualcosa. Puoi perdonarmi?
-Si..si ti
perdono.. – prese a piangere. –Dio Edward..tu non hai idea di quanto ti amo. E
non te l’ho mai detto per paura che fuggissi, ma non ce la faccio più a tenermelo
dentro. Ti amo..ti amo tanto. – le mani che le incorniciavano il viso presero a
tremare. –Non scappare ti prego. Lo so che…lo so che è difficile e se vuoi non
te lo ripeterò più solo..non scappare.
-Amore
mio…perché non mi hai mai detto nulla di tutto questo? Perché ti sei tenuta
dentro questa tristezza e questo fardello per così tanto? – la strinsi forte a
me e le baciai la testa. –Non scappo..non scappo perché ti amo anche io..ti amo
da impazzire. – le dissi sincero, lei scoppiò a piangere più forte e alzò la
testa per guardarmi. Provò a parlare ma le lacrime glielo impedivano, si stava
agitando troppo. –Ehi…Ehi piccola..calmati.. – le accarezzavo la schiena e i
capelli. –Shh..calmati. Non ti fa bene agitarti così..e soprattutto per questo.
Non scappo..cercherò di non assillarti più..ma tu cerca di non emozionarti
così..o mi fai preoccupare, d’accordo? – lei ancora con il volto in lacrime
annuì convinta.
almeno stavolta
col coraggio di guardarci in faccia
ridammi l'effetto di un battito nel petto
col coraggio di guardarci in faccia
ridammi l'effetto di un battito nel petto
-Sarai una
madre fantastica. I nostri figli di ameranno più che possono ed io ancora di
più. Ti occuperai di loro, lavorerai..pulirai la casa e ogni sera preparerai la
cena per tutti. Saremo felici e anche se litigheremo faremo pace. Sono qui.. –
appoggiò di nuovo la testa sul mio petto e cercò di calmarsi.
-Sono una
cretina. Se ti avessi parlato prima a questo punto saremmo di là con i tuoi a
mangiare e ridere spensierati. E invece guarda…Ho combinato un casino di
dimensioni cosmiche e…Edward..lo voglio questo figlio. Lo voglio con tutta me
stessa. Ho solo paura..e la paura è una brutta bestia. Non è stato un
errore..mi dispiace quello che ho detto prima. Non lo pensavo. Ero…arrabbiata e
frustrata. – sorrisi tra me e me.
-Lo so
amore..lo so. Ed a me dispiace averti detto che sei menefreghista e
insensibile..e mi dispiace anche non aver capito prima che ti tenevi tutto
dentro.. mi dispiace. – sussurrai.
-Anche a
me..perchè ci siamo rovinati cinque mesi meravigliosi…
sara' che siamo stanchi,
sara' il carattere
la lista dei difetti
l'hai fatta tu
io mai
-Vedrai..d’ora
in poi sarà più bello e…recupereremo con il prossimo figlio! – provai a
scherzare e sentii il suo corpo rilassarsi e il suo volto sorridere. –Sarai
meravigliosa..tu sei meravigliosa. E se anni fa mi avessero detto che saremmo
finiti così…io e te a convivere con un figlio in arrivo…beh..io non ci avrei
mai creduto ma sarei stato felicissimo…ora però lo sono di più, perché è tutto
reale. – la strinsi di più.
-Oh
Edward…non è solo questo..io..sono malata. Ti sei preso una malata in casa..ti
rendi conto?
-Smettila di
dire così. Tu sei speciale, meravigliosa, bellissima, sexy…e allegra, focosa,
ostile, peperina…sei mille cose. Ed anche se sei malata…anche se c’è questo che
ti impedisce di essere come tutte le altre persone..beh sappi che ti amo ancora
di più per questo. Perché sei unica. Non è un problema per me, ti amo e starei
con te tutta la vita. L’epilessia la viviamo in due. Non sei sola..non ti
lascerò mai sola. – cercavo di farle capire che lei era tutto quello che
volevo, che mi serviva per essere felice, ma forse non ero bravo abbastanza.
ora smetti di pensare
a un problema che non c'e'
e dammi il tempo di inchiodare
tutti i tuoi perche'
almeno stavolta
almeno ascolta
-Dici che i
tuoi sono arrabbiati con me perché ti ho fatto star male in questi mesi? Perché
ho fatto credere che non voglio il nostro bambino? – era la prima volta che ne
parlava così. Nostro. Che bella sensazione. Bellissima…meravigliosa sensazione.
Alzai il suo volto con le mie mani e lo posizionai a poca distanza dal mio.
-Non sono
arrabbiati, ma preoccupati. Ti vogliono bene..e io ti amo. Ti amo alla follia.
Ed è bellissimo sapere che NOSTRO figlio cresce dentro di te…è la cosa migliore
del mondo.. – la baciai con tutta la dolcezza che potevo avere e dare in quel
momento. Mi sentivo stordito, ma immensamente felice.
almeno stavolta col coraggio di guardarci in faccia
ridammi l'effetto
di un battito nel petto
ridammi l'effetto
di un battito nel petto
Ci alzammo da
terra e dopo esserci ricomposti entrambi uscimmo dalla stanza, raggiungendo i
miei in cucina. Mia madre e mio padre avevano pensato a tagliare l’arrosto,
aprire la bottiglia di vino e sistemare l’insalata nei piatti. Alice stava
sistemando un piccolo pacchetto regalo sulla sedia di Bella. Erano venuti
spesso a cena da noi, per evitare di far spostare Bella e che si affaticasse,
cucinava un arrosto meraviglioso e per il dolce ci metteva una passione
infinita. Le piaceva stare ai fornelli, diceva che la rilassava ed anche se
doveva stare all’in piedi tutto il tempo..la lasciavo fare. Da oggi, l’avrei
fatta cucinare anche tutto il giorno, se preferiva.
Quando ci
videro ci sorrisero e corsero a salutare la mia Bella, abbracciandola senza
stringerla troppo. Dopo le prime domande di routine ci sedemmo a tavola e
mangiammo in allegria. La tensione di poco prima completamente gettata dalla
finestra. Ed io mi sentivo realizzato.
-Bella lo
apri il mio regalo?! – Alice sembrava elettrizzata e non stava ferma un
secondo. Quando l’aveva conosciuta, dopo aver saputo tutta la storia, si era
innamorata anche lei, della mia piccola Bella. Lei annuii e prese in mano il
pacchetto scartandolo. Vi trovò dentro un ciuccio con la catenella attaccata e
la mollettina per attaccarlo alla tutina. Era una nuvoletta con un angioletto.
–Lo so che è un po’ presto e che forse non avrete voglia di fargli prendere il
vizio del ciuccio, ma mamma mi diceva sempre che quando è nato Edward l’unico
modo per fargli smettere di piangere era dargli quell’aggeggio… - sorrise
imbarazzata mia sorella.
-Ehi..e tu
allora che non smettevi neppure con quello?! – la presi in giro e lei mi fece
la linguaccia.
-E’…meraviglioso.
Grazie! – cacciò via la lacrima dagli occhi e sorrise abbracciando Alice. –E’
davvero la cosa più bella che tu potessi regalarmi. E’..emozionante. – e così,
se i miei pensavano che non volesse il bambino, ora avevano tutta la certezza del
contrario, dal momento in cui si prese ad accarezzare la pancia con felicità.
E in quel
momento però…mi venne in mente una cosa.
-Bella…io… -
lei mi guardava con apprensione e non volevo farla agitare. –Aspettatemi
qui..arrivo subito. – corsi in camera a cercare quel ricordo di tanti anni fa,
che portavo ancora con me. Era una scemenza, una vera e propria schifezza..ma
era l’unica cosa che volevo in questo momento. Forse.
Ma dove si
era cacciata?! Ero sicuro di averla lasciata proprio dentro il comò con i documenti.
Uff… cercavo ma non trovavo. Finchè tastai la palla di plastica e sorrisi
chiudendo tutto e tornando di là. Mi guardavano confusi e preoccupati. Presi la
sedia di fianco alla sua e mi portai di fronte a lei.
-Lo so..non
è il massimo, non ne abbiamo mai parlato e dovremo aspettare un sacco. E so che
è affrettato e forse anche stupido farlo proprio stasera. Ma ti amo. Ti amo da
morire Bella. E non c’è altro che desidero al mondo se non stare sempre con te.
Sempre. Ogni secondo della mia vita, ogni giorno, ogni anno. Non importa se
dovremo fare le vacanze al mare ed evitare la montagna, non importa se non
potremo prendere tutti gli aerei che vogliamo, non importa se devo sempre
controllare che tu non cada dalle scale. Lo farò, perché ti amo da morire. Non
ho comprato un anello perché non sapevo di chiedertelo..ti ho guardata stasera
ed ho capito che non c’è altro che desidero. E quindi..ripiego su questo.. –
aprii la pallina e gli mostrai l’anellino di plexiglass blu e trasparente, un
semplice cerchietto con una margherita disegnata a lato. –Risale al tempo del
liceo, volevo far finta di perderlo quando ci saremmo incontrati lungo il
percorso, desideravo che l’avessi..ma non l’ho mai fatto, per paura che non te
ne accorgessi e che lo lasciassi lì. Ed ora…beh lo uso per questo scopo. – Mio
padre si mise a ridere mentre mia madre ed Alice avevano gli occhi lucidi.
–Vuoi sposarmi Bella Swan?!
sono qui, questa notte
dietro a un si'
che non parte
-Oddio!
Edward..sei pazzo?! – era completamente allibita dalla mia proposta. E a dire
la verità lo ero anch’io. Era tutto così…tutto così improvvisato. Forse avevo
fatto schifo. Forse dovevo portarla fuori a cena..forse avrei dovuto
organizzarle qualcosa di romantico, a lume di candela, fiori profumati,
ristorante italiano, perché lei adora la cucina italiana. Avrei dovuto portarla
a fare una passeggiata, di sera, con le fiaccole che ci circondano al parco e
inginocchiarmi di fronte ad una fontana. E invece avevo fatto la dichiarazione
più brutta nella storia delle dichiarazioni, con un anello di plastica comprato
al liceo ai distributori. Facevo pietà!
-Bella che
aspetti! – la esortò Alice ed io sorrisi. Mi guardava come se fossi sceso da
Marte.
-Ma..dici
sul serio? Cioè…non mi prendi in giro? – solo lei poteva pensare una cosa del
genere. Scossi la testa e le presi la mano sinistra tra le mie.
almeno stavolta
con la voglia di guardarsi in faccia
sperando che un'ora
ti dia voglia di ridarti ancora
e così non so come
griderai il mio nome
-Non ti
prendo in giro. Ti amo…e voglio sposarti. Voglio passare il resto della mia
vita con te! Provvederò a comprarti un anello migliore, ad organizzare una cena
al ristorante italiano che preferisci…una romanticheria dietro l’altra. Te lo
prometto. E ti prometto che mi impegnerò a lasciarti libera di vivere e non
opprimerti, ti prometto che ti sentirai normale e che saremo felici. Che sarai
una madre fantastica. E che ti amerò sempre ogni giorno di più…ora però..di
qualcosa tu perché non so che dire e…credo mi andrà via la voce! – provai a
scherzare ma il risultato fu una risata di mio padre e un:
-EDWARD!! –
collettivo, urlato dalle mie tre donne.
-Allora?! –
chiesi guardandola negli occhi. Lei si girò a guardare la mia famiglia e sorridere
loro. Poi si giro verso di me.
se non ti vuoi fidare
almeno ascoltami
di rimanermi ostile
non serve a te
ne a me..
almeno ascoltami
di rimanermi ostile
non serve a te
ne a me..
-Si..Dio si!
Si…sposiamoci! – sorrisi e l’abbracciai stretta, affondando il volto tra i suoi
capelli. Non volevo stringere troppo ma sapevo che mi era impossibile dato la
felicità. La mia famiglia urlò di felicità ed Alice si alzò saltellando e
gridacchiando. Non li osservai, ma era facile sentirli…Finchè non fui
completamente risucchiato da Bella. Mi staccai solo per poggiare le labbra
sulle sue, in un bacio che sapeva d’amore, rispetto, libertà e complicità.
-Almeno
stavolta la lite la ricorderò con un sorriso.. – mi disse quando ci staccammo
ed io non potei fare a meno di baciarla ancora.
-Litigheremo
spesso..anche ogni giorno. Ma ci troveremo sempre a far pace. Ed ogni volta ti
prometto…ti amerò di più.
The end
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